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Federmoda, Cna e Cgil chiedono ai produttori la salvaguardia dei marchi

«Solo un ente esterno può fornire garanzie ai mercati internazionali»

STRA – Federmoda e sindacati non ci stanno e chiedono ad Acrib di fare presto. Senza l’istituzione del marchio di qualità c’è il rischio del rigetto da parte dei mercati internazionali. L’intero comparto della calzatura a causa delle numerose contraffazioni e falsificazioni compiute anche da italiani, come scoperto da alcuni blitz della guardia di finanza, dovrà presentarsi in autunno alla fiera campionaria di Dusseldorf, in Germania, l’appuntamento per eccellenza della scarpa nostrana e potrebbe essere un risveglio davvero amaro. «L’ennesimo blitz della Finanza» spiega Piergiorgio Silvestrin, presidente regionale di Cna Federmoda, «ha scoperto sommerso, lavoro nero, illegalità totale, produzioni di falsi prodotti griffati per il mercato parallelo, gestito da italiani. È necessario accelerare l’iter di applicazione del protocollo d’intesa per la creazione del marchio di filiera del calzaturiero». Silvestrin conferma la totale disponibilità di Federmoda a collaborare, con denunce circostanziate. «Sappiamo, purtroppo, che il calzaturiero della Riviera del Brenta cioè la filiera produttiva tra le più famose al mondo», spiega Silvestrin, «è vittima di una concorrenza illegale senza esclusioni di colpi, ed è proprio per questo motivo che abbiamo sottoscritto con Acrib e i sindacati il protocollo d’intesa ed il progetto di creazione del marchio di filiera». Per Cna, infatti, solo il marchio che certifichi l’intero percorso produttivo ed i controlli affidati ad un ente esterno, possono aiutare a contrastare l’illegalità. «Ora abbiamo lo strumento per contrastare l’illegalità a vantaggio delle imprese in regola», conclude Silvestrin, «ma dobbiamo recuperare il tempo perso e passare ai fatti applicandolo al più presto in tutte le sue parti, in collaborazione con le istituzioni e le forze dell’ordine». Sulla stessa linea Michele Barison, responsabile provinciale Cna: «Nel distretto calzaturiero della Riviera del Brenta l’illegalità e il lavoro nero di troppi laboratori che operano fuori da qualsiasi regola, stanno diventando il problema dei problemi. Solo un preciso impegno per l’adozione del marchio di filiera può consentire di combattere queste piaghe in modo efficace». Filctem – Cgil con il segretario Riccardo Colletti va giù pesante: «I segnali di un rigetto del prodotto non certificato potrebbero esserci già alla fiera di Dusseldorf. Se i mercati vedranno un prodotto copiato, copiabile e non tutelato lo abbandoneranno. Dopo saranno guai per tutti». Il distretto della Riviera è il secondo polo calzaturiero italiano con il 13,9% degli addetti nazionali. È l’unico distretto ad essere già tornato oltre i livelli pre-crisi del 2009.

Alessandro Abbadir

 

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