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Le nuove norme del governo si applicano anche al processo per il Mose. Procura veneziana ottimista

VENEZIA. Niente interviste, i pubblici ministeri che coordinano le indagini sul Mose, Stefano Ancilotto, Paola Tonini e Stefano Buccini, non rilasciano dichiarazione neppure sulle linee guida rese note dal governo sulla riforma della Giustizia, in particolare sulla prescrizione, che sono le norme che di più a questo punto interessano il loro procedimento. Ma lasciano trasparire un certo ottimismo, per il procedimento a Giancarlo Galan, Renato Chisso e agli altri che sceglieranno di farsi processare in aula senza utilizzare patteggiamento o abbreviato, significa conquistare due anni in più, nel caso di condanna, per il processo d’appello. È proprio in Corte d’appello, non solo nel Veneto, che i processi finiscono infatti in prescrizione e le linee guida governative prendono dentro anche il procedimento per il Mose, visto che le nuove norme scatteranno per i processi per i quali non è stata emessa ancora la sentenza di primo grado.

«Certo», spiega Lorenzo Miazzi, giudice in Corte d’appello e componente dell’Associazione nazionale magistrati del Veneto, «se parliamo di un singolo processo, magari importante, si guadagnano due anni in appello, però è una norma che rinvia la prescrizione non che la evita». Miazzi è molto critico, sostiene che per cambiare davvero le cose sarebbe necessario intervenire sull regole d’accesso all’appello, quello di secondo grado e in Corte di Cassazione, per limitare i ricorsi che ora sono una vera e propria valanga rispetto al numero dei magistrati. E per spiegare come funziona fa un esempio: per versare acqua in una bottiglia si usa un imbuto: l’acqua sono i processi che arrivano e l’imbuto la Corte d’appello: se si versa più acqua di quello che può contenere l’imbuo e lasciar passare il suo beccuccio, l’acqua esce (i processi prescritti). Se si alzano le pareti dell’imputo non cambia granchè perché il beccuccio fa passare la stessa quantità d’acqua. Per evitare la prescrizione sarebbe necessario limitare l’arrivo di migliaia di fascicoli in Corte d’appello, insomma fermare l’acqua che si versa. «Ma il governo su questo non ha detto una parola» conclude Miazzi, «e così per alcuni processi, quelli importanti, la prescrizione scatterà due anni dopo, ma in generale non si tratta di una norma che porterà dei vantaggi».

Giorgio Cecchetti

 

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