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Paolo Venuti ha aiutato gli inquirenti a fare chiarezza sul patrimonio dell’ex governatore

Anche il commercialista padovano Paolo Venuti ha deciso di parlare e, da ieri pomeriggio, è stato rimesso in libertà: i suoi legali, gli avvocati Merlini e Iavicoli, hanno concordato con la Procura il patteggiamento di due anni di reclusione.
Il parere favorevole alla scarcerazione è stato dato dai pm Paola Tonini, Stefano Ancilotto e Stefano Buccini dopo un lungo interrogatorio avvenuto qualche giorno fa, nel corso del quale il professionista cinquantasettenne ha ammesso di aver fatto da prestanome dell’ex presidente della Regione, Giancarlo Galan, aiutando gli inquirenti a fare chiarezza sulla consistenza del suo patrimonio e sulla destinazione di svariate somme di denaro.
Venuti ha assicurato ai pubblici ministeri di essere stato all’oscuro del fatto che il patrimonio a lui affidato dall’amico Galan potesse essere di provenienza illecita. Sulla base delle sue dichiarazioni, gli inquirenti hanno avviato una serie di ulteriori accertamenti e approfondimenti, svolti dagli uomini della Guardia di Finanza.
Con la remissione in libertà del commercialista, sono restati soltanto due gli indagati ancora detenuti in carcere: uno è l’ex Governatore del Veneto Galan, rinchiuso un una stanza nel Centro medico dell’ospedale di Opera, a Milano; l’altro è l’ex assessore regionale alle Infrastrutture, Renato Chisso, detenuto in un altro Centro medico, quello dell’ospedale di Pisa.
La Procura veneziana sta lavorando in queste settimane per chiudere la prima tranche dell’inchiesta chiedendo il rito immediato, la procedura attraverso la quale è possibile “saltare” l’udienza preliminare e approdare direttamente davanti al Tribunale. Con molte probabilità il rito immediato sarà chiesto soltanto per i detenuti, e dunque per Galan e Chisso. In realtà c’è un terzo indagato che si trova agli arresti domiciliari: si tratta di Federico Sutto, ex stretto collaboratore dell’allora presidente del Consorzio Venezia Nuova, Giovanni Mazzacurati).
Nel frattempo, il prossimo 16 ottobre, è in programma, davanti al presidente della sezione Gup, Giuliana Galasso, l’udienza per definire una ventina di patteggiamenti già concordati tra difesa e pubblica accusa. Hanno chiesto l’applicazione della pena, tra gli altri, l’imprenditore veronese Alessandro Mazzi, socio di peso del Cvn, Mario e Stefano Boscolo Bacheto della Cooperativa San Martino, Gianfranco Boscolo Condadin della Nuova Coedmar, l’ex presidente del Magistrato alle acque di Venezia, Patrizio Cuccioletta, l’ex coordinatrice della progettazione del Mose, Maria Teresa Brotto, l’ex consigliere regionale del Pd, Giampietro Marchese, l’imprenditore svizzero Cristiano Cortella, e Franco Morbiolo, ex presidente del Coveco. Ma anche gli imputati nello stralcio milanese dell’inchiesta sono scesi a patti con la Procura: l’ex amministratore delegato di Palladio Finanziaria, il vicentino Roberto Meneguzzo, ha trovato un accordo per due anni e sei mesi, mentre l’ex generale delle Fiamme Gialle, Emilio Spaziante, vorrebbe patteggiare 4 anni.

 

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