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VENEZIA – Un seminario di lavoro e studio per 25 giovani

Nell’ex casa Maniero si diventa cittadini con vanghe e teatro

Villa del boss, giardino della legalità

L’INIZIATIVA – Un campo educativo dove la Mala del Brenta arruolava i soldati. La “mitica” piscina sarà un parco pubblico

È una settimana particolare quella che stanno trascorrendo 25 ragazzi tra i 16 e i 29 anni nel laboratorio formativo “Il giardino della legalità” a Campolongo Maggiore. I ragazzi, per lo più di scuola media superiore, sono impegnati fino all’8 settembre a sistemare i mille metri di giardino e l’area intorno alla ex villa Maniero a Campolongo Maggiore. La residenza – oggi confiscata – dove Felice Maniero organizzava ogni anno feste per “arruolare” i giovani per la Mala del Brenta, al civico 3 di via Fermi, è divenuta un simbolo per il Nordest. Grazie all’associazione Affari Puliti, alla Camera di Commercio di Venezia, ad Arci, ad Auser, all’associazione Libera di don Ciotti e con la collaborazione di Cgil e Coop Adriatica la struttura è diventata un campo educativo della legalità.
Oltre all’attività manuale il laboratorio di questi giorni prevede rappresentazioni culturali e musicali, momenti di festa tra i giovani partecipanti e la comunità locale. Un concerto che terrà domenica nell’ex campo da tennis della villa, trasformato in un teatro all’aperto, a lato dell’ex piscina – la “mitica” piscina che il bosso talvolta apriva per i giovani del paese – ora interrata e destinata a divenire un parco pubblico. Ai giovani vengono proposte attività formative, incontri e altre esperienze con scrittori e persone impegnate in prima linea nella lotta contro le mafie. E proprio in questo contesto si è svolto ieri alla Camera di Commercio di Venezia il dibattito “Facciamo affari puliti a Venezia”, alla presenza del segretario generale dell’Ente camerale veneziano, Roberto Crosta, del referente regionale di Libera Veneto, Roberto Tommasi, e del presidente della Coldiretti di Venezia, Iacopo Giraldo.
«L’economia criminale in Italia vale 170 miliardi l’anno – ha detto Crosta – Basta solo questa cifra “record”, stimata da un’ultima ricerca della Cgia di Mestre, per fotografare l’impatto delle varie forme di illegalità nel tessuto economico del Paese, piaga da cui non sono per nulla immuni il Veneto e la provincia di Venezia, come testimoniano i recenti fatti di cronaca. Con questo convegno vogliamo ribadire l’importanza della legalità e sottolineare che si tratta di “un giardino di cittadinanza”: la cittadinanza infatti si impara prima di tutto nelle scuole, i bravi imprenditori sono prima di tutto bravi cittadini».
«È un’esperienza molto piacevole, per nulla faticosa – ha spiegato Luca Baggio, ventenne padovano di Borgoricco – Ce l’hanno proposta a scuola, l’istituto Valle di Padova, la gente ci vede lavorare e si ferma per farci i complimenti. Sicuramente il laboratorio serve per sensibilizzare noi giovani ma anche i residenti che vedono finalmente attività positive nella villa. Al primo piano infatti c’è un incubatore di imprese».
«Per anni si è fortemente negato che nel Nordest potessero attecchire fenomeni come la mafia – ha ricordato Tommasi – poi Maniero e la mafia dei colletti bianchi ci hanno aperto gli occhi. Quanto agli affari puliti a Venezia, la città è abitata da anziani ed è dedita al turismo, i pensionati oltre ai cicchetti amano le slot machine e i cicchetti: così rischiano di giocarsi la pensione, aumentando le difficoltà familiari».

 

COLDIRETTI – Giraldo: «Basta mafie in agricoltura»

VENEZIA – (d.gh.) «Ho vissuto in prima persona, con la mia famiglia, la paura della mafia». Il presidente della Coldiretti Venezia e componente della Giunta Camerale, Iacopo Giraldo, 42 anni è di Campolongo Maggiore, lo stesso paese di Felice Maniero e ha passato anni di paura negli anni ’80, all’epoca della Mala del Brenta. Al convegno “Facciamo affari puliti a Venezia” ha spiegato ai giovani i motivi della sua battaglia contro la mafia. «La mia famiglia ha subito diversi tentativi di rapimento da parte della Mafia del Brenta – ha raccontato – È una cosa che lascia il segno. Con la Coldiretti mi sto battendo per fermare i nuovi tipi di mafia. È un’esperienza molto importante non solo per le imprese, ma verso il sociale e la legalità».
Se negli ultimi decenni gran parte delle attività criminali hanno avuto per oggetto lo sfruttamento dissennato dell’ambiente attraverso il traffico e lo smaltimento illecito dei rifiuti, l’abusivismo edilizio e le attività di escavazione, oggi l’agroalimentare è diventato un settore molto importante per le mafie. «Sei mesi fa – continua Giraldo – abbiamo aperto l’ “Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare. Con Giancarlo Caselli, alla guida del comitato scientifico della fondazione, vogliamo portare a trasparenza il mercato agroalimentare, che in balia delle mafie può portare a problemi di salute».

 

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