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Solo un obbligo di dimora per Tiziano e Nicola Lando, i due imprenditori arrestati alla fine di settembre con l’accusa di “traffico illecito di rifiuti”

Solo un obbligo di dimora per Tiziano e Nicola Lando, i due imprenditori arrestati alla fine di settembre con l’accusa di “traffico illecito di rifiuti” in relazione all’attività svolta dalla società Ecolando srl (finita sotto sequestro), che ha due sedi, a Fossò e a Sant’Angelo di Piove. Lo ha stabilito ieri il Tribunale del riesame, accogliendo il ricorso presentato dal difensore dei due imprenditori, l’avvocato l’avvocato Stefano Marrone, il quale aveva chiesto la revoca della misura degli arresti domiciliari. Le motivazioni del provvedimento saranno depositate nei prossimi giorni: con molte probabilità il Riesame ha ritenuto sufficiente la misura cautelare meno afflittiva.
L’inchiesta a carico dei due – padre e figlio – è stata condotta dal Corpo forestale dello Stato ed è stata coordinata dal pm Giovanni Zorzi della Distrettuale Antimafia della Procura di Venezia, competente a trattare le vicende relative a traffico di rifiuti. Secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbero aumentato in modo truffaldino il peso dei rifiuti che arrivavano ai due impianti per poi fingere di trattare i rifiuti, mentre in realtà si sarebbero limitati a cambiare i codici CER – Codice Europeo dei Rifiuti – per farlio figurare non più pericolosi.
L’avvocato Marrone ha cercato di dimostrare al Tribunale l’infondatezza dell’accusa, dichiarando che i codici utilizzati erano quelli autorizzati e che i rifiuti non erano pericolosi. In subordine ha sostenuto che in ogni caso, l’eventuale illecito contestabile non è quello previsto dall’rticolo 260 del codice dei rifiuti, ma il meno grave articolo 256, che non prevede peraltro alcuna misura cautelare. Infine ha negato che esista pericolo di fuga o inquinamento probatorio.

 

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