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Gazzettino – “Una filiera del falso in Riviera”

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

13

set

2014

RIVIERA DEL BRENTA

Fedalto (Cciaa) accusa: «C’è una filiera illegale di artigiani locali»

IL CASO – Fedalto: «C’è un’organizzazione parallela che opera nell’illegalità»

Denuncia del presidente della Camera di Commercio: «Decine di laboratori nascosti»

«Questi due signori non sono spuntati come funghi nei boschi, c’è un’organizzazione che opera seguendo una strategia territoriale oltre che con una strategia diciamo di mercato». A parlare è il presidente della Camera di Commercio di Venezia Giuseppe Fedalto e le sue considerazioni riguardano la scoperta nella Riviera del Brenta di due opifici “clandestini” che rifornivano di scarpe contraffatte i venditori abusivi.
A detta di Fedalto è solo la punta dell’iceberg: «Non è un caso isolato, sono decine i laboratori come questi in Riviera. Non stiamo parlando di dilettanti, ma di una struttura che non opera alla luce del sole e trova soluzioni che non rientrano nel solco della legalità. Molti lo sanno, ma c’è omertà a riguardo, catene che si proteggono tra loro». Il presidente della Camera di commercio invita a soffermarsi sulle forniture di sottoprodotti che arrivavano ai due laboratori scoperti dalla Guardia di finanza: «Bottoni, fibbie, plastiche e quant’altro: sono tutte forniture in nero e da qualche parte devono pur arrivare».
E poi c’è un’altra questione: «Come fanno ad avere l’allacciamento elettrico? Qui non stiamo parlando dei kilowatt che servono a una famiglia, ci sono dei macchinari da far funzionare. E magari senza un contratto di locazione. E l’allacciamento all’acquedotto? Avranno pure dei bagni. Per non parlare della linea telefonica. Qui alle spalle c’è una struttura organizzata. Gente che agisce secondo un rischio calcolato: sa che ha il 95% di possibilità di farla franca».
Impensabile si possa parlare solo di cinesi: «Ci sono anche i cinesi – concede il presidente – ma serve qualcuno che abbia la conoscenza del territorio e sappia dove trovare i macchinari necessari e i sottoprodotti da lavorare. Purtroppo noi italiani non abbiamo da imparare da nessuno su come fare i furbi. E così ci facciamo male tra di noi».
Che fare? «Bisogna intensificare i controlli e risalire alla fonte. Ben vengano, magari con programmi territoriali: il comune X piuttosto che il comune Y. Questa è una cancrena che fa danni a tutti i livelli del commercio: economico, commerciale, demoralizza le aziende oneste. Noi come Camera di commercio facciamo quello che possiamo: abbiamo 4 ispettori e cerchiamo di sfruttarli il più possibile in collaborazione con i comuni e in sinergia con le Polizie locali».

Marco Gasparin

 

BARISON (CNA)  «Chi non rispetta le norme deve essere espulso dal mercato»

«Trasparenza e legalità. E chi non rispetta le regole deve essere espulso dal mercato, che sia italiano o cinese poco importa, bisogna buttarlo fuori». All’indomani del blitz della Guardia di finanza di Venezia che si è concluso con la chiusura di due tomaifici irregolari gestiti da italiani, Michele Barison, responsabile di categoria della Cna provinciale, è un fiume in piena. Parole forti, le sue, contro chiunque operi nel calzaturiero senza rispettare le norme di sicurezza negli ambienti di lavoro e con dipendenti in nero. Una concorrenza sleale che si traduce poi nell’offerta dello stesso lavoro a prezzi più bassi. «Il calzaturiero in Riviera del Brenta ha un volume d’affari molto importante – prosegue Barison – eppure le piccole e medie imprese locali sono in sofferenza e molte hanno già chiuso perchè non reggono la concorrenza. Concorrenza rappresentata nella maggior parte dei casi da opifici gestiti da cinesi». Per questo la Cna rivendica, con ancora più determinazione, la necessità di avere un marchio di filiera. «Da tempo le associazioni di categoria, ma anche i sindacati, chiedono alla Regione che venga predisposto il marchio di filiera per il calzaturiero – spiega Barison – un marchio che prevede che chi lavora nel settore deve rispettare tutta un serie di regole e che se non ha i requisiti è fuori». Requisiti che prevedono norme fondamentali come avere i lavoratori contrattualizzati, ambienti adeguati al rispetto delle norme in vigore in Italia, commesse regolate da contratto e non dette a voce o comunicate per fax. «Ovvio che serve anche un ente certificatore – prosegue l’esponente della Cna veneziana – un ente con funzione di controllo che va nei laboratori a verificare cosa succede». Purtroppo Barison parla di un settore, quello del calzaturiero, con un alto tasso di irregolarità, con laboratori “fantasma” che inquinano il mercato e con la piaga dei laboratori dei cinesi che lavorano, senza rispettare le norme italiane, anche per il mercato ufficiale dell’alta moda. «Abbiamo fatto uno studio confrontando la Riviera a Prato – conclude Barison – i dati commerciali confermano che i cinesi sono in crescita, mentre i laboratori italiani in calo. Sono forse più bravi di noi? La realtà è che anche i grandi committenti vanno dove costa meno».

Raffaella Ianuale

 

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