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Trovato il tesoro di Chisso nascosto dal segretario

Trovato il tesoro di Renato Chisso. O almeno la strada che porta lì: l’ex assessore regionale alle Infrastrutture non aveva soldi sui conti italiani. Sono passati di conto in conto e aver trovato la traccia, secondo la Guardia di finanza, equivale ad aver trovato il tesoro: più o meno 8 milioni nascosti dall’ex segretario. Anche se i soldi fisicamente non ci sono più, è possibile contestarli a lui.

 

Corsa alle rogatorie internazionali per i “tesori” di Galan e Chisso

Caccia ai soldi in Slovenia, Ucraina, Moldavia, Austria e Svizzera

L’EX EURODEPUTATA – Lia Sartori libera dopo 3 mesi ai domiciliari: può espatriare

L’EX GOVERNATORE – Gli investigatori in attesa di risposte dalla Croazia

TRACCE I giudici sulle piste del denaro che Chisso avrebbe portato all’estero

Mose, le indagini si spostano all’estero

Non solo Luigi Dal Borgo. La Procura di Venezia è alle prese sì con il controllo dei conti correnti delle banche indicate dall’imprenditore bellunese, ma anche e soprattutto con le rogatorie internazionali. A partire dal 4 giugno, data della maxi retata del Mose, i pm veneziani Paola Tonini, Stefano Buccini e Stefano Ancilotto hanno inondato di richieste i Tribunali di mezza Europa. Non solo Slovenia, Ucraina e Moldavia, ma anche Austria e Svizzera. Adesso giorno dopo giorno stanno arrivando le prime risposte e i magistrati le stanno vagliando assieme alla Guardia di finanza. Resta il fatto che il filone certo è quello indicato da Luigi Dal Borgo – che assieme a Mirco Voltazza si faceva pagare fior di quattrini da Baita dicendo di essere in grado di fermare le inchieste della Finanza e della Procura contro la Mantovani e il Consorzio Venezia Nuova – che ha parlato di soldi portati all’estero da Enzo Casarin. La Procura è certa che Casarin abbia portato quattrini all’estero anche per conto di Renato Chisso, di cui era segretario personale in Regione Veneto. Ma qualcosa sta saltando fuori anche dalle altre rogatorie che riguardano pure l’ex governatore del Veneto Giancarlo Galan. Stando alle intercettazioni telefoniche di Paolo Venuti, il commercialista di Galan, all’estero ci sono almeno 1 milione e 800 mila euro sparsi in conti vari, tutti riferibili a Galan. «Quelli in Svizzera li tengo io – diceva il commercialista alla moglie riferendosi a Galan – quelli in Croazia li tiene lui». E alla domanda della moglie: «Ma quanti sono i suoi?», la risposta era stata precisa: «Un milione e otto». Galan ha sempre smentito e siccome Paolo Venuti finora non ha aperto bocca bisogna per forza attendere che la rogatoria con la Croazia porti a casa i risultati che la Procura si aspetta.
Paola Tonini, Stefano Ancilotto e Stefano Buccini si preparano a chiedere il rito immediato per tutti coloro – e sono una piccolissima minoranza – che non hanno patteggiato e che sono ancora in galera. Si tratta di Renato Chisso, di Giancarlo Galan, di Enzo Casarin – che ha il Riesame domani – e di Paolo Venuti – che sarà sentito il 7 ottobre. Il rito immediato significa che i 4 andranno a processo direttamente dalla galera, senza passare per casa. I tempi sono stretti per Chisso – la scadenza termini della carcerazione è il 4 dicembre – e ancora più stretta per Galan, 22 ottobre. Dunque già entro la metà di ottobre ci saranno le prime richieste di rito immediato. Tutti loro saranno processati con le prove raccolte fino ad allora, visto che c’è stata una proroga delle indagini e fra le prove che la Procura conta di portare in Tribunale ci sono pure i conti correnti con i soldi.
E anche per Lia Sartori è arrivata la libertà dopo tre mesi di domiciliari. Per lei la Procura non ha chiesto il processo con rito immediato e il giudice ha concesso anche il diritto all’espatrio, non ritenendo che vi sia pericolo di fuga. L’ex eurodeputata era stata arrestata il 2 luglio, con l’accusa di aver ricevuto finanziamenti illeciti da parte di alcuni imprenditori coinvolti nel Consorzio Venezia Nuova, ipotesi respinta sempre con forza dalla Sartori.
Intanto si attende di capire se lo Stato ha intenzione o no di costituirsi parte civile nei confronti dei corrotti così come ha già fatto il Comune di Venezia, che ha avviato le procedure con l’avvocatura civica. Dall’Avvocatura dello Stato invece non è arrivata nemmeno una velina che lasci intravvedere l’intenzione della presidenza del Consiglio di costituirsi in giudizio contro gli ex amministratori accusati di aver intascato milioni di euro in mazzette: soldi provenienti dalla sovrafatturazione dei lavori del Mose. E dunque pubblici.

Maurizio Dianese

 

MILANO – Accordo tra la difesa dell’ex ad di Palladio e la Procura: 2 anni e 6 mesi. Deciderà il gip

Meneguzzo, patteggiamento in vista

LISA SARTORI – Accusata di finanziamenti illeciti da parte di imprenditori. Ma lei ha sempre negato tutto

MILANO – Roberto Meneguzzo punta al patteggiamento per uscire dal filone milanese dell’inchiesta sul Mose e gli appalti del Consorzio Venezia Nuova. I legali dell’ex amministratore delegato e vicepresidente di Palladio Finanziaria hanno trovato un accordo con i pm Roberto Pellicano e Luigi Orsi per una pena di due anni e sei mesi. La proposta di patteggiamento dovrà essere ora vagliata da un Gip del tribunale di Milano.
Il manager, tra i fondatori di quella che è stata definita la Mediobanca del Nordest, è accusato di concorso in corruzione, insieme all’ex parlamentare del Pdl Marco Milanese e al generale in pensione della Guardia di Finanza Emilio Spaziante, in uno stralcio della più ampia inchiesta della procura di Venezia, trasmesso a Milano per competenza territoriale. Meneguzzo è accusato di concorso in corruzione in merito al presunto pagamento di due tangenti da 500mila euro ciascuna da parte del Consorzio Venezia Nuova a Milanese e al generale Spaziante, per avere, nel primo caso lo sblocco di alcuni fondi da parte del Cipe per il Mose e, nel secondo episodio contestato, per avere controlli «morbidi» da parte delle Fiamme Gialle. Secondo l’accusa, ha fatto da tramite tra l’allora presidente del Cvn, Giovanni Mazzacurati, con Milanese e Spaziante.
Questo filone di indagine è stato trasmesso da Venezia a Milano, in quanto si ritiene che lo scambio di denaro sia stato effettuato nell’ufficio milanese della Palladio Finanziaria e per questo la competenza territoriale è del capoluogo lombardo. Alla luce della richiesta di patteggiamento di Meneguzzo, se l’accordo questa verrà ratificato, saranno processati solamente Milanese e Spaziante.

 

IL CASO – La fondazione del patriarcato di Venezia sfiorata dallo scandalo Mose

Dalla Regione 200 mila euro al Marcianum ed è polemica

CHIARIMENTI – La delibera oggi in commissione Marotta (Idv): devono spiegare

È stata la tempistica ad alimentare la polemica. Perché se il contributo di 200mila euro fosse uscito dalle casse di Palazzo Balbi a inizio anno, nessuno avrebbe trovato da ridire: in fine dei conti è dal 2008 che la Regione Veneto finanzia il Marcianum, la Fondazione sorta nel 2007 con lo scopo di “promuovere il patrimonio culturale e religioso del Patriarcato di Venezia”. Dal 2007 al 2013 la Regione ha dato un milione e seicentomila euro al Marcianum di Venezia. E adesso altri 200mila euro per il 2014. Il punto è che il Marcianum, dopo essere stato sfiorato dallo scandalo del sistema del Mose, è stato completamente ridimensionato dal Patriarcato d’intesa con il Vaticano, tanto che già da quest’anno alcune attività saranno dismesse e ci saranno forti tagli del personale. La cura dimagrante è stata annunciata dal Patriarcato lo scorso luglio: “Già dall’anno corrente non verranno attivati i corsi dei primi anni della facoltà di diritto canonico e dell’istituto superiore di scienze religiose”. E allora com’è che la giunta regionale del Veneto il 9 settembre – quindi dopo lo scandalo e dopo l’annuncio del ridimensionamento – ha deciso di continuare l’erogazione dei fondi per il Marcianum? Chiaro che erano fondi già previsti, ma l’argomento sarà comuqnue oggetto di discussione questa mattina a Palazzo Ferro Fini, durante la riunione della sesta commissione consiliare. All’ordine del giorno c’è la delibera numero 135 della giunta approvata il 9 settembre, un provvedimento che per diventare operativo ha bisogno di un passaggio in commissione. Tra l’altro al Ferro Fini stamattina è prevista l’audizione di Paolo Lombardi, il nuovo amministratore delegato della Fondazione Marcianum nominato dal collegio dei fondatori lo scorso 17 luglio. Gennaro Marotta, consigliere regionale dell’Idv, vuole capire: «Se il patriarca Francesco Moraglia decide di chiudere la Fondazione Marcianum, perché la Regione stacca un assegno da 200mila euro? Sarò in commissione Cultura per capirne di più». L’esponente dell’Idv, tra l’altro veneziano, precisa: «Non dubitiamo che dal punto di vista normativo ed amministrativo sia tutto in ordine, ma da quello politico ci pare sia una scelta dalla dubbia opportunità. La Regione ha già sovvenzionato con cifre importanti, negli ultimi anni, la Fondazione Marcianum: 1,6 milioni di euro dal 2008 ad oggi, contando anche il contributo del 2014. Con i fondi regionali per la cultura in affanno, perché la giunta Zaia non pensa di dividere questo ingente contributo con altre associazioni più piccole e sfortunate, così da mantenerle in vita?».

 

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