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VENEZIA – Gommone salpa dalla Goletta verde e sbarca a San Marco

Blitz in piazza di Legambiente, flashmob contro le Grandi navi

Legambiente all’arrembaggio in piazza San Marco contro le decisione di scavare un nuovo canale in laguna per deviare il traffico delle crociere da San Marco. Ieri mattina un gruppo di attivisti ha salpato con un gommone dalla Goletta verde ormeggiata in Bacino e ha dato vita in piazza San Marco a un flashmob di protesta contro lo scavo del Canale Contorta-Sant’Angelo, consegnando virtualmente la “bandiera nera” ai membri del Comitatone per la recente soluzione al problema delle Grandi Navi a Venezia. Il gruppo, composto da una quarantina di persone, reggeva segnali di divieto d’accesso, un cartello con la scritta “No alle grandi navi” con immagini del passaggio delle crociere in laguna, uno striscione con la scritta “che vergogna!”, e il fischio d’inizio segnato da una tromba spray che riproduceva il suono delle sirene delle navi. Il flashmob è stato ripetuto per tre volte e accolto dagli applausi del pubblico presente.
Nel frattempo, sul fronte politico non si fermano le reazioni alla decisione del Comitatone. Per Ennio Fortuna, ex consigliere comunale ed ex procuratore generale di Venezia, la decisione di autorizzare lo scavo del canale Contorta «va certamente contro gli interessi della città ed è comunque irrimediabilmente contro la legge». Fortuna osserva inoltre che «per consentire il passaggio delle navi più grandi probabilmente occorrerà allargare anche il canale dei Petroli» e che la nuova opera, «taglia in due la laguna, compromettendo gli equilibri idrogeologici del bacino e sacrificandone l’unità fisica e ecologica. Al riguardo basta dare un’occhiata allo schema del progetto pubblicato dai giornali».

 

BEPPE CACCIA «Il rischio è che i lavori vadano al Consorzio»

IL PRESIDENTE REGIONALE «Assurdo ricavare un canale di 18 metri dove oggi c’è un ghebo di 30 centimetri»

COMITATONE E GRANDI NAVI Manifestazione contro lo scavo del Contorta

Arrembaggio di Legambiente

Flashmob a San Marco con un tender partito da Goletta Verde

Flashmob di protesta contro lo scavo del Canale Contorta-Sant’Angelo e “bandiera nera” ai membri del Comitatone per la recente soluzione al problema delle Grandi Navi a Venezia. L’iniziativa di Legambiente è approdata ieri mattina, in una calda domenica d’agosto, nell’affollato palcoscenico di Piazza San Marco, dove turisti e cittadini incuriositi si sono uniti alla veloce manifestazione condividendone gli intenti. Un gruppetto di una quarantina di persone reggeva segnali di divieto d’accesso, un cartello con la scritta “No alle grandi navi” con immagini del passaggio delle crociere in laguna, uno striscione con la scritta “che vergogna!”, e il fischio d’inizio segnato da una tromba spray che riproduceva il suono delle sirene delle navi.
I volontari di Legambiente, circa una trentina, avrebbero dovuto essere almeno una cinquantina, ma un inconveniente meccanico ha impedito ad un gruppo di raggiungere la piazza. Qualcuno era arrivato via terra ma molti volontari in maglietta gialla dovevano sbarcare dall’imbarcazione di Legambiente, la Goletta Verde, che sostava in mezzo al Canal Grande mentre un tender faceva spola fino alla riva di San Zaccaria. Il presidente di Legambiente Veneto, Luigi Lazzaro, ha dato il via alla performance suonando la tromba, mentre i partecipanti intonavano “Fuori! Fuori!” riferendosi alle grandi navi in laguna. Il flashmob è stato ripetuto per tre volte e accolto dagli applausi del pubblico presente, lo stesso Lazzaro ha spiegato che l’iniziativa era stata fissata da tempo ma con un altro obiettivo. «Inizialmente la performance – ha detto Lazzaro – era rivolta al passaggio delle grandi navi e alla promozione di un turismo di qualità e non massificato a Venezia, ma dopo la decisione del Comitatone ha avuto priorità schierarsi contro una scelta che riteniamo sbagliatissima. Auspichiamo – ha aggiunto il presidente – in una risposta sensata della Valutazione di impatto ambientale (Via), perché sarebbe da ridere (in senso metaforico) se si decidesse di scavare un canale di 16-18 metri di profondità e di un centinaio in larghezza in una porzione di laguna dove oggi sorge un “ghebo” profondo circa 30 centimetri». Una nuova bandiera nera con teschio, come quella dei pirati, è stata virtualmente assegnata ai membri del Comitatone che ha espresso parere favorevole alla presentazione del progetto di scavo del canale Contorta – Sant’Angelo alla valutazione d’impatto ambientale.

 

LA POLEMICA – Ampio il fronte contrario. 

I politici: «È stata assunta una decisione molto grave»

È il fronte del «no», largo, numeroso, quello che all’indomani ha reagito alla decisione del Comitatone di indicare nel canale Contorta-Sant’Angelo la soluzione per il passaggio delle grandi navi. Fuori del coro resta solo il Nuovo Centrodestra.
«La Via valuti serenamente ma c’è il concreto rischio che questo insostenibile scavo, dal valore iniziale compreso tra i 250 e i 300 milioni di euro rischia di essere affidato, grazie al perverso meccanismo della concessione unica per le opere di salvaguardia e perciò senza alcuna trasparente procedura di assegnazione pubblica, al Consorzio Venezia Nuova» denuncia Beppe Caccia dell’associazione “In Comune”.
Per Nicola Funari di VeneziaInsieme «È stata scelta la proposta peggiore e consolida l’accordo tra Renzi e Berlusconi ha portato a un accordo sopra la testa dei veneziani. E è necessaria una presa di posizione dei cittadini veneziani per difendere Venezia non solo come ambiente lagunare ma anche da un nuovo attacco degli speculatori senza scrupoli».
«Si tratta di una decisione di una gravità inaudita, presa nel momento in cui la città è commissariata, senza tenere in minimo conto la volontà espressa dal Consiglio Comunale di Venezia e dallo stesso Senato, in una dettagliata mozione» il parere di Luana Zanella dei Verdi.
Luciano Mazzolin, da sempre in prima linea contro il passaggio delle grandi navi sostiene che il Contorta sia il progetto peggiore, il più devastante per la laguna di Venezia. Un progetto sostenuto però dalla solita lobby delle Grandi Opere, lobby che è stata colpita solo marginalmente dalle indagini della Magistratura su Mose -CVN- Grandi Opere e Tangentopoli Veneta».
Anche il Movimento 5 Stelle veneto condanna duramente l’esito del «Comitatone».
«Come volevasi dimostrare a nulla sono valse le proteste dei cittadini e la presentazione di progetti alternativi rispettosi dell’ambiente e tutelanti l’occupazione. Dovevano approvare il progetto in fretta, in assenza di un’amministrazione comunale veneziana, per sventare la possibilità che il prossimo sindaco sia veramente contro queste opere inutili, costose e dannose per l’ambiente».
«Siamo di fronte ad un nuovo crimine contro la laguna e Venezia. Ai suoi cittadini viene impedito di poter democraticamente decidere il destino della propria città – dice per Venezia Cambia 2015, Cristiano Gasparetto – Il crimine che era stato perpetrato mezzo secolo fà con lo scavo del canale dei Petroli, si ripete con l’aggravante che oggi, rispetto ad allora, tutti conoscono le conseguenze distruttive che trasformeranno la laguna in un mare interno con le micidiali conseguenza sulla città e sull’ambiente».

 

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