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SCANDALO MOSE – Mazzacurati sarà interrogato in video dagli Usa

VENEZIA – Il filone dell’inchiesta Mose riguardante l’ex ministro Altero Matteoli indagato per corruzione

Si farà in videoconferenza, dagli Stati Uniti, l’interrogatorio dell’ex presidente del Consorzio Venezia Nuova, Giovanni Mazzacurati, richiesto dall’ex ministro Altero Matteoli, accusato di aver incassato “mazzette” in relazione alle opere di disinquinamento di Marghera. L’autorità giudiziaria statunitense sta predisponendo il necessario per l’audizione che si svolgerà nel prossimo mese di settembre: Mazzacurati si trova, infatti, in California e le sue condizioni di salute non gli consentono di rientrare. L’interrogatorio, alla presenza di difesa e accusa, si svolgerà limitatamente alla posizione di Matteoli, di cui si sta occupando il Tribunale dei ministri.
Nel frattempo resta in carcere Alessandro Mazzi, il costruttore veronese, importante socio del Cvn, accusato di corruzione, finanziamento illecito e false fatture nell’inchiesta sul cosiddetto “sistema Mose”. Il gip di Venezia, Roberta Marchiori, ha rigettato sabato scorso l’istanza di concessione degli arresti domiciliari presentata dai suoi difensori, gli avvocati Renato Alberini e Carlo Marchiolo. Per uscire dal carcere, Mazzi ha rinunciato a tutti i suoi beni (le quote nelle società Grandi lavori Fincosit e della Italholding) il cui usufrutto quinquennale è stato ceduto dall’imprenditore – con atto stipulato davanti ad un notaio che gli ha fatto visita in cella – per dimostrare ai magistrati di non avere più alcun “interesse” nella gestione aziendale e, di conseguenza, di aver cancellato il rischio di commettere altri reati dello stesso tipo. La stessa Procura aveva dato parere contrario alla concessione dei domiciliari, ritenendo che le esigenze cautelari non siano venute meno, alla luce della rete di relazioni e contatti intrattenute da Mazzi.
Duro il commento dei legali dell’imprenditore i quali hanno annunciato che presenteranno appello: «La misura cautelare non deve diventare un mezzo di pressione per indurre confessioni o delazioni – hanno dichiarato gli avvocati Alberini e Marchiolo – Il nostro assistito è incensurato e gli sono stati sequestrati beni per 18 milioni di euro: non c’è motivo per cui la custodia cautelare debba proseguire».

Gianluca Amadori

 

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