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PORTO MARGHERA – L’assemblea dei lavoratori boccia la decisione di chiudere il cracking: «Una fregatura»

«Abbiamo preso una bella fregatura. Anche il sindacato ha fatto degli errori». Il giorno dopo la notizia della chiusura del cracking, sindacati e lavoratori si sono dati appuntamento ieri al capannone di Porto Marghera, da sempre crocevia nei passaggi storici del Petrolchimico. Duecento persone in assemblea, un faccia a faccia schietto per capire come muoversi adesso che Eni ha detto chiaramente che il cracking chiude, notizia che per molti è una pietra tombale sulla vecchia chimica veneziana. Eppure, nell’accordo siglato a febbraio tra i sindacati e la multinazionale italiana, i termini erano diversi. Per questo il segretario nazionale della Femca Cisl, Gianluca Bianco, parla senza mezzi termini di una «fregatura». Ed è da questa fregatura che si deve ripartire, con i lavoratori – e i sindacati – decisi a non ripetere più lo stesso errore, di non «firmare più cambiali in bianco». Perché è vero che il «cane a sei zampe» ha promesso che a Marghera si faranno investimenti per 200 milioni e che l’attuale occupazione verrà mantenuta, ma, ragionano i sindacai, oggi in mano c’è solo il cerino di un impianto che chiude e 100 persone senza più un posto di lavoro. «L’unica cosa certa – conferma Riccardo Colletti, segretario veneziano Filctem -Cgil – è la chiusura del cracking e con essa la fine della chimica di base. Se Eni ha delle intenzioni veramente serie, cominci a fare dei veri investimenti». Prima di un nuovo accordo sulla fiducia, i chimici vogliono che Eni spenda soldi veri, immediatamente visibili, su Porto Marghera. Investimenti economicamente meno roboanti del progetto da 200 milioni per la chimica verde, ma comunque importanti come segnale verso le categorie. «Eni dovrà investire subito sulla logistica per dimostrarsi credibile», spiega Massimo Meneghetti, segretario veneziano della Femca-Cisl. Grazie al rafforzamento della logistica, che nel caso dell’impianto Eni-Versalis di Marghera vuol dire potenziare il trasporto e il trattamento di etilene e propilene, e quindi di cementare quel che resta della chimica veneziana, in attesa che vada in porto il progetto di riconversione prospettato da Eni, che programma l’avvio dei nuovi impianti entro 3anni. Questa è la base minima concessa alla multinazionale italiana per riguadagnare quel credito dilapidato in pochi mesi e sulla quale costruire un nuovo accordo per Porto Marghera. «Ha ragione chi è oggi in preda allo sconforto – aggiunge Bianco – ma faremo un nuovo accordo, a Roma e alla presenza del Governo, così da avere maggiori garanzie. Di questa Eni non ci possiamo più fidare». L’assemblea dei lavoratori ha comunque già bocciato ogni intervento di bonifica dell’impianto di cracking, confermando l’attuale sciopero «tecnico», in attesa che oggi, da Roma, dove è riunito il coordinamento nazionale del gruppo Eni, si definiscano le future strategie.

 

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