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Gazzettino – Mose, Mazzi patteggia e rimborsa 4 milioni

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

17

set

2014

L’imprenditore veronese è tra i fondatori del Consorzio Venezia Nuova di cui controlla il 30 per cento. Ha concordato una pena di due anni

LA CONFESSIONE – Niente nomi, ma ha ammesso di aver partecipato al sistema tangenti

I REGISTI – Dal 4 giugno in carcere, era stato “accusato” da Baita e Mazzacurati

Dopo tre mesi e mezzo di carcere ha deciso di ammettere le proprie responsabilità e di versare quattro milioni di euro allo Stato per poter uscire dall’inchiesta (e soprattutto dal carcere) patteggiando la pena.
L’imprenditore veronese Alessandro Mazzi ha definito ieri mattina l’accordo con i magistrati della Procura di Venezia: i suoi legali lo hanno accompagnato di fronte ai sostituti procuratore Stefano Ancilotto, Paola Tonini e Stefano Buccini per rilasciare una breve dichiarazione spontanea. Mazzi, titolare dell’omonima impresa fondatrice del Consorzio Venezia Nuova, di cui è socio di “peso” con il 30 per cento, ha riconosciuto di aver sbagliato. Ha ammesso di aver partecipato al “sistema” messo in piedi dall’allora presidente del Cvn, Giovanni Mazzacurati, contribuendo con la sua quota ai fondi neri che furono poi utilizzati per finanziare illecitamente i partiti, per corrompere, per comperare il favore della città sul progetto Mose elargendo contributi a destra e manca. L’imprenditore veronese, con residenza a Milano, non ha però fatto alcun nome o indicato responsabilità di altri, limitandosi a dichiarare che era Mazzacurati ad occuparsi di tutto senza rendere conto ad alcuno. Dunque Mazzi non ha detto a chi sono finiti i soldi: sostiene di non saperlo.
A conclusione dell’interrogatorio gli avvocati Renato Alberini e Carlo Marchiolo hanno formulato istanza di remissione in libertà, sulla quale dovrà decidere nei prossimi giorni il giudice per le indagini preliminari, con il consenso della Procura. L’accordo tra accusa e difesa prevede il patteggiamento di 2 anni di reclusione (con la sospensione condizionale della pena) e la permanenza del sequestro su 4 milioni di euro di proprietà dell’imprenditore (sul totale di circa 16 attualmente “congelati”): denaro che sarà confiscato in qualità di provento del reato non appena la sentenza diventerà definitiva.
Mazzi è accusato di concorso in corruzione e finanziamento illecito dei partiti, nonché di false fatturazioni nell’inchiesta sul cosiddetto “sistema Mose”. A chiamarlo in causa è stato per primo l’ex presidente della Mantovani, Piergiorgio Baita; successivamente anche Mazzacurati, dopo una serie di iniziali titubanze, nell’interrogatorio del 30 luglio 2013, ha dichiarato che era a conoscenza del meccanismo illecito.
Finora sono numerosi gli indagati che hanno già concordato il patteggiamento con la Procura (l’udienza è fissata per il 16 ottobre davanti al gip Giuliana Galasso): Mario e Stefano Boscolo Bacheto della Cooperativa San Martino (2 anni di reclusione ciascuno e 700mila euro), Gianfranco Boscolo Condadin della Nuova Coedmar (2 anni e 700 mila euro), l’ex presidente del Magistrato alle acque di Venezia, Patrizio Cuccioletta (2 anni e 800mila euro), l’ex coordinatrice della progettazione del Mose, Maria Teresa Brotto (2 anni e e 600mila euro). E ancora: l’imprenditore svizzero Cristiano Cortella, ideatore del meccanismo delle false fatturazioni (1 anno e 3 mesi e 100mila euro), Franco Morbiolo, ex presidente del Coveco (1 anno e 19 mila euro) e l’ex consigliere regionale del Pd, Giampietro Marchese (11 mesi).
Nel frattempo la Procura sta lavorando per chiedere il rito immediato nei confronti degli indagati ancora detenuti, tra cui l’ex Governatore del Veneto, Giancarlo Galan, e l’ex assessore regionale Renato Chisso. Con il passaggio di fase (da indagine preliminare a processo) entrambi rischiano di restare in carcere in quanto i termini di custodia cautelare vengono prorogati.

Gianluca Amadori

 

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