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Leggo sulla “Nuova Venezia” del 2 settembre scorso, nella pagina delle lettere, la risposta di Elena Doria, general manager Ho.St, a un intervento del professor Tattara sull’occupazione nel settore crocieristico. Mi pare che confermi l’estrema precarietà dei contratti di lavoro nel settore e nell’indotto. Nella sua azienda di assistenza turistica – veniamo a sapere dalla sua lettera – i collaboratori sono 434, dei quali solo 7 con contratto a tempo indeterminato full time (1,61%), 136 a tempo determinato full time, 166 a chiamata e 125 autonomi (accompagnatori libero professionisti). Certo si tratta di attività stagionale, ma la stagione ormai va da marzo/aprile a ottobre inoltrato e oltre. Prendo atto della serietà dell’azienda nel contrattualizzare tutti i collaboratori, certo usando tutta la gamma dei possibili contratti flessibili e precari che l’attuale legislazione sul lavoro – purtroppo – consente, quando forse nel settore vi sono pure zone grigie e nere. Del resto ormai la precarietà è un dramma costante in tutti i settori lavorativi. Se pensiamo che nel settore dove lavoro io – la scuola pubblica – ben un docente su sei viene assunto a inizio anno scolastico e licenziato nei mesi estivi, e addirittura quasi uno su due del personale amministrativo, tecnico e ausiliario ha un contratto di lavoro precario, figurarsi nel settore del turismo. Prendo atto che viene data la possibilità a una serie di figure di accedere ad un reddito, quali studenti fuori sede e universitari che in questo modo si mantengono agli studi e a madri di famiglia che per arrotondare i bilanci familiari si dedicano a un lavoro nel weekend. Ma non credo che su questo, o meglio solo su questo, si possa fondare un modello di sviluppo sostenibile per il futuro dei giovani della nostra città. La questione fondamentale però – a parte le considerazioni sulla precarietà – che comitati e associazioni ambientaliste pongono è che ci sono alternative credibili all’ingresso delle grandi navi incompatibili in laguna, senza che venga penalizzata l’occupazione e senza che venga scassata la laguna con nuovi canali navigabili: un avamporto alla bocca di porto del Lido, mantenendo l’attuale Marittima come terminal per i crocieristi da trasferire alla bocca di porto, garantirebbe salvaguardia della laguna e crocierismo. Non vedo quindi perché il mondo del lavoro legato alla crocieristica – compreso i sindacati – debba cadere nel ricatto sui posti di lavoro che Autorità portuale e Vtp adombrano. C’è forse qualcuno che spinge per altre grandi opere in laguna che garantiscono profitti, giri di affari e mazzette, quali lo scandalo Mose ci ha indicato? Ricordo che l’inchiesta sul Consorzio Venezia Nuova, concessionario unico dei lavori in laguna, è partita proprio da un giro di mazzette sullo scavo dei canali portuali.

Stefano Micheletti – Associazione AmbienteVenezia

 

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