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Nuova Venezia – Indagato per il Mose, nel Via del Contorta

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

28

set

2014

Giuseppe Fasiol, nominato dal Ministero nella commissione tecnica, fu arrestato per aver favorito i project di Baita e Minutillo

VENEZIA – Un dirigente della Regione indagato nell’inchiesta Mose dovrà valutare l’impatto ambientale del progetto Contorta, lo scavo di un nuovo canale in laguna per far passare le grandi navi. È Giuseppe Fasiol, responsabile dell’Ufficio Via della Regione al cui vertice era Renato Chisso, anche lui arrestato con l’ex governatore Galan nell’inchiesta Mose. Nuove polemiche all’orizzonte per le grandi opere veneziane. È stata avviata in questi giorni la procedura di Impatto ambientale (Via) per il progetto Contorta Sant’Angelo. Nuova via d’acqua progettata dall’Autorità portuale, presieduta da Paolo Costa, per far arrivare le navi in Marittima senza passare da San Marco. 150 milioni di spesa, 6 milioni e mezzo di fanghi da scavare per costruire un’autostrada d’acqua dove adesso è il piccolo canale Contorta, che andrà portato da 10 a 120 metri di larghezza, scavato da 2 a dieci e mezzo. Soluzione contestata, anche dal punto di vista della legittimità. Perché il Porto ha chiesto e ottenuto l’esame del suo progetto con le procedure accelerate della Legge Obiettivo. La comunicazione – arrivata in questi giorni a Regione, Provincia e Comune di Venezia per i pareri – è stata firmata il 18 settembre dal direttore generale delle Valutazioni ambientali del ministero Mariano Grillo. Che negli ultimi paragrafi comunica: «Si informa che la commissione Tecnica di verifica dell’Impatto ambientale sarà integrata dall’ingegner Giuseppe Fasiol». Che c’è di male? In teoria è tutto regolare. Non fosse che l’ingegnere era stato arrestato il 4 giugno su mandato della procura veneziana con l’accusa di «essersi messo come dirigente regionale a disposizione di Baita e Minutillo al fine di accelerare l’iter procedurale dei project financing presentati da società del gruppo Mantovani». L’ingegnere è stato scarcerato dal Tribunale del Riesame qualche giorno dopo. Ma le accuse nei suoi confronti sono ancora in piedi. Che c’entra Mantovani con il Contorta? «Per i lavori faremo una gara», assicura il presidente del Porto Paolo Costa. Ma Mantovani ha firmato con Tethis il progetto preliminare dell’off shore per le merci in Adriatico (costo previsto 3 miliardi di euro). E presentato proposte anche sul Contorta. Non a caso nella cartografia depositata appare la variante proposta proprio dalla Mantovani al tracciato del nuovo canale. Questione sollevata qualche mese fa dal senatore del pd Felice Casson: «Far luce su tutti gli intrecci criminogeni delle grandi opere nel Veneto», aveva scritto. Intanto la scoperta ha fatto saltare qualcuno sulla sedia. Interrogazioni e richieste di chiarimenti a Grillo e al ministro per l’Ambiente Galletti. «Perché mai», è la domanda, «fra i tanti esperti italiani di Valutazione di impatto ambientale il ministero ha deciso di cooptare come membro esterno proprio l’ingenere della Regione coinvolto nell’inchiesta su Mantovani e Mose? E sul progetto contestato arrivano le prime osservazioni. Le prime, firmate da Italia Nostra, Ecositituto e Ambiente Venezia, sollevano il problema dell’illegittimità delle procedure avviate da Grillo. «Il nuovo canale non può essere», dicono, «un’opera strategica di interesse nazionale».

Alberto Vitucci

 

la vecchia guardia lascia il CONSORZIO venezia nuova

Il Cvn prepensiona e risparmia due milioni

VENEZIA – Quindici dipendenti in meno. Due milioni di euro risparmiati sugli stipendi. E la vecchia guardia in pensione. Il Consorzio Venezia Nuova ha avviato già l’anno scorso la «cura dimagrante» che dovrebbe portare a un suo ridimensionamento alla fine dei lavori del Mose, nel 2016. Ma l’inchiesta con gli arresti del presidente della Mantovani Piergiorgio Baita (febbraio 2013) e poi del presidente del Consorzio Giovanni Mazzacurati (luglio 2013), inchiesta sfociata poi nei clamorosi arresti del 4 giugno 2014, ha accelerato il ricambio. Se n’è andata in pensione anticipata, ad esempio, l’ex vicedirettore tecnico Maria Teresa Brotto, presidente della Tethis, arrestata insieme agli ex presidenti del Magistrato alle Acque. È uscita dal gruppo di imprese del Mose anche Flavia Faccioli, architetto e per molti anni responsabile della comunicazione, vicina a Mazzacurati. Per lei nessun coinvolgimento nell’inchiesta, ma i nuovi vertici – il presidente Mauro Fabris e il direttore generale Hermes Redi – hanno preferito cambiare. Molti ingegneri e dirigenti se n’erano già andati. Tra questi il fondatore dell’ufficio studi Alberto Bernstein e l’inventore dei progetti sulle barene Luigi Stoccher. Ma anche il consulente Diego Semenzato. Cambiato anche il Comitato tecnico operativo, di cui facevano parte oltre a Mazzacurati e Baita, anche l’ingegner Pio Savioli, rappresentante delle cooperative nel Consorzio, anch’egli arrestato nell’ambito dell’inchiesta Mose. Anche l’organismo di vigilanza, come certifica il bilancio consuntivo 2013, in questi giorni all’approvazione, è stato completamente rinnovato e affidato a consulenti esterni. Un tentativo di girare pagina da parte della nuova dirigenza che vuol concludere l’opera e far dimenticare in fretta lo scandalo.

(a.v.)

 

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