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GOLETTA VERDE

Fiumi veneti bocciati da Goletta Verde che promuove invece le spiagge. Cinque campionamenti su 11 eseguiti alle foci lungo la costa veneta hanno evidenziato la presenza di scarichi non trattati adeguatamente con una carica batterica che superava per quattro di questi punti di almeno il doppio i valori consentiti dalla normativa e quindi di «fortemente inquinato». Le situazioni più gravi alle foci del Po delle Tolle, dell’Adige (a Rosolina Mare), del Brenta (a Isola Verde) e del Piave (al Lido di Jesolo). «Inquinato» il punto di campionamento eseguito a Caorle, nei pressi della bocca di porto Falconera. Contenuta entro i limiti di legge la carica batterica riscontrata alla Laguna del Mort (Eraclea mare) e per i prelievi effettuati alle spiagge di Marina di Caleri (Rosolina Mare); di San Nicolò (Lido di Venezia); a Porto Santa Margherita di Caorle e alla spiaggia Brussa-Bibione Pineda (porto Baseleghe di S.Michele al Tagliamento).
Inoltre 37 agglomerati urbani veneti rischiano multe per la nuova procedura di infrazione dell’Ue; tra questi anche Venezia. Per depurazione reflui, secondo Legambiente, il Veneto è tra le peggiori regioni d’Italia: più della metà dei carichi civili non viene trattato da impianti.

 

Spiagge, inquinamento record alle foci del Piave e del Brenta

(vmc) Depurazione delle acque fluviali: maglia nera alle foci del Piave (Lido di Jesolo) e del Brenta (Chioggia), entrambe fortemente inquinate. Al di sotto della norma anche la bocca di porto Falconera (Caorle). Meglio invece la spiaggia libera di San Nicolò e quella a sud del Sile (Lido di Venezia), che insieme alla Laguna del Mort (Eraclea Mare), alla spiaggia presso via Lepanto di Porto Santa Margherita (Caorle) e a quella di Brussa a Porto Baseleghe (San Michele al Tagliamento), rientrano nei limiti di legge. Questi, in provincia di Venezia, i risultati dei prelievi e delle analisi eseguiti alle foci dei fiumi il 30 luglio e il 3-4 agosto dal laboratorio mobile di Legambiente. Dai quali, insieme alle campionature effettuate in provincia di Rovigo, si evince che per la depurazione dei reflui civili il Veneto è tra le peggiori regioni d’Italia, seguito solo da Friuli e Sicilia.
I dati sulla presenza di enterococchi intestinali ed escherichia coli in base alla normativa nazionale sulle acque di balneazione, illustrati ieri dal presidente di Legambiente Veneto, Luigi Lazzaro e dalla portavoce di Goletta Verde, Serena Carpentieri, confermano quanto evidenziato nel 2012 dal censimento Istat. Ossia che solo il 48,8% delle acque per uso civile confluiscono in impianti di depurazione, determinando forti criticità alle foci dei fiumi, rispetto a una già bassa media italiana del 57,6%.
Inoltre, fra i 37 agglomerati urbani veneti (su 900 a livello nazionale) che nel merito rischiano multe salatissime per la terza procedura di infrazione Ue, troviamo anche Venezia: menzionata nella documentazione inviata il 31 marzo di quest’anno da Bruxelles per la capacità del suo impianto di trattamento inferiore al carico di entrata, e nessuna applicazione sull’azoto.
«La sveglia è suonata da tempo – ha commentato Lazzaro – Assurdo che il Veneto industrializzato sia agli ultimi posti sul fronte depurazione. All’assessore regionale all’Ambiente, Maurizio Conte, chiediamo investimenti adeguati».

 

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