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Marco Vidal – Amministratore delegato Mavive SpA

Egregio dottor Zoppas, le recenti decisioni prese dal Comitatone sulla nostra portualità, da Lei condivise e fortemente sostenute, e l’aperto appoggio offerto da Confindustria alla gestione Vpt, appaiono ben poco rispondenti con gli interessi e le prerogative della Cittadinanza veneziana, unica a dover giudicare in materia. Con una clamorosa forzatura e approfittando dell’assenza di un sindaco eletto, viene scelta una soluzione che porterà ancor più sfruttamento ad una città che chiunque dotato di un minimo di spirito critico riconosce aver superato ogni limite ragionevole. Venezia, dove l’Università Ca’ Foscari ha stimato tra 10 e 12 milioni il volume di turismo sostenibile e compatibile con le sue delicatissime strutture, oggi, non contenta dei ben 30 milioni di turisti, dovrebbe aumentare i flussi ampliando la ricettività delle strutture portuali per accogliere giornalmente fino a 10 grandi navi e per di più creare un’ulteriore via d’acqua che inevitabilmente andrà ad alterare i flussi delle maree in corrispondenza col canale della Giudecca e cioè all’interno del centro storico. Non solo si prosegue nell’evitare qualsiasi regola che stabilizzi e qualifichi i flussi turistici, ma si arriva al punto di mettere le mani sul delicatissimo equilibrio lagunare già oggetto di opere che, col senno di poi, avremmo voluto e dovuto evitare. Il prof. Costa ci sorprenderà a breve con teorie che addirittura dovrebbero dimostrare i benefici derivanti dallo scavo del Contorta. Personalmente non ne vedo né a livello ambientale né per gli interessi dei veneziani. Vpt rifiuta Porto Marghera, una soluzione che invece porterebbe grossi vantaggi al declino di quell’area e non avrebbe costi ambientali e soverchie difficoltà salvo quelle di scontentare gli interessi di Vpt. Vpt è la sola e unica responsabile di questo assurdo stato di cose e, con lei, il presidente dell’Autorità portuale. Se ci sono posti di lavoro a rischio non sono da addebitare a chi contrasta la presenza delle grandi navi in laguna, vanno addebitati a coloro che, senza valutare la sostenibilità dei loro business, ne hanno consentito uno sviluppo fuori controllo e ad altissimo rischio e oggi si nascondono dietro lo spettro dei licenziamenti per continuare in un’opera di sfruttamento al di fuori di ogni ragionevole pianificazione e corretta visione di un futuro sostenibile per quella che è considerata la più bella città del mondo e come tale è sotto gli occhi del mondo intero. Le mie sono considerazioni dettate dal buon senso e dall’aver vissuto 66 anni in questa città facendo il mestiere dell’imprenditore. Il mio consiglio è di valutare meglio gli aspetti legati alla sopravvivenza di Venezia come città “vivibile”. Se non ne salvaguardiamo questo lato fondamentale rischieremo di vederci il mondo contro e un’ennesima figuraccia dopo quella che ha visto perdere la faccia ad una parte della locale imprenditoria sulla vicenda Mose e, ahimè, ancora oggi ben presente nell’Associazione che lei presiede.

 

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