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Le nuove norme sulla giustizia attenuano i rischi di prescrizione

Scadenza dei termini. Escono di cella Piva e il “gruppo romano”

VENEZIA – Prime ed inevitabili scadenze per l’inchiesta per corruzione sul Consorzio Venezia Nuova e il Mose: domani saranno scarcerati definitivamente quattro degli indagati perché il 3 settembre scade per loro il termine della custodia cautelare che poteva superare i tre mesi per i reati a loro contestati (sono stati arrestati il 4 giugno assieme a tutti gli altri). Tra questi c’è l’ex presidente del Magistrato alle acque di Venezia Maria Giovanna Piva, che deve rispondere di corruzione, oltre ai romani Alessandro Cicero, Luigi Dal Borgo e Vincenzo Manganaro, accusati di millantato credito. Restano in carcere il deputato di Forza Italia Giancarlo Galan, l’ex assessore regionale, Renato Chisso, il suo segretario ed ex sindaco di Martellago Enzo Casarin, il commercialista padovano del primo Paolo Venuti, l’imprenditore romano Alessandro Mazzi, e rimangono agli arresti domiciliari molti altri. Tutti sono accusati di corruzione come la Piva, ma l’ex dirigente dello Stato è accusata di fatti (aver incassato un vero e proprio stipendio dal Consorzio di Giovanni Mazzacurati per chiudere entrambi gli occhi su irregolarità e ritardi nella costruzione del Mose) avvenuti prima dell’ottobre 2012, quando la norma puniva la corruzione con una pena inferiore a quella prevista dalla nuova legge che l’ha aumentata. Di conseguenza la custodia cautelare è salita da tre a sei mesi e a Chisso, ad esempio, sono contestati fatti accaduti sia prima sia dopo l’ottobre 2012. Per Galan, invece, il termine non scade visto che nel carcere-ospedale di Opera è rinchiuso dal 22 luglio scorso e, dunque, per lui la carcerazione preventiva scadrà il 21 ottobre, quando presumibilmente i pubblici ministeri Stefano Ancilotto, Paola Tonini e Stefano Buccini avranno firmato la richiesta di rito immediato a giudizio per coloro che sono ancora agli arresti e non hanno puntato ai riti alternativi, come patteggiamento e abbreviato. Con quella richiesta si rinnovano i mesi della carcerazione preventiva. Per i tre romani, invece, è proprio il reato di millantato credito che prevede una custodia cautelare massima d i tre mesi. In questi giorni argomento di dibattito sono sicuramente le linee guida del governo per la giustizia rese note venerdì. Per quanto riguarda il processo Mose, le nuove norme comportano un allungamento dei tempi di due anni dopo la sentenza di primo grado e prima della processo d’Appello, dove la maggior parte delle volte i processi vengono prescritti a causa del carico di fascicoli dei giudici della Corte. Con i due anni in più, quindi, non è scontato che le possibili condanne per gli attuale indagati finiscano in prescrizione e, pur condividendo le critiche dell’Anm («Si rinvia la prescrizione piuttosto anziché evitarla») i pm veneziani non negano di aver apprezzato la proposta.

Giorgio Cecchetti

 

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