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DIPINTO “Minerva tra la geometria e la matematica”, affresco dall’attribuzione contestata

Il quadro che orna una sala di Palazzo Balbi è stato pagato oltre 200 mila euro nel 2002 dalla Regione. Ora si scopre che non è opera del celebre artista ma di un suo allievo.

L’allora assessore alla Cultura esercitò il diritto di prelazione

Nella rassegna sul Maestro l’autore diventa Anselmo Canera

VENEZIA – Fu acquistato per 200 mila euro nel 2002, ma ora viene attribuito a un pittore minore

Giallo in Regione «Quell’affresco non è del Veronese»

La strana storia è proprio questa: chi è l’autore dell’affresco comprato dodici anni fa dalla giunta di Giancarlo Galan? Di Paolo Caliari detto Veronese, come disse l’allora soprintendente Anna Maria Spiazzi? O del coevo Anselmo Canèra, come si trova scritto nel catalogo ufficiale della mostra-madre dedicata al pittore e allestita nel capoluogo scaligero?
Certo, se fosse davvero un Canèra, per il privato che lo possedeva e lo ha venduto all Regione sarebbe stato un buon affare. Inutile domandarsi chi era il proprietario: nei documenti ufficiali il nome non compare. Non, almeno, nella delibera della giunta regionale del Veneto numero 602 del 15 marzo 2002: Ermanno Serrajotto, all’epoca assessore alla Cultura, riferì che c’era questo affresco di Paolo Veronese, raffigurante “Minerva fra la Geometria e l’Aritmetica”, 190 centimetri per 284, e che la “denuncia di alienazione” pervenuta in Regione a firma del soprintendente regionale per i beni e le attività culturali superava “il valore di obbligato atto burocratico per chiamarci a rispondere responsabilmente al problema del rischio di dispersione di una importante testimonianza della civiltà della villa veneta ovvero di uno dei fondamenti della nostra cultura intellettuale e artistica”.
Per farla breve: la Regione decise di esercitare il diritto di prelazione e comprò per 206.582,76 euro l’affresco dal “proprietario privato”. Per farne cosa? La delibera di Serrajotto diceva che la giunta avrebbe valutato “le azioni più opportune per trovare degna e prestigiosa collocazione”.
Fino a ieri pomeriggio, quando sono arrivati due operai che l’hanno tirato giù dal muro e impacchettato, l’affresco stava nel piano nobile di Palazzo Balbi. Al suo posto è stata messo un altro quadro, però è rimasta la targhetta: “Paolo Veronese (Verona 1528 – Venezia 1588), Minerva tra la Geometria e l’Aritmetica, affresco strappato”. E sotto la spiegazione: l’affresco proveniva dalla Villa Soranza di Treville di Castelfranco, edificata verso la metà del Cinquecento dal Sanmicheli; l’edificio, che era stato decorato dal Veronese e dal concittadino Giambattista Zelotti, fu distrutto agli inizi dell’800 e il ciclo pittorico strappato e frammentato in un centinaio di tele, di cui la maggior parte dispersa.
Fin qui la targhetta affissa. In cui, peraltro, non compare il nome di Anselmo Canèra. Che forse è il vero autore dell’opera.
A palazzo Balbi raccontano che già negli anni Ottanta il “Minerva” comparì in una mostra e secondo alcuni critici stranieri la partenità era di Canèra. Anselmo Canèra era uno dei tre, con Veronese e Zelotto, ad essere incaricati nel 1551 di affrescare quattro stanze di Villa Soranza. Secondo la soprintendente che nel 2002 segnalò alla Regione la vendita dell’affresco, l’autore era Veronese.
E allora com’è che nel catalogo della mostra allestita alla Gran Guardia a Verona, la paternità è attributa a Canèra? Lo scrive Diana Gisolfi, che pure lo ripete nella didascalia alla foto: “Anselmo Canera. Minerva tra la Geometria e la Matematica, frammento di affresco da Villa Soranzo, camera C, Venezia, palazzo della Regione”.
Riassumendo: la Regione patrocina sei mostre sul grande pittore, mette a disposizione un affresco del Veronese, ma nel catalogo risulta di Canèra. Un giallo?

Alda Vanzan

 

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