Segui @OpzioneZero Gli aggiornamenti principali anche su Facebook e Twitter. Clicca su "Mi piace" o "Segui".

Questo sito utilizza cookie di profilazione, propri o di terze parti per rendere migliore l'esperienza d'uso degli utenti. Continuando la navigazione acconsenti all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni cliccare qui

Nuova Venezia – Mose, lo Stato recupera gia’ 2,5 milioni

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

8

ago

2014

Restituiscono i soldi i Boscolo, Cuccioletta, Cortella e Morbiolo. Maria Brotto torna al lavoro e i colleghi in mensa si alzano

VENEZIA – Moneta sonante nelle casse dell’Erario.Sono2,5 i milioni di euro già assicurati alle casse del ministero, versati sul Fondo Unico Giustizia presso Equitalia da sei indagati dell’inchiesta “Tangenti Mose”, come precondizione posta dai pm Stefano Ancilotto, Stefano Buccini e Paola Tonini per concedere il nullaosta al patteggiamento della loro pena. Tra i soldi messi in cassa allo Stato dagli accusati di concorso in corruzione – euro più, euro meno – ci sono i 676 mila euro versati Stefano e Mario Boscolo “Bacheto”, i 700 mila euro di Piergiorgio Boscolo “Contadin” (imprenditori chioggiotti che hanno partecipato al sistema di false fatturazioni che foraggiava i fondi neri del Consorzio, in cambio di appalti), gli 800 mila euro pagati da Patrizio Cuccioletta (l’ex Magistrato alle Acque che ha confessato di essere a libro paga di Giovanni Mazzacurati e del Consorzio per agevolare pratiche e collaudi), i 100 mila euro pagati da Cristiano Cortella, consulente svizzero di Piergiorgio Baita e della Mantovani e accusato di aver ideato un sistema per evadere le imposte attraverso sovrafatturazioni di una società canadese. Poi le “briciole” dei 19 mila euro versati da Franco Morbiolo, presidente del Consorzio Coveco. Si tratta del corrispettivo delle “mazzette” contestate, con relativa imposta evasa, a saldo del danno provocato all’Erario, dal momento che erano pagate con i soldi pubblici, che il Consorzio Venezia Nuova incassava dallo Stato a fronte di spese in realtà mai sostenute. A questi milioni – una volta che le sentenze di patteggiamento (sulle quali dovrà esprimersi il giudice Vicinanza) saranno definitive – la Procura conta di aggiungere i proventi delle confische, come 600 mila euro dell’ingegnere del Consorzio Venezia Nuova Maria Brotto (che tangenti non ne ha pagate, ma era addentro al sistema: nei giorni scorsi è tornata al lavoro, contestata da alcuni dipendenti che si sono alzati quando lei si è presentata a pranzo in mensa) o i 150 mila euro di finanziamento illecito ai partiti per l’ex consigliere regionale pd Giampietro Marchese. Soldi insieme a pene, variabili tra gli 11 mesi (Marchese) e i 2 anni (Boscolo e Brotto). Era già avvenuto con Mantovani che ha già versato all’erario 3 milioni di euro di imposte evase dal suo ex presidente Piergiorgio Baita, con i fondi neri. La Procura ha, invece, al momento respinto altre richieste di patteggiamento, ritenute non congrue – anche in relazione ai “danari” da restituire – come quella avanzata dai legali dell’imprenditore Stefano Tomarelli, già nella “cupola” del Consorzio Venezia Nuova. In questi giorni, i legali di un altro uomo forte del Cvn – l’imprenditore romano Alessandro Mazzi – stanno cercando di ottenere dalla Procura il nullaosta per permettere a un notaio di incontrare l’imprenditore in carcere e cedere per 5 anni le quote societarie a una persona di fiducia: bisognerà vedere se questo sarà sufficiente a garantirgli la disponibilità dei pm al patteggiamento perché Mazzi – uomo vicino a Gianni Letta – è con l’ex assessore Renato Chisso e l’ex governatore Giancarlo Galan, tra quanti negano qualsiasi accusa escono ancora in carcere. Proprio Galan è descritto dai suoi legali come «furioso» per il mancato accoglimento dell’istanza di revoca del carcere e la «fandonia» dell’accusa che gli muove Mazzacurati di avergli versato uno stipendio annuale di un milione di euro circa: pronto il ricorso per Cassazione.

Roberta De Rossi

 

GRANDI OPERE – Mose, il Cipe non decide sui 400 milioni di euro

Sicuramente è stata una iniziale “doccia fredda” per il Consorzio Venezia Nuova. Ma è bastato notare che dalla riunione odierna del Cipe, il Comitato interministeriale per la programmazione economica, non ci fosse all’ordine del giorno lo stanziamento degli attesi 401 milioni di euro per il completamento del sistema Mose, che più di qualcuno nella sede dell’Arsenale non ha nascosto più di qualche preoccupazione. Già, perchè questo finanziamento dovrebbe servire per il completamento delle opere del sistema e quindi risultano quanto mai indispensabili per un progetto che sembra completato all’85-87 per cento. Una situazione delicata per il Consorzio Venezia Nuova che in queste settimane ha annunciato il completamento o l’avvio al completamento di alcune fasi importanti come la posa dei cassoni alle bocche di porto e l’avvio della sistemazione delle paratoie. Ora, sia pure in piena estate, pare sia calato il gelo almeno nel rinvio nell’ordine del giorno previsto nella seduta di oggi del Cipe. L’assenza di questo finanziamento, almeno fino a questo momento – come ha rilevato più volte lo stesso presidente del Cvn, Mauro Fabris pregiudicherebbe la conclusione dell’opera nel 2016.

 

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Copyrights © 2012-2015 by Opzione Zero

Per leggere la Privacy policy cliccare qui