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Iniziative giudiziarie contro quello che il fronte del “no al Contorta” definisce «Un abuso di potere dell’Autorità portuale volto a imporre lo scavo in laguna»

VENEZIA. Ricorso al Tar e richiesta di «commissariamento dei vertici del Porto» contro il progetto del canale Contorta. I comitati Ambiente Venezia, No Grandi Navi e Laguna Bene comune passano al contrattacco. E annunciano «iniziative in sede giudiziaria» contro quello che definiscono «un abuso di potere dell’Autorità portuale volto ad imporre in laguna lo scavo del canale Contorta Sant’Angelo».

Il decreto impugnato è quello pubblicato il 12 agosto e firmato («d’ordine del presidente») dal direttore operativo Martino Conticelli. Il decreto approva, all’articolo 1, «il progetto preliminare per l’adeguamento della via d’acqua di accesso alla Stazione Marittima di Venezia e la riqualificazione delle aree limitrofe al canale Contorta Sant’Angelo».

Dieci gli elaborati allegati, compresi studi archeologici e ambientali, il progetto, il quadro economico e il cronoprogramma, lo Studio di Impatto ambientale». Dopo il via libera del Comitatone, il presidente del Porto Paolo Costa non ha perso tempo e ha provveduto a pubblicare il decreto, che all’articolo 2 prevede anche l’autorizzazione a modificare il Piano triennale delle opere portuali e la domanda per la Via al ministero per l’ambiente. È la linea da sempre sostenuta da Costa, che scrive come sia «compito dell’Autorità portuale» quello di assicurare la navigabilità. E secondo il Porto quella è la soluzione migliore per lasciare le navi da crociera in laguna. Ma i comitati non sono d’accordo. Denunciano come «spregiudicata azione istruttoria» gli studi che promuovono lo scavo (da un metro e mezzo a dieci metri di profondità, da pochi metri a quasi duecento di larghezza). «Un danno irreversibile per la laguna», scrivono, «e poi nel decreto si omette di citare il parere negativo già avuto da parte dela commissione Via nazionale. Viene anche travisato l’ordine del giorno del Senato che imponeva il confronto fra tutti i progetti presentati» senza scorciatoie (Legge obiettivo). «Si avvale anche», accusano i comitati, «dell’anomala e connivente procedura della Capitaneria di porto che si è prestata selezionare senza averne competenza tecnico scientifica tutti i progetti presentati».

Infine, la riqualificazione ambientale (i fanghi scavati utilizzati per ricostruire le barene in laguna centrale) non è dimostrata scientificamente. Dunque, battaglia. Perché è anche stata inviata la richiesta al governo di «commissariare il presidente dell’Autorità portuale e la Capitaneria di porto) e al commissario anticorruzione Raffaele Cantone di inserire questo progetto nell’attività di monitoraggio al fine di prevenire e sconfiggere eventuali azioni malavitose che potrebbero presentarsi».

(a.v.)

 

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