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Gazzettino – In Riviera gli artigiani delle false griffe

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

12

set

2014

IL BLITZ – Due aziende gestite da veneziani producevano e rifornivano gli abusivi

La Guardia di finanza, da un sequestro di merce contraffatta in centro storico, è risalita ai due tomaifici che rifornivano il venditore abusivo. Due laboratori “fantasma” in Riviera del Brenta, mai dichiarati, con lavoratori in nero e gestiti da due italiani. I due opifici sono stati posti sotto sequestrato e i due titolari rivieraschi denunciati. All’interno venivano prodotte scarpe contraffatte di importanti brand come Gucci, Louis Vuitton, Chanel in tutto identiche alle originali. I laboratori, anche se erano sconosciuti al Fisco, avevano un importante giro d’affari e producevano solo su commissione.

 

SEQUESTRO – Opifici privi di sicurezza con lavoratori in nero e sconosciuti al Fisco

INDAGINI «Attività coordinate per sconfiggere la contraffazione»

GUARDIA DI FINANZA – Indagine avviata da un sequestro di merce a Venezia. Ricostruita l’intera filiera

Italiani i fornitori dei venditori abusivi

Scovati in Riviera due laboratori di scarpe contraffatte che rifornivano gli stranieri illegali

I venditori sono stranieri e abusivi, ma chi gli rifornisce la merce è italiano. Almeno in questo caso. I militari del I Gruppo della Guardia di finanza di Venezia hanno scoperto due laboratori “clandestini” italiani in tutto. Sono italiani i titolari, ma anche i dipendenti, tutte persone che gravitano nell’ambiente familiare. Due opifici abusivi scovati facendo un lavoro a ritroso e partendo proprio dalla merce sequestrata ad un ambulante irregolare in centro storico. Da qui è stato avviato un lavoro investigativo che ha ricostruito tutti gli anelli della catena che portano alla fonte, a chi quindi produceva quelle belle scarpe in tutto identiche alle originali, con la sola eccezione del prezzo. Con cinquanta euro al paio era possibile acquistare “ballerine” fotocopia di quelle prodotte da Gucci, Louis Vuitton e Chanel. Talmente uguali che c’è persino il sospetto che il pellame sia originale e che di contraffatto ci sia solo la produzione e i marchi. A realizzarle due opifici nella Riviera del Brenta che pur essendo gestiti da due titolari del posto non hanno nulla da invidiare a quelli cinesi. Quando i finanzieri guidati dal colonnello Gianluca De Benedictis, comandante del I Gruppo di Venezia delle Fiamme gialle, hanno fatto irruzione hanno trovato di tutto e di più. Montagne di pellame ovunque, scatole con scarpe già concluse, tomaie, cassette di scarti di lavorazione, fili volanti, ventilatori vicino ai macchinari, fornello per cucinare a contatto con mastici e pelle. Ignorate le più elementari normi per la sicurezza negli ambienti di lavoro. A lavorarci, rigorosamente in nero, alcuni famigliari dei due titolari, di cui uno completamente sconosciuto al Fisco. Eppure, secondo i calcoli della finanza, la capacità contributiva di entrambi è elevata. Un laboratorio riforniva il pellame e faceva una prima lavorazione e il secondo, invece, rifiniva le scarpe con tanto di suola con marchio “made in Italy” e il disegno di una barchetta che bene si addice al mercato del centro storico veneziano. Ora le indagini della Guardia di Finanza del Comando provinciale di Venezia proseguono per stabilire l’entità dell’evasione fiscale, il danno erariale, la provenienza dei pellami, la rete di collegamento che portava quelle scarpe alla vendita al dettaglio. Tutte scarpe che venivano realizzate su commissione da mani esperte che potrebbero essere le stesse che lavorano, come contoterzisti, anche per il mercato regolare. E che poi arrotondavano realizzando scarpe di sottobanco per il giro illegale. Un danno di immagine grave per un territorio, come la Riviera del Brenta, che produce le scarpe originali di marchi prestigiosi come Prada e Louis Vuitton. Ora i due laboratori, i costosi macchinari in essi contenuti, un centinaio di scarpe già pronte per la vendita al dettaglio sono stati sequestrati, mentre i due titolari, due rivieraschi tra i 50 e i 60 anni, sono stati denunciati.

 

Ira dell’Acrib: «Gente che getta discredito sulla categoria»

STRA – «Siamo esterrefatti. Con tutto quello che stiamo facendo sul fronte della lotta alla contraffazione e all’irregolarità una cosa del genere ci lascia senza parole». È sgomento Siro Badon, presidente dell’Acrib (Associazione calzaturifici Riviera del Brenta) di fronte alla denuncia di due opifici rivieraschi che rifornivano i venditori abusivi.
Poi lo sconcerto lascia posto alla risoluta condanna delle persone denunciate: «Ha fatto bene la Guardia di finanza, continui così, la legalità deve trionfare. Esprimo la condanna più totale verso queste persone, che sono lontane anni luce dalla nostra mentalità, dal nostro modo di lavorare. È gente abusiva, che getta discredito sui calzaturifici della Riviera del Brenta, che seguono le regole. Sicuramente non sono nostri associati e se saltasse fuori che lo sono li caccerei a calci…».
Badon rivendica una distanza abissale dagli abusivi: «Siamo stati la prima associazione in italia a batterci contro le irregolarità, a siglare protocolli e accordi con i sindacati per difendere la qualità di un lavoro che è riconosciuto in tutto il mondo. Siamo per la legalità a 360 gradi. Sapevamo di dover lottare contro i cinesi abusivi, ma contro gli italiani…».

(mg)

 

POTENZIATI I SERVIZI – Una task force anti contraffazione «Aggredire il fenomeno alla fonte»

Una task force anticontraffazione. La Guardia di Finanza del Comando provinciale di Venezia ha predisposto un potenziamento del servizio che non si limiti a contrastare la vendita di merce illegale, ma attraverso un attento lavoro investigativo raggiunga la fonte. Arrivi quindi a chi produce questa merce che poi finisce in mano a venditori abusivi per lo più stranieri nelle calli veneziane e non solo. In quest’ambito si inquadra l’ultima operazione del I Gruppo di Venezia delle Fiamme gialle che ha portato alla chiusura di due tomaifici in Riviera del Brenta che producevano scarpe contraffatte e alla denuncia dei due titolari italiani. Il tutto partito dai controlli fatti ad un venditore in centro storico e al sequestro della sua merce. Da qui i finanzieri hanno ricostruito l’intera filiera produttiva e commerciale. Quindi un lavoro partito dalla strada che verrà ulteriormente intensificato anche con la presenza di finanzieri in borghese, una forma pure questa di tutela del decoro di Venezia.
«Abbiamo ulteriormente coordinato le attività di contrasto alla contraffazione e a tutto quello che ci sta dietro come lavoro nero e evasione fiscale – introduce il comandante della Guardia di Finanza provinciale Marcello Ravaioli – In Riviera ci sono tomaifici dei più importanti brand internazionali che noi dobbiamo preservare». Attività investigative quindi che nascono dal territorio. «Venezia è una vetrina importante – spiega il comandante del I Gruppo delle Fiamme gialle Gianluca De Benedictis – proprio osservando il suo territorio è possibile sviluppare attività investigativa che aggredisca il fenomeno della contraffazione. L’obiettivo non è solo bloccare la vendita, ma scovare il canale di produzione e commercializzazione».

(r.ian.)

 

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