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Gazzettino – Mose, subito a processo. Meneguzzo e Milanese.

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

20

set

2014

Giudizio immediato a Milano per il finanziere vicentino e l’ex braccio destro di Tremonti

Nel mirino due mazzette da mezzo milione. In aula anche il generale in pensione Spaziante

Tangenti Mose: giudizio immediato per Milanese, Meneguzzo e Spaziante il 4 novembre davanti al tribunale di Milano in composizione collegiale. Il gip Natalia Imarisio ha accolto la richiesta della Procura meneghina di “saltare” l’udienza preliminare e quindi accorciare i tempi del processo. Una modalità che è prevista solo per gli indagati che siano ancora detenuti e non oltre il 180. giorno dall’esecuzione del provvedimento di custodia cautelare. Si tratta del troncone dell’inchiesta veneziana sulla nuova Tangentopoli lagunare i cui atti sono stai trasmessi prima dell’estate per competenza territoriale agli inquirenti milanesi. In ballo due mazzette da mezzo milione di euro ciascuna, la cui consegna materiale sarebbe avvenuta negli uffici di Milano della Palladio Finanziaria del vicentino Roberto Meneguzzo fra il giugno 2010 e il febbraio 2011.
Meneguzzo, 58 anni, difeso dagli avvocati Alleva e Manfredini, è agli arresti domiciliari nella città berica, dopo aver tentato il suicidio in cella. In base alle prove raccolte dal Nucleo di polizia tributaria di Venezia, il manager considerato il “Cuccia del Nordest” avrebbe messo in contatto il presidente del Consorzio Venezia Nuova, Giovanni Mazzacurati, sia con Milanese che con Spaziante, i quali dietro lauto compenso si sarebbero dati da fare, per quanto di loro competenza, per facilitare la continuazione dei lavori del Mose.
Marco Milanese, 55 anni, nato a Milano, difeso dagli avvocati La Rosa e Spagnuolo, nel carcere militare di Santa Maria Capua Vetere è rinchiuso dallo scorso 4 luglio. È accusato di corruzione: quale consigliere politico dell’allora ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, avrebbe ricevuto 500mila euro per inserire nella delibera Cipe n.31/2010, un finanziamento di 400 milioni di euro per il Mose che era stato escluso dallo stesso Tremonti.
Anche Emilio Spaziante, 62 anni, casertano, difeso dagli avvocati Di Noia e Bergamini, è recluso a Santa Maria Capua Vetere dal 4 giugno, quando è scattata la “retata storica” in laguna. Generale della Finanza in pensione, all’epoca dei fatti in servizio a Roma come comandante interregionale dell’Italia centrale, sarebbe la “talpa” dell’inchiesta. Accusato di atti contrari ai doveri d’ufficio, avrebbe ricevuto 500mila euro (unico acconto rispetto ai 2 milioni e mezzo pattuiti) per ammorbidire la verifica fiscale aperta dalle Fiamme gialle nella sede del Consorzio l’11 giugno 2010 e per carpire informazioni sul procedimento penale e sulle intercettazioni disposte dagli inquirenti. In entrambi i casi a dare l’ordine di recuperare il contante a Piergiorgio Baita, allora patron della Mantovani, sarebbe stato Mazzacurati che poi lo avrebbe portato personalmente ai destinatari. Denaro rastrellato con il meccanismo della sovrafatturazione che vede coinvolti anche Luciano Neri, “contabile” del Cvn e Nicolò Buson, ragioniere della Mantovani.
Intanto, resta ai domiciliari l’ex eurodeputata vicentina Lia Sartori. Il Tribunale del riesame di Venezia rigettando l’appello presentato dagli avvocati Coppi e Zanettin. Lia Sartori, 67 anni, esponente di spicco di Forza Italia, già presidente del Consiglio regionale del Veneto, è accusata di finanziamento illecito per aver ricevuto nel 2009 un contributo elettorale di 25mila euro e altri contributi pari a 200mila euro, di cui 50mila consegnati personalmente da Mazzacurati il 6 maggio 2010. La Sartori respinge ogni addebito e annuncia di volersi difendere con ogni mezzo, «affinché la propria immagine pubblica e privata rimanga specchiata». Nel frattempo anche il manager Stefano Tomarelli (Condotte) ha concordato con la Procura il patteggiamento: due anni di reclusione (con sospensione della pena) e un “risarcimento” di 700mila euro.

Monica Andolfatto

 

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