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Gazzettino – Con i patteggiamenti recuperati 4 milioni

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

8

ago

2014

Mantenuta la promessa di sette indagati dopo aver concordato la pena con i magistrati. Restano sequestrati beni per circa ottanta milioni

Con i patteggiamenti recuperati 4 milioni

L’inchiesta sul “sistema Mose” ha già fatto incassare allo Stato oltre 4 milioni di euro. A tanto ammontano le somme che i primi indagati si sono impegnati a versare contestualmente al patteggiamento della pena detentiva concordata tra i rappresentanti della difesa e i magistrati della Procura. Il calcolo è ovviamente provvisorio: negli ultimi giorni molti altri indagati hanno preso contatti con la pubblica accusa, per tramite dei rispettivi legali, con l’obiettivo di verificare la possibilità di uscire dall’inchiesta con un patteggiamento, e sono in corso febbrili trattative. Il nodo principale da sciogliere non è tanto quello della pena detentiva – in gran parte dei casi contenuta entro i limiti della sospensione condizionale – quanto l’ammontare delle somme che ciascun indagato dovrà versare al Fondo unico della giustizia, a titolo di restituzione della quota di sua competenza delle “mazzette” o delle false fatturazioni che gli vengono contestate. Senza restituzione del cosiddetto “prezzo” del delitto, la Procura non è disponibile, infatti, a scendere a patti.
Finora hanno concordato il patteggiamento gli imprenditori Mario e Stefano Boscolo Bacheto della Cooperativa San Martino (a due anni di reclusione ciascuno), i quali hanno già versato quasi 700mila euro; e Gianfranco Boscolo Condadin della Nuova Coedmar (due anni e 700 mila euro). L’ex presidente del Magistrato alle acque di Venezia, Patrizio Cuccioletta, si è detto disponibile a patteggiare 2 anni (e a pagare 800mila euro); stessa pena concordata dalla coordinatrice della progettazione del Mose per il Consorzio Venezia Nuova, Maria Teresa Brotto, per la quale il “prezzo” del reato è stato quantificato dai pm in 600mila euro, somma che potrebbe esserle confiscata quando la sentenza diventerà definitiva (anche se l’ingegnere non ha materialmente mai incassato alcuna tangente: gli viene contestato “solo” il concorso con le corruzioni commesse dall’allora presidente del Cvn, Giovanni Mazzacurati). E ancora: l’imprenditore svizzero Cristiano Cortella, accusato di essere l’ideatore del meccanismo delle false fatturazioni della Mantovani – ha concordato un patteggiamento di 1 anno e 3 mesi (e 100mila euro da restituire); l’imprenditore di Cavarzere delle coop rosse, Franco Morbiolo, ex presidente del Coveco, 1 anno (e 19 mila euro, ciò che aveva nel conto corrente al momento dell’arresto); mentre per l’ex consigliere regionale del Pd, Giampietro Marchese la pena è stata definita in 11 mesi (e possibile successiva confisca di una somma pari ai finanziamenti illeciti chi gli vengono contestati).
Per altri indagati le somme che la Procura chiede loro di versare sono superiori al milione di euro: è per questo motivo che le trattative per alcuni patteggiamenti proposti dalla difesa si sono fermate, o quantomeno hanno rallentato i tempi di definizione.
Al momento degli arresti, lo scorso giugno, la Procura ha ottenuto sequestri per un ammontare complessivo fino ad 80 milioni di euro e i beni “congelati” ai vari indagati serviranno a garantire che, in caso di condanna, lo Stato possa incassare almeno una parte delle somme che dovranno essere restituite a titolo di “prezzo” del reato.

 

CAMERA – Galan, stop ai rimborsi

ROMA – L’ufficio di presidenza della Camera ha sospeso l’erogazione di tutte le somme dovute a titolo di rimborso, nessuna esclusa, legate all’esercizio del mandato parlamentare, nei confronti di Giancarlo Galan (FI) da quando l’Assemblea ne ha concesso l’arresto.

 

CIPE – Niente 400 milioni. A rischio i lavori

Niente stanziamento di 400 milioni all’ordine del giorno della seduta del Cipe, ieri. Ed è stato gelo al Consorzio Venezia Nuova. L’«assenza» di questo punto rischia di mettere in crisi il completamento del sistema Mose entro il 2016.

 

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