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Enrico Zanetti (Scelta civica) a favore: «Strada praticabile, Legge speciale per dare i poteri alla città» Pier Paolo Baretta (Pd): «La penso come Cacciari, fermamente contrario. Si vada presto al voto»

Uno è pro (Enrico Zanetti, Scelta Civica), l’altro contro (Pier Paolo Baretta). I due sottosegretari veneziani al ministero dell’Economia e Finanze sono su fronti opposti, se la domanda è: «Che ne pensate dell’istituzione di un ticket turistico a Venezia?».

Così pare tutta in salita la strada che una Ca’ Farsetti commissariata sta pensando d’intraprendere – in una città assediata da frotte di turisti maleducati e da voragini di bilancio da ripianare (con la caccia a 47 milioni di euro) – iniziando a ragionare sull’introduzione di un ticket d’ingresso di 2-3 euro per ogni visitatore che arrivi in città in treno (stimando 20-24 milioni di passaggi turistici) e con le crociere (2 milioni). Se per i pullman ci sono già la Ztl, per le auto – si dice – la faccenda si farebbe complicata, a fronte di 5 mila auto turistiche al giorno sui 50 mila transiti sul ponte della Libertà. Mentre, incomprensibilmente, non si fa cenno ai 3,2 milioni di persone (dati Coses del lontano 2008) che sbarcano dai lancioni in Riva degli Schiavoni.

Tant’è – ha spiegato il direttore generale Marco Agostini – per partire serve una nuova Legge speciale che ricomprenda il turismo tra le emergenze di salvaguardia della città. Ma, sul punto, non c’è unità di vedute tra i veneziani di governo.

«Quella del ticket è una strada assolutamente praticabile, che naturalmente richiede un intervento legislativo che attribuisca a Venezia i poteri di regolamentare la fattispecie e di gestire il proprio territorio», commenta il sottosegretario Enrico Zanetti, «per rendere realizzabile l’operazione, sono poi necessari anche accorgimenti logistici per creare “hub” di accesso alla città in grado di rendere effettiva la misura, controllando i flussi. Un intervento di questo tipo deve rientra in una Legge speciale non di elemosine, ma di poteri, per dare a Venezia l’opportunità di sfruttare la sua attrattività unica, non solo per chiedere, ma anche per gestire quello che genera in termini economici. E’ evidente che il tutto va organizzato avendo chiara la visibilità quotidiana di chi risiede a e lavora a Venezia e una gradazione tra i visitatori, tra quelli che risiedono e chi viene solo un giorno. Penso che tutti dovranno contribuire, seppur in maniera diversificata. Il ticket è necessario anche per evitare che il turismo a Venezia diventi sempre più qualcosa che mette in imbarazzo anche rispetto ai turisti stessi. Come si fa? Operativamente, serve un’azione dei parlamentari e poi i componenti di governo possono sensibilizzare».

Di tutt’altro avviso il sottosegretario Baretta. «Ho letto le parole di Massimo Cacciari, fermamente contrarie: parole che condivido in pieno», dice Baretta, «lo strumento del ticket intanto pone problemi rispetto alla libertà di accesso delle persone ed è di difficile applicazione. Si parla di metterlo a chi viene in treno: perché no a chi viene in auto? Che il problema del turismo a Venezia vada affrontato è certo: il degrado, però, non dipende certo da ticket, ma da diverso uso della città. La nuova amministrazione dovrà impegnarsi molto sul decoro e la gestione, ma con strumenti diversi: il ticket non è una soluzione. Siamo a un punto limite che va affrontato, ma bisogna ragioniere in maniera approfondita. Sicuramente Venezia è una città piuttosto cara, semmai la discussione dovrebbe coinvolgere anche i servizi che si mette a disposizione: metti il ticket e poi mantieni questi servizi? Il problema esiste, studiamolo, ma non ricorriamo a soluzioni affrettate. Il problema è il degrado e il decoro. Con Cacciari condivido anche un’altra riflessione: prima la città avrà una amministrazione politica, meglio è».

Roberta De Rossi

 

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