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L’ex assessore Farinea invita il commissario Zappalorto a continuare sulla strada già iniziata

«Vanno concordate le nuove regole con i ministeri e garantire una governance tecnica, non politica»

MARGHERA – La delibera che apre la strada al riutilizzo di gran parte delle aree industriali dismesse a Porto Maghera è stata votata dal consiglio comunale nella sua ultima seduta del 16 giugno scorso e sono state recentemente approvate anche le delibere di Giunta – sia in Comune che in Regione – che hanno dato il via alla costituzione di una società pubblica che avrà come unico scopo la vendita delle aree per nuove attività industriali e logistiche, come prevede la variante per Marghera del Piano regolatore urbanistica. «A questo punto ci aspettiamo che il commissario Zappalorto prosegua sulla strada aperta con una precisa e condivisa volontà politica degli enti pubblici competenti e definendo con la Regione una governance della nuova società pubblica che abbia competenze tecniche specifiche e non sia l’ennesimo carrozzone politico», dice l’avvocato Alfiero Farinea, ex assessore allo Sviluppo Economico con delega alla Semplificazione Amministrativa, ai processi partecipativi e allo Sportello unico per Marghera. «Nell’anno e mezzo in cui sono stato assessore», spiega Farinea, «il gruppo di lavoro che mette insieme i dipartimenti ambiente, urbanistica, sviluppo economico e l’Avvocatura civica del Comune si è concentrato sulla semplificazione delle procedure amministrative a cui dovrà attenersi qualsiasi industriale che vuole investire a Porto Marghera nelle aree dismesse negli ultimi anni dalle industrie chimiche e siderurgiche. Porto Marghera è strategica per la città di Venezia che non può vivere solo di turismo e può rimettere in moto lo sviluppo economico solo se saprà garantirne, in tempi rapidi, il rilancio di questo grande popolo industriale e logistico, che non ha pari nel Veneto e in tutto il Nordest per la sua posizione geografica, le professionalità dei suoi lavoratori e le sue infrastrutture stradali, portuali, ferroviarie e di servizi e utility per le imprese insediate». Per questo l’ex assessore lancia un messaggio al commissario che ha preso il posto dell’ex sindaco Giorgio Orsoni: «Bisogna ora concentrarsi nella semplificazione delle procedure, essenziale per attrarre nuovi investitori che non possono attendere anni di procedure amministrative per realizzare i loro progetti». «Il nostro gruppo di lavoro comunale ha completato il lavoro di monitoraggio delle procedure esistenti ed ora è in grado di formulare una sua proposta da sottoporre ai ministeri e alle sovrintendenze competenti che grazie al Decreto del Fare del governo Mario Monti, possono predisporre con un unico atto amministrativo nuove, chiare e veloci procedure concordate, comprendendo una clausola di retrocessione per gli investitori che vogliono solo realizzare speculazioni immobiliari e non garantiscono quanto promesso in termini produttivi e occupazionali».

Gianni Favarato

 

La nuova società pubblica per le aree Eni in attesa del consiglio d’amministrazione

Obbiettivo: bonificare e vendere sul mercato le aree industriali dismesse dal’Eni a Porto Marghera a imprenditori interessati a nuove iniziative industriali e logistiche. Nome provvisorio, Li ve spa. Soci azionisti: Comune di Venezia (50%) con la controllata Ive srl e Regione Veneto (50%) con la controllata Veneto Acque spa. Governance (Consiglio di amministrazione): da nominare. Capitale sociale iniziale: 38 milioni. Sono questi i dati salienti della nuova società pubblica che il 31 ottobre prossimo firmerà «l’istanza di subentro» della proprietà di 108 ettari di aree industriali (suddivise in due lotti, A e B) cedute da Eni, a cui dovrà seguire la voltura delle autorizzazioni dei piani di bonifica delle aree dell’Eni (già presentati e autorizzati) dal ministero dell’Ambiente. Solo dopo questo passaggio la società potrà, come previsto, indire un bando europeo per la manifestazione d’interesse da parte di società che intendano acquisire le aree per avviare nuove attività di carattere industriale e logistico portuale, capaci di creare nuovo posti di lavoro, più che mai necessari sia per i giovani disoccupati che per i tantissimi lavoratori espulsi dalle fabbriche del Petrolchimico che hanno chiuso.

 

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