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Padova-Mestre, 22 nuove corse tra andata e ritorno da lunedì a venerdì

Ma già fioccano le proteste delle zone escluse, come la Bassa

Partenza in sordina per i nuovi treni, dopo un iter di 24 anni fra progetti, liti e inchieste giudiziarie

L’unico rinfresco all’ufficio dirigenti, per un ferroviere giunto al traguardo della pensione. Ma per le tanto attese navette Padova-Mestre del Sistema ferroviario metropolitano regionale ieri è stato un esordio senza clamori, con un annuncio frettolosamente inserito nel cartellone luminoso, a pochi minuti dalla partenza, di fronte agli occhi smarriti di ignari pendolari.
Ore 6.49, binario 2 giardino, tra campi incolti e vento di Frecce in frenata. È l’epilogo di un progetto nato 24 anni fa e che conta infiniti cantieri tra vecchie e nuove stazioni, parcheggi di scambio, passaggi a livello rivoluzionati, convogli svizzeri, spese (solo per il primo lotto) a 300 milioni, ritardi, liti giudiziarie, e infine la precipitosa discesa di Giancarlo Galan e l’assessore Renato Chisso, accesi fautori della metropolitana di superficie e ora in carcere. Fu l’ex governatore a impugnare con vigore il badile 15 anni fa per inaugurare i lavori a Ponte di Brenta, poi la strada fu solo in salita, e assai accidentata.
Partenza dunque in sordina per i convogli che da Padova completano il piano regionale dei trasporti approvato nel 1990. Una tabella di marcia ancora sperimentale, dal lunedì al venerdì (fino al 13 dicembre): 11 corse dalle 6.49 alle 19.49 verso la laguna, una ogni ora, altrettante al rientro, nelle fermate di Ponte di Brenta, Vigonza, Dolo, Mira e Mestre. Trentacinque minuti di percorrenza a 130 all’ora, quando è possibile. Solo seconda classe per i convogli Stadler. Biglietto di andata e ritorno a 6 euro e 60 centesimi, come qualsiasi altro regionale.
Per il debutto, treni del sistema metropolitano quasi deserti, nessuna pubblicità destinata ai viaggiatori diretti a Mestre, poche, pochissime informazioni anche per i ferrovieri. Stupore all’ufficio informazioni dove, a chi domandava qualche dettaglio in più sulle nuove navette per Mestre, la risposta rimandava sempre e solo al governo veneto e alla mancanza, o quasi, di chiarimenti da Venezia. Pendolari disorientati nei sottopassi alla ricerca del binario giardino (costruito ad hoc), più ferrati gli studenti collegati a Internet a orientarsi nel dedalo di orari, marciapiedi e acquisto biglietti.
Un piano comunque avviato e presentato nel dicembre scorso dall’allora assessore Chisso che contemplava, anzi, ne illuminava la filosofia, il tanto discusso cadenzamento: corse con frequenza costante e partenze a minuti fissi, così da renderle più facili da ricordare. L’idea di base richiamava i tre poli veneti, Venezia, Padova, Treviso, la cosiddetta Patreve, e i centri secondari con gli obiettivi di decongestionare le reti stradali, ridurre l’inquinamento e aumentare la quota del trasporto pubblico. Certo è che le nuove navette partite ieri vengono ad aggiungersi a numero rilevante di regionali e regionali veloci: il piano prevede treni ogni 10 minuti sulla Padova Mestre e ogni 30 da Venezia a Treviso. Scelta che non è piaciuta a chi vive nella Bassa Padovana. Ne sa qualcosa l’irriducibile Santino Bozza, consigliere regionale di Prima il Veneto pronto alla battaglia per intensificare i treni tra Venezia e Bologna. «Ora sono insufficienti – dice – sporchi e contano ritardi pesanti. Quei 10 milioni promessi per riammodernare il sistema erano finiti all’Aquila del terremoto, ma ora dovrebbero tornare in Veneto. Io non mollo. Mi sto battendo da anni».

Donatella Vetuli

 

IL CONTENZIOSO – La Regione non paga la progettazione alla Net, che licenzia

Sistema metropolitano, tutti in carrozza. Ma forse per la Net Engineering di Padova è tardi. Perchè, se i convogli sono partiti, i mandati di pagamento ancora no: impantanati nel contenzioso sulla liquidazione delle fatture per le progettazioni. L’ennesimo nodo arbitrale è stato depositato a giugno: la Net (fra i maggiori studi di ingegneria) ha diritto a riscuotere 24 milioni di arretrati, con gli interessi. Ma la Regione Veneto ha già annunciato ricorso. Così la società padovana si trova costretta a privarsi di personale altamente qualificato nel tentativo di tagliare i costi per sopravvivere.

 

VENETO – Trasporto locale, 256 milioni; e Zaia scrive a Trenitalia

Arrivano soldi nel settore trasporti per garantire il livello dei servizi minimi. La Regione Veneto annuncia 256 milioni e 108 mila euro per l’esercizio di trasporto pubblico locale 2014. É quanto stabilisce una delibera della giunta regionale veneta che suddivide la cifra così: 126 milioni per le province e 129 per i Comuni. Per la navigazione la somma è di 40milioni e 997mila euro.
La Giunta ha stabilito anche di “indire una Conferenza di servizi a cui saranno invitati tutti gli Enti affidanti e a cui verrà sottoposta la proposta di riparto”. Una delibera con verifica pubblica quindi, in una soluzione che si presume “aperta” visto che i pareri della conferenza dei servizi può indirizzare la destinazione delle somme. Intanto Zaia è intervenuto nei confronti dell’amministratore delegato di Trenitalia Vincenzo Soprano scrivendo una lettera nella quale ha chiesto che si faccia in modo “che la composizione dei convogli sia adeguata al numero delle persone trasportate; che si agisca con forza sul gestore dell’infrastruttura ferroviaria RFI (Rete Ferroviaria Italiana) affinché venga garantita agli utenti una corretta e puntuale informazione sui principali eventi d’esercizio. E si avvii una fase di incontri con gli enti locali per valutare e soddisfare le richieste di integrazione all’orario cadenzato giunte in questi mesi; l’elenco di una prima lista di treni che presentano particolari criticità relativamente all’affollamento.

 

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