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La decisione del coordinamento dei chimici

MARGHERA – Un pacchetto di 8 ore di sciopero da gestire a livello territoriale e « sciopero delle flessibilità di orario ed organizzative» per tutto il mese di ottobre e un possibile no sciopero generale a novembre. Sono queste le decisioni prese ieri a Roma dal Coordinamento nazionale dei quadri e delegati dei chimici di Cgil, Cisl e Uil del Gruppo Eni che, dopo quella di luglio, ha deciso di proseguire la mobilitazione per cambiare l’attuale piano industriale del gruppo petrolchimico che ha come azionista di riferimento il ministero del Tesoro. «Il disegno del management Eni», si legge in una nota conclusiva del Coordinamento, approvata all’unanimità dai delegati presenti dei tre sindacati, «attraverso la chiusura del cracking di Porto Marghera, che rischia di provocare effetti devastanti sull’intera area produttiva del quadrilatero padano, della raffineria di Gela, la vendita della raffineria di Livorno e la probabile dismissione di quella di Taranto, insieme alla decisione di procedere alla cessione di ramo d’azienda a Sarroch, rappresenta plasticamente una dismissione violenta della presenza industriale Eni». Il Coordinamento ha espresso «netta contrarietà» verso la «ventilata possibilità di cessione di quote di Saipem e dispiegherà tutte le azioni necessarie per impedirle. Esprime, inoltre, preoccupazione sulle voci ricorrenti circa l’uscita del gruppo dal mercato retail di Gas & Power, che invece dovrebbe vedere un rinnovato impegno, organizzativo e finanziario, nella prospettiva di una ripresa dei consumi». «Eni», conclude la nota, «non ha dato seguito agli interventi previsti dal verbale di incontro del 31 luglio scorso, avallato dalla firma del ministro dello Sviluppo Economico, Federica Guidi».

 

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