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Gazzettino – Sistema Mose, nuova retata

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

8

ott

2014

Sistema Mose, nuova retata

IL VENETO degli scandali

Torna il “sistema Mose” spariti altri sette milioni

L’INCHIESTA – Blitz nel settore ambiente: 3 arresti, 21 indagati, accuse a Chisso e Conta, capogruppo Ncd

L’OPERAZIONE – Tre misure cautelari, tra cui gli arresti domiciliari per un dirigente della Regione Veneto, e una ventina di indagati per un’inchiesta che vede, in parte, gli stessi protagonisti dello scandalo Mose.

L’INDAGINE – Nel mirino della Finanza i fondi dirottati al Consorzio Venezia Nuova per progetti ambientali. Coinvolti gli ex assessori Chisso e Conta.

I DUE EX ASSESSORI – Chisso e Conta responsabili «di un’ articolata manovra con finalità privatistiche»

IL MANAGER – L’ex dirigente dell’Ambiente «collocò in Svizzera i profitti accumulati»

OPERAZIONE BUONDÌ – Progetti per l’ambiente dal Consorzio Venezia Nuova a società-schermo

TUTTI I REATI – Non ci sono tangenti, ma abusi d’ufficio, falso, peculato e malversazione

Agli arresti domiciliari il dirigente regionale Fabio Fior, obbligo di dimora per due imprenditori

Tra i 18 indagati Chisso, gli ex Magistrati alle Acque Piva e Cuccioletta e Conta, capogruppo Ncd

GLI AFFARI – Oltre 7 milioni nella rete d’oro dell’ingegner Fior

Ti occupi di un dirigente infedele nell’ufficio Ambiente della Regione ed ecco riemergere dalle acque, solo all’apparenza placide della laguna, il Mose. Insieme a parte della “cricca” arrestata lo scorso 4 giugno dai finanzieri del Nucleo di polizia tributaria di Venezia. Niente di cui stupirsi. Lo dicono gli stessi investigatori delle Fiamme Gialle. Le indagini che hanno portato ieri agli arresti domiciliari l’ingegner Fabio Fior, 57enne noalese trapiantato a Padova, tuttora dipendente del settore Lavori pubblici della Regione, e di due imprenditori sottoposti all’obbligo di dimora, Maria Dei Svaldi, 47enne, di Mogliano e Sebastiano Strano, 52enne di Saccolongo (Padova), confermano, fra gli altri aspetti, ancora una volta il sistema perverso che legava a filo doppio il Magistrato alle Acque, sotto la gestione di Maria Giovanna Piva prima e di Patrizio Cuccioletta poi, al Consorzio Venezia Nuova targato Giovanni Mazzacurati.

Ed ecco spiegato il motivo per cui, fra gli altri 18 indagati dell’operazione battezzata “Buondì” non per le note merendine, bensì perché così si davano il buongiorno Fior e compagni, figurano nomi legati all’inchiesta sulla “grande retata”: dagli stessi Piva e Cuccioletta, all’ex assessore Renato Chisso, tuttora in carcere, dagli ex direttori generali del Consorzio Roberto Pravatà dimessosi nel settembre 2008 e Johann Stocker in carica fino al maggio 2001, all’attuale direttore dei sistemi informatici Roberto Rosselli, parmense di 56 anni e all’epoca dei fatti responsabili del Servizio Informativo del Consorzio. A tutti viene contestato il reato di abuso d’ufficio. Il legame con Fior? Eccolo. Si dipana attraverso il dirottamento illecito di fondi regionali al Consorzio, “complici” nel 2005 l’allora assessore all’Ambiente, Chisso e nel 2009 il suo successore, il veronese Giancarlo Conta, 65 anni, attuale capogruppo consigliare a palazzo Ferro Fini per il Nuovo centro destra autonomo (anche lui indagato per abuso d’ufficio). La cifra complessiva è di circa sette milioni di euro che entrano nelle casse del Consorzio per progetti ambientali e finiscono a vario titolo in quelle delle società create strumentalmente da Fior per intercettare i soldi pubblici che egli stesso gestiva come dirigente generale della Direzione tutela ambiente dal 2002 al 2010.
Il meccanismo oliato ruota attorno al Sistema informativo del Consorzio Venezia Nuova. È l’allora responsabile Rosselli il riferimento di Fior. E gli ex assessori? Hanno promosso a Palazzo Balbi gli accordi di programma fra Regione Veneto e Magistrato alle Acque che, con affidamento diretto, e quindi senza regolare gara d’appalto, hanno assegnato al Consorzio tramite il Sistema informativo, da un lato il telerilevamento delle discariche sul territorio regionale (un milione e 80mila euro) e dall’altro la certificazione ambientale (quasi 4 milioni) di otto comuni della riviera del Garda con comune capofila Torri del Benaco (fra gli indagati anche l’allora sindaco Giorgio Passionelli). È Fior a indirizzare il Sistema informativo ad avvalersi delle aziende a lui riconducibili quali controllori terzi della realizzazione dei progetti. Aziende come Zem Italia, Nord Est controlli, Sicea, Eos Group, delle quali Fior secondo gli inquirenti è socio occulto o addirittura dominus. Nell’elenco risulta anche la Stc 2000 che viene invece collegata a Rosselli in quanto amministrata dalla sua compagna e dal figlio di lei. Da sottolineare che nell’ennesimo scandalo che scuote la Regione – la quale in questa vicenda hanno chiarito gli stessi investigatori è parte lesa e ha collaborato da subito con le indagini – non si parla né di tangenti né di corruzione, bensì appunto di abuso d’ufficio. A Fior vengono contestati anche i reati di peculato, malversazione a danno dello Stato, e falsità ideologica.
Il conto alla rovescia per il suo arresto è scattato nel 2011 quando i finanzieri del Nucleo di polizia tributaria eseguono un controllo nel settore dei materiali ferrosi negli uffici della Regione. È da qui che prendono origine le indagini coordinate dalle Procure di Venezia e di Padova, e che vedono impegnati anche i carabinieri del Noe di Treviso. Ad apparire singolare da subito la figura di Fior che assomma su di sé molteplici incarichi nell’ambito delle procedure per il trattamento dei rifiuti: fa parte della Commissione Via (Valutazione impatto ambientale) e della Commissione tecnica regionale all’ambiente. Conosce perfettamente l’iter delle pratiche e in virtù della funzione che riveste riesce a farsi nominare collaudatore delle opere che spesso ha autorizzato, in alcun casi dichiarando falsamente di non avere incompatibilità con il relativo incarico e in altri omettendo di richiedere l’autorizzazione a operare extra ufficio alla Regione. Una iper attività che non solo gli fa intascare fra il 2004 e il 2010 circa un milione e seicento mila euro, (600mila euro per incarichi mai autorizzati) ma che gli costa un procedimento disciplinare aperto dalla Regione che sfocia nella sospensione dal lavoro dal 1. ottobre 2013 al 31 marzo 2014. Gli sviluppi investigativi, come ha spiegato il tenente colonnello Roberto Ribaudo, hanno appurato il collegamento diretto tra le ditte e Fior attraverso una fiduciaria svizzera gestita dal commercialista mestrino Sergio Gionata Molteni. Ditte che hanno attuato nei fatti un regime di monopoli amministrate da sodali di Fior come la Dei Svaldi, Strano e Gennaro Visciano. Fra queste anche la Green Project destinataria di 5 milioni per il rimboschimento della discarica di Sant’Urbano nel padovano, soldi ottenuti con l’istituzione di un fondo regionale alimentato pure dalla tassa sui rifiuti. Le opere furono iniziate e poi abbandonate tanto che per giustificare le spese furono emesse fatture per operazioni e prestazioni inesistenti. Ed è in tale contesto che risultano indagati gli allora sindaci di Sant’Urbano (Padova), Dionisio Fiocco e di Piacenza d’Adige (Padova) Lucio Giorio. La Regione con la Green Project ha tutt’ora un contenzioso che le ha consentito di ottenere la restituzione di oltre tre milioni di euro.

Monica Andolfatto

 

Soci occulti, soldi all’estero e spunta il nome di Galan

L’ordinanza del Gip Marchiori ricostruisce le «condotte illecite» di Fior per accappararsi appalti e occultare i proventi. In un’intercettazione il nome dell’ex governatore: indaga la Gdf

«Dalle indagini emerge che Fabio Fior ha messo a segno nel corso di un esteso arco temporale, con il contributo di Sebastiano Strano e Maria Dei Svaldi, plurime condotte illecite strumentalizzando la funzione pubblica per il perseguimento di finalità privatistiche e di cospicui vantaggi economici».
Lo scrive il giudice per le indagini preliminari di venezia, Roberta Marchiori, nell’ordinanza di custodia cautelare, lunga 117 pagine, con cui ha imposto gli arresti domiciliari a Fior, ex dirigente regionale all’Ambiente e l’obbligo di dimora ai due imprenditori della Green Project. Tutti sono accusati di peculato (per essersi appropriati di oltre due milioni di euro relativi ad interventi di riforestazione effettuati solo in piccola parte a Sant’Urbano, in provincia di Padova); Fior anche di falso ideologico commesso da pubblico ufficiale in relazione ad una dichiarazione con la quale, su sua pressione, il segretario dell’assessore all’Ambiente, Paolo Zecchinelli, attestò che il dirigente aveva chiesto l’autorizzazione a svolgere alcuni collaudi, cosa che invece non sarebbe avvenuta.
SOLDI IN SVIZZERA – La misura cautelare è stata concessa per «il concreto pericolo di inquinamento probatorio»: il gip sottolineana come Fior, dopo le contestazioni disciplinari (fu sospeso per sei mesi lo scorso anno) «si è immediatemente attivato per “fabbricare” atti falsi tesi ad accreditare la regolarità del suo operato… e ha inoltre verosimilmante provveduto a “collocare” in territorio svizzero i profitti accumulati».
ARRESTI NEGATI – Il pm Giorgio Gava aveva chiesto misure cautelari più pesanti nei confronti dei tre, sollecitando l’arresto anche di altri due indagati. Il gip Marchiori ha invece ridimensionato il quadro accusatorio, ritenendo sufficienti domiciliari e obbligo di dimora e sostenendo che non vi sono sufficienti elementi probatori in relazione ad alcuni dei 37 capi d’imputazione contestati dalla Procura: tra questi figurano l’ipotesi di associazione per delinquere e concussione per induzione, per i quali non è quindi stata concessa ordinanza di custodia cautelare. Parte dei reati sono stati commessi a Padova e gli atti saranno trasferiti nei prossimi giorni alla locale Procura.
GALAN – A pagina 77 dell’ordinanza, nel capitolo dedicato alle presunte false fatturazioni per giustificare i fondi ricevuti dalla Regione per l’intervento di riforestazione, spunta anche il nome di Galan. A farlo, in un colloquio intercettato (e riassunto in un brogliaccio della Finanza) è l’imprenditore Sebastiano Strano, mentre parla con Dionisio Fiocco, sindaco di Sant’Urbano: «Strano dice che sono convinti (non dice chi) che la Regione ha messo i fondi, li ha dati a lui che li ha girati a Fiocco tramite Solaris o chissà come e che Fiocco li ha poi restituiti a Galan». La Finanza sta effettuando accertamenti per capire se il riferimento sia effettivamente all’ex Governatore o se Strano usasse il nome di Galan per intendere l’Ente da lui presieduto.
CHISSO E CONTA – La Procura attribuisce ai due assessori regionali all’Ambiente, Renato Chisso e Giancarlo Conta (solo indagati), un ruolo decisivo nella seconda vicenda finita sotto accusa, quella relativa al “Sistema informativo” che la Regione ha affidato al Consorzio Venezia Nuova, senza alcuna gara, in asserita violazione delle legge. Il gip ritiene fondata l’ipotesi di «un’unitaria, articolata manovra illecita posta in essere per finalità privatistiche». A godere di un ingiusto vantaggio patrimoniale sarebbero stati il Cvn e varie altre società, ma anche Fabio Fior. Nell’ordinanza tutte le contestate ipotesi di abuso d’ufficio sono state ritenute fondate, ma per questo reato non è stata emessa misura cautelare.
SOCIO OCCULTO – Le indagini condotte dalla Guardia di Finanza, con la collaborazione dei Carabinieri del Noe, hanno evidenziato che Fior ha agito come “socio occulto” di numerose società che operavano nel settore ambientale (oltre a Green Projetc, anche Zem Italia, Nord est controlli, Sicea, Eos, Eco Environment, Marte e Ansac), sia mentre rivestiva l’incarico di dirigente del settore Ambiente della Regione, sia nel periodo successivo. A confermarlo sarebbero i servizi di osservazione e le numerose intercettazioni: sono migliaia le telefonate da lui fatte con i formali aministratori di quelle società, o le visite nelle loro sedi. Un numero tale di chiamate e di incontri che non possono «trovare giustificazione in motivi istituzionali», scrive il gip.
ROYALTIES – Il ruolo dominante di Fior emerge dalle intercettazioni: è il dirigente regionale, ad esempio, a suggerire a Strano e Dei Svaldi di togliere dal mercato la società Eos, troppo esposta in quanto diventata quasi monopolista, proponendo di suddividere i suoi lavori tra altre società, riconoscendogli delle royalties.
I SEQUESTRI – Il gip ha “congelato” i conti correnti delle società coinvolte nell’inchiesta, finalizzata ad una futura eventuale confisca: si tratta di Eos Group srl, Green Porject srl, Eco Environment Sa e Stc 200 sas. Nessun sequestro è stato concesso invece per i conti correnti di Fior.

Gianluca Amadori

 

FONDI A PIOGGIA – Dal 2003 avrebbe speso 120 milioni

SOLDI BLOCCATI – La magistratura ha congelato i conti di cinque società

I VERBALI Baita: «Uno sperpero totale di denaro dello Stato»

Il Sistema informativo, così il Consorzio finanziava gli amici

L’ex patron della Mantovani spiega come i fondi regionali ottenuti senza gara venivano indirizzati alle società di Fior

Mose, Magistrato alle Acque, Consorzio Venezia Nuova. Parole chiave della recente tangentopoli lagunare ma anche dell’indagine che ha portato all’arresto di Fabio Fior ex dirigente della Regione Veneto. E nell’ordinanza che dispone per lui la misura restrittiva ai domiciliari si legge anche il nome di Piergiorgio Baita, ex patron della Mantovani e, insieme a Giovanni Mazzacurati ex presidente del Consorzio Venezia Nuova, grande accusatore nell’inchiesta della grande retata coordinata dai pm Paola Tonini, Stefano Ancilotto e Stefano Buccini.
Baita parla del Sistema Informativo del Cvn, veicolatore nel contesto Fior dei finanziamenti regionali ottenuti giocando facile cioè senza gara d’appalto, e lo definisce senza mezzi termini “uno sperpero totale di soldi dello Stato a benefico di nessuno” che affida gli incarichi “senza nessun tipo di gara a parenti, amici, cose del Consorzio”.
Fino al 2011 la struttura è stata guidata dall’ing. Roberto Rosselli ora passato a dirigere il Sistema informatico del Consorzio, considerato dagli investigatori che hanno inchiodato Fior, il suo uomo dentro al Cvn. Istituito nel febbraio 1984 in attuazione della prima convenzione fra Magistrato alle Acque e Consorzio Venezia Nuova nell’ambito della prima Legge Speciale, il Servizio Informativo ha il compito di raccogliere, classificare e conservare tutti i dati e le informazioni sull’ambiente lagunare e sulle attività che vi si svolgono, collaborando con gli altri Enti che operano nel comprensorio allo scopo di definire le rispettive politiche ambientali di intervento. Nel corso degli anni si trasformerà, secondo gli accertamenti investigativi, in un fagocitatore di decine di milioni di euro. Dal 2003 in poi avrebbe speso a pioggia qualcosa come 120 milioni di euro. Con bilanci redatti come ebbe a dire ironicamente un investigatore su carta copiativa. Un mare di soldi. Mazzacurati ne parla come “una gigantesca palla” ed è d’accordo con Baita sul fatto che occorre chiuderlo al più presto.
Baita nei vari interrogatori risulta ancor più impietoso: «Era una cosa scandalosa, senza utilità per nessuno. Se io devo regalare mille euro a una persona glieli do, non ne spendo 100mila perché la persona ne spenda 99 e se ne tenga mille, perché spreco 100mila euro. Gli do mille euro, ma che sia finita, non faccio finta di spendere l0 milioni di euro all’anno per avere niente, perché qualcuno si metta in tasca 2mila euro al mese. (…) il Servizio informativo era una sine cura che si erano messi in piedi i dirigenti del Consorzio all’insaputa dei consorziati (…) per arrotondare lo stipendio, cosa che nessun consorziato aveva mai detto “sono contrario”, ma non si possono sprecare 10 milioni di euro all’anno quando mancano i soldi per il lavoro».

 

La ricca “cupola” dei collaudi demolita nel 2012

La “cupola” dei collaudi. La chiamavano così, a Palazzo Balbi. Un termine spregiativo che però racchiudeva più invidia che disprezzo. Perché far parte della ristretta cerchia dei collaudatori era un privilegio. Botte da centinaia di migliaia di euro se capitava di collaudare pezzi del Passante di Mestre. O del Mose. E siccome il sistema è andato avanti per anni e per anni gli esclusi borbottavano, vien da chiedersi cosa faceva la politica: gli amministratori sapevano e chiudevano un occhio o, il che non è meglio, erano ignari?
Il cerchio ristretto dei collaudatori cessa nel luglio del 2012, quando l’uomo più silenzioso di Palazzo Balbi, il segretario generale della Programmazione Tiziano Baggio, rivoluziona il sistema. La delibera numero 1256 portata in giunta dall’assessore al Personale, Marino Zorzato, ha un titolo che ai più risulta incomprensibile: “Disciplina delle attività extraimpiego e dell’omnicomprensività del trattamento economico dei dipendenti della Regione Veneto facenti capo a strutture della Giunta regionale”. Gli addetti ai lavori capiscono: la manna è finita. Si stabilisce che un dipendente non può eseguire più di un tot di collaudi all’anno, che il compenso non può essere superiore al 25% dello stipendio, che non si potranno svolgere più di cento ore extra ufficio e che, in caso di deroghe, il compenso finirà nel Fondo unico dirigenti. Fissati i nuovi parametri, iniziano i controlli. È così che si arriva all’ingegnere Fabio Fior. Anzi, ci arriva la Finanza.
Un passo indietro. Nel 2012 Fior non è più dirigente del settore Ambiente. Due anni prima, con la nuova giunta Zaia, aveva dovuto lasciare la Direzione dove sin dagli anni Novanta aveva iniziato la carriera, arrivando al gradino di dirigente. Il cambio l’aveva voluto il nuovo assessore all’Ambiente, Maurizio Conte: «Ho voluto un turn-over dappertutto, anche alle cave. Sono settori delicati dove sono fondamentali la massima trasparenza, regole certe, persone impermeabili alle tentazioni». Di Fior sapeva qualcosa? Conte: «Qualche voce interna c’era».
Tre anni dopo, in sede di verifiche, emerge il caso Fior: incrociando il modello 770 e le autorizzazioni all’effettuazione dei collaudi e lavori extra ufficio, i dati non collimano. Si scopre che dal ’90 al ’97 l’ingegnere ha eseguito lavori senza autorizzazione e che dal 2002 al 2012 alcune autorizzazioni erano false. Per quest’ultimo periodo l’importo percepito da Fior ammonterebbe a circa 2 milioni di euro. La Finanza accerta che tra il 2004 e il 2012 il dirigente regionale ha svolto attività di libera professione in contrasto con il Dpr 3/57 che impone ai dipendenti pubblici l’esclusività. È così che, su segnalazione della Finanza, parte la contestazione della Regione a Fior con la misura disciplinare della sospensione per sei mesi, dal 1. ottobre al 1. aprile 2013. Il giudice del lavoro, cui Fior ricorre, conferma la misura disciplinare. Resta la questione dei soldi: la Regione rivuole indietro quasi 2 milioni che Fior ha preso per collaudi/lavori privi di autorizzazione. E siccome Fior i soldi non li ha restituiti, è partita la denuncia alla Procura della Corte dei conti. A Palazzo Balbi c’è una domanda ancora senza risposta: ci saranno altri seguiti sull’ex cerchia dei collaudatori?

 

LA DELIBERA – Freno agli incarichi extra Fior nella rete dei controlli. E l’ente rivuole 2 milioni

L’INGEGNERE PADOVANO

Tutta una carriera in Regione dalla tutela dell’Ambiente all’Energia

Ingegnere, 57 anni, originario di Noale, residente a Padova. Fabio Fior è un dipendente regionale di lungo corso, la sua carriera avviene tutta nel settore dell’Ambiente, sin dai tempi in cui il segretario regionale che guidava la direzione era Roberto Casarin. Dal 5 luglio 2002 al 23 agosto 2010 è stato dirigente generale della direzione Tutela ambiente della Regione. Nel 2010, con il cambio della giunta, da Galan a Zaia, era stato trasferito al settore Energia. E, dopo la sospensione nel 2013, al Progetto Integrato Fusina. I colleghi lo descrivono come una persona seria e simpatica. A Padova, a casa dell’ingegnere, in via Girolamo dal Santo, nel quartiere Arcella, bocche cucite: «Non abbiamo nulla da dichiarare, non è il momento» si limita a dire una voce femminile al citofono.

 

NEL PADOVANO – Augusto Sbicego è il primo, grande accusatore

Il sindaco di Sant’Urbano: «Fui io a denunciare tutto»

«Dopo aver portato i faldoni del progetto di compensazione ambientale a Venezia, andammo dalla Finanza. Il Comune non incassò mai nulla»

Un sindaco che accusa e due che dovranno difendersi. Il grande accusatore del filone padovano dell’operazione Buondì non si nasconde negli uffici della Regione: a lanciare il sasso nello stagno è stato, due anni fa, il primo cittadino di Sant’Urbano, Augusto Sbicego. Questi non ha gradito per niente quel che ha trovato in municipio dopo la sua elezione e ha portato i faldoni riguardanti il progetto di compensazione ambientale del paese direttamente nella sede del governo veneto. «Poi siamo usciti dalla Regione – racconta – e ci siamo infilati nella prima caserma della Finanza, dove abbiamo formalizzato un esposto sulla vicenda». «Ora la Regione – rivela quindi Sbicego – ci chiede indietro più di un milione e mezzo di euro, che sono i soldi che non sono stati spesi per il progetto di piantumazione del boschetto. E non è tutto, dato che li chiedono a noi, alla società che gestisce la discarica e pure alla Green Project. Ma noi di quel denaro non abbiamo visto un euro qui in municipio, perché tutto passava direttamente alla società esterna». Si difende invece a spada tratta Fiocco, che sostiene di aver sempre portato avanti il progetto della Green Project alla luce del sole. «Tutta la documentazione comunale sul progetto di compensazione ambientale che la Regione ha affidato a Green Project è disponibile e io non ho mai nascosto niente – sottolinea l’ex sindaco, al tempo in quota all’Udc – tutte le carte sono in Comune, basta andarle a cercare. Inoltre non è passato neanche un euro nelle casse del Municipio per questo affare, e ritengo superfluo ribadire che io non ci ho guadagnato niente. Anzi, a dire il vero ho guadagnato la visita mattutina della guardia di Finanza». Nella querelle è stato coinvolto anche Lucio Giorio, ex sindaco di Piacenza d’Adige e uomo di centro destra. I due Comuni avevano allargato alla Green Project la società Solaris, proprio per dare una piattaforma logistica al piano di piantumazione. Giorio ora abita in Alto Adige, e ieri ha fatto sapere di essere fiducioso in una risoluzione positiva dell’intricata vicenda giudiziaria.

 

PALAZZO BALBI «Quel dirigente già sottoposto a procedimento disciplinare»

VENEZIA – «Siamo come sempre fiduciosi e rispettosi dell’operato della Guardia di Finanza e della magistratura. Ribadiamo che i processi si celebrano nelle aule dei tribunali. Ci auguriamo comunque che le persone coinvolte nell’inchiesta riescano a chiarire la loro posizione nell’interesse loro e di tutti i veneti». Lo afferma il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia , in relazione all’inchiesta che ha colpito anche un dirigente dell’Ente, Fabio Fior, oltre a un ex assessore. La Regione sottolinea come già nel 2013 fosse stato avviato un procedimento disciplinare nei confronti del dirigente per aver svolto in oltre un quindicennio e in fasi diverse attività libero professionale a favore di società senza le opportune autorizzazioni da parte dell’Ente o di aver, in altri casi, esibito autorizzazioni irregolari.

 

Giancarlo Conta, era assessore all’Ambiente nell’ultima giunta Galan. È iscritto al Registro degli indagati con l’accusa di abuso d’ufficio

DUE PROCESSI «Mi accusavano di essere un inquinatore: ho stravinto»

L’EX ASSESSORE Il veronese Giancarlo Conta, ex azzurro ora capogruppo del Nuovo Centrodestra, si dice tranquillo: «Il mio operato è sempre stato trasparente e corretto»

«Mi vien da sorridere, ho finanziato un progetto pilota delle Fiamme gialle»

Ieri mattina è arrivato a Palazzo Ferro Fini. In agenda la riunione dei capigruppo, le sedute delle commissioni. Mezz’ora dopo si è ritrovato nella bufera. «Ho saputo dalle agenzie di stampa di essere iscritto al Registro degli indagati. Non so neanche perché. Nei siti mi hanno messo in foto con Renato Chisso e Fabio Fior sotto la scritta scandalo Mose. Con tutto il rispetto umano per i due arrestati, io cosa c’entro con il Mose? È una vergogna». Più che rabbia, nelle parole di Giancarlo Conta, veronese, architetto, 65 anni domani, c’è sbigottimento. L’ex assessore all’Ambiente, oggi capogruppo del Nuovo Centrodestra Veneto Autonomo, si dice tranquillo: «Il mio operato come amministratore è sempre stato trasparente e rispettoso delle normative e delle procedure. Pertanto confido nell’operato della magistratura», detta in un comunicato. Avvertendo: «Diffido gli organi di informazione ad associare il mio nome e la mia persona a comportamenti politico – amministrativi non leciti».
Architetto Conta, cosa sa delle accuse che le vengono rivolte?
«Niente. Sono arrivato in Regione alle 10, alle 10.30 mi hanno detto che ero su Internet».
Ha chiamato un avvocato?
«No, perché? Non ho ricevuto nessun avviso di garanzia».
Preoccupato?
«Tranquillissimo. Ricordo che fino a qualche tempo fa ero accusato di essere l’inquinatore numero uno del Veneto: ho avuto due processi per non aver contrastato l’inquinamento da smog. Si è arrivati anche in Cassazione. Li ho tutti stravinti».
Dell’ingegner Fabio Fior cosa dice?
«Ero il mio dirigente quando ho fatto, dal 2005 al 2010, l’assessore all’Ambiente, era già lì prima che arrivassi io, quando la delega l’aveva Chisso. Da quello che leggo hanno indagato tutti quelli che lavoravano nel mio ex ufficio, ma non so perché».
Cosa le dà fastidio?
«Posso capire il fatto che quando un politico viene indagato finisca nel tritacarne mediatico, ma collegarmi al Mose, no! Io non so neanche dove sia la sede del Magistrato alle acque, non ci sono mai stato e nessuno del Mav è venuto da me. Perché associarmi all’inchiesta che ha coinvolto il Mose, il Consorzio Venezia Nuova, il Magistrato alle Aqìcque? È uno schifo».
Ha nemici in politica?
«Non credo. Sono nel Nuovo centrodestra che ormai è quasi una lista civica».
Prima di diventare capogruppo del Ncd a Palazzo Ferro Fini, era in Forza Italia. Con chi stava?
«Io politicamente nasco con Forza Italia. Facevo – come ora – l’architetto, ho il mio studio professionale e non ho mai avuto un incarico pubblico né in Veneto né in Italia. Ero fuori dai giochi politici, tant’è che il settore del mio studio è quello dei restauri e quindi tutto in ambito privato. Nel ’93 comincio a fare politica in Forza Italia a Verona e faccio tutta la trafila, consigliere comunale, vengo eletto coordinatore provinciale al primo e unico congresso vero, nel 2000 arrivo in Regione: assessore all’Agricoltura, Commercio, Industria. Nel 2005 sono rieletto e mi danno l’Ambiente. Nel 2010 ancora rieletto ma faccio il consigliere semplice. Quando c’è la scissione, aderisco al Ncd».
E di che corrente era con gli azzurri?
«In Forza Italia sono sempre stato un Don Chisciotte, quello che contava meno e si batteva contro quelli che erano a Roma per volontà divina, tipo Brancher. La politica è una passione, ma ho sempre vissuto del mio lavoro: nel 2000 avevo il reddito più alto di tutti i consiglieri. Correnti no, ma la persona più lungimirante e corretta cui sono sempre stato vicino è Giorgio Carollo: quando ci fu la spaccatura 7 consiglieri con Galan e 7 con Carollo, io ero con Carollo».
In cosa può consistere il suo abuso d’ufficio?
«È un’accusa che mi ha fatto sorridere. Da quello che sono riuscito a ricostruire riguarderebbe una delibera su un progetto, iniziato da Chisso, per monitorare il territorio veneto e verificare se c’erano delle discariche. Volete sapere chi ha firmato con me quel progetto pilota? La Guardia di Finanza e il Noe, il Nucleo operativo ambientale. La Finanza ci mise a disposizione due elicotteri con un marchingegno per trovare, grazie a un sistema di colori, cosa c’era sotto terra. Vennero trovati 400 siti anomali. Ecco, ho usato risorse per la Finanza e un progetto pilota. Mi devo difendere da questo?».

Alda Vanzan

 

IL PRECEDENTE – Il caso Mestrinaro, sotto sequestro impianto dei rifiuti

L’ordinanza di custodia cautelare, disposta dal giudice per le indagini preliminari veneziano Roberta Marchiori su richiesta del pubblico ministero Giorgio Gava, eseguita ieri mattina, ha avuto come tappa intermedia nell’aprile 2013 il sequestro da parte della Direzione distrettuale antimafia di Venezia dell’impianto di trattamento dei rifiuti della trevigiana Mestrinaro (nella foto a lato) accusata di miscelare gli scarti edili senza trattarli e di metterli sul mercato come cemento per sottofondi stradali.
A collaudare la struttura fu guarda caso l’ingegner Fabio Fior, assunto dalla stessa Mestrinaro, dopo aver partecipato nella sua veste appunto di responsabile dell’ufficio regionale preposto, alla fase istruttoria del procedimento di approvazione della richiesta di ampliamento del sito poi bocciata dal Consiglio di Stato. Fior inoltre sta seguendo attualmente come consulente esterno anche la discarica veronese di Ca’ Del Bue.

 

Matteoli, richiesta depositata in Senato

Scandalo Mose: richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti del senatore di Forza Italia Altiero Matteoli. Dieci i faldoni depositati ieri da una pattuglia del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Venezia a Palazzo Madama.

E per Galan «malattia finita»

L’ex doge verso la cella comune

Secondo i medici non ci sono più le condizioni perché resti detenuto nell’infermeria di Opera

Una cella comune per Galan

PROCESSO IN VISTA – L’ex governatore cambierà carcere

L’ex presidente della Regione Veneto, Giancarlo Galan, rischia di proseguire la detenzione cautelare in una cella comune. Nei giorni scorsi, a conclusione di una serie di accertamenti sanitari, è stato infatti dichiarato idoneo a rientrare nel normale circuito penitenziario. Per il momento, a causa del sovraffollamento della struttura, la direzione del carcere di Opera, a Milano, ha comunque deciso di lasciare l’ex ministro ed ex presidente della Commissione cultura della Camera in una stanza singola del Centro sanitario nel quale si trova ricoverato fin dal momento dell’arresto, il 22 luglio scorso. Tra non molto, però, in vista dell’immimente processo – la Procura si appresta a chiedere per lui il rito immediato – Galan potrebbe essere avvicinato al Tribunale di Venezia per poter partecipare alle udienze e garantire ai suoi legali la possibilità di incontrarlo e studiare assieme a lui la strategia difensiva. I penitenziari più vicini sono quelli di Santa Maria Maggiore, a Venezia, oppure Padova o Treviso: non è da escludere che, dopo il trasferimento, l’ex Governatore del Veneto possa essere sistemato in una cella comune, considerato che i medici hanno concluso che non vi sono più pericoli connessi al suo stato di salute. Al momento dell’arresto fu ricoverato in infermeria in quanto aveva una gamba fratturata, ma anche per poter monitorare le sue condizioni alla luce di altri problemi evidenziati dai suoi difensori, gli avvocati Niccolò Ghedini e Antonio Franchini. Problemi che ora i medici della struttura penitenziaria non ritengono più incompatibili con la detenzione in una cella comune.
Galan è accusato di corruzione in relazione a presunte somme di denaro e altre utilità che l’allora presidente del Consorzio venezia Nuova, Giovanni Mazzacurati, e l’ex presidente della Mantovani, Piergiorgio Baita, sostengono di avergli versato in cambio del suo appoggio al Mose e ad opere da realizzare in porject financing. Accuse respinte con determinazione dall’ex Governatore, il quale assicura di non aver mai chiesto né ricevuto somme illecite.
Ad appesantire la sua posizione processuale contribuirà la deposizione resa giovedì della scorsa settimana il suo commercialista e amico, Paolo Venuti, il quale ha ammesso di essersi prestato a fare da prestanome di Galan in alcune società, su richiesta dello stesso ex ministro, ma anche di Baita, il quale avrebbe insistito in più occasioni affinché si intestasse alcune quote e il nome di Galan non comparisse in alcun modo come proprietario. Il professionista padovano ha dichiarato di non sapere per quale motivo Galan non dovesse figurare: era in posizione di soggezione, oltre che amicizia, nei suoi confronti, e non glielo avrebbe chiesto. Nel corso del lungo interrogatorio sostenuto davanti ai pm Stefano Ancilotto, Stefano Buccini e Paola Tonini, Venuti avrebbe parlato anche di altre società riconducibili a Galan, nonché di conti esteri. Ma questa parte è coperta da segreto. Quanto ai lavori di restauro della villa di Cinto Euganeo, che Baita racconta di aver eseguito a proprie spese, Venuti ha dichiarato di averli seguiti in qualità di commercialista, senza però sapere quali fossero gli accordi tra Galan e l’allora presidente della Mantovani. La Guardia di Finanza sta effettuando accertamenti e riscontri sulle dichiarazione del professionista padovano che lunedì è tornato in libertà e ha concordato con la Procura il patteggiamento di due anni di reclusione.

 

VENEZIA – Ex Magistrati alle acque, dirigenti regionali, professionisti: nuova bufera giudiziaria

Mose, la laguna trema ancora

NUOVA SCOSSA A VENEZIA

IL NUOVO FILONE – Soldi pubblici e incarichi per le verifiche ambientali

IL PERNO – Tutto ruota attorno al noalese Fabio Fior

Il ritorno del vecchio “sistema Mose”

Due ex Magistrati alle acque, dirigenti, tecnici: Venezia epicentro di un altro terremoto giudiziario

GLI STESSI ATTORI – Un nuovo terremoto giudiziario con epicentro in laguna e protagonisti noti. Ci sono l’ex assessore Renato Chisso e due ex presidenti del Magistrato alle Acque, Maria Giovanna Piva e Renato Cuccioletta. E c’è un dirigente regionale, il noalese Fabio Fior, che avrebbe gestito con società fittizie appalti e certificazioni ambientali. È quanto emerso nell’inchiesta che ha portato Fior agli arresti domiciliari.

IL PALAZZO NEL MIRINO – Sono 20 gli indagati nell’inchiesta che getta nuove ombre sulla gestione delle politiche ambientali in Regione e sulla commistione fra politica e affari: nel mirino la gestione dei controlli sulle aziende di servizi ambientali,e i progetti di forestazione e recupero dell’habitat naturale dal Garda alla pianura padana.

 

I “MESTRINI” – Commercialista e architetto soci in affari

L’architetto Maria Dei Svaldi, e il commercialista Sergio Gionata Molteni sono accusati di avere costituito società fittizie riconducibili al dirigente regionale Fabio Fior.

Ci sono gli ex presidenti del Magistrato alle acque, Maria Giovanna Piva e Patrizio Cuccioletta, già coinvolti nello scandalo Mose. L’ex assessore regionale, Renato Chisso, che per quelle accuse è ancora in carcere. Ma stavolta ci sono anche un funzionario che per anni ha bazzicato i palazzi regionali di Venezia, Fabio Fior, e quello che era stato il suo diretto superiore, Roberto Casarin, finora non scalfiti da altre inchieste. Sono tanti i “veneziani” al centro di questo nuovo scandalo svelato da Guardia di finanza e Carabinieri, coordinati dalle Procure di Venezia e Padova, che getta nuove ombre sui meccanismi di controllo in capo alla Regione. Un sistema noto che rialza la testa.
Protagonista assoluto, proprio Fior, ingegnere 57enne, originario di Noale, ma da oltre vent’anni stabilitosi a Padova. Un funzionario che ha ricoperto incarichi di peso per la Regione: per otto anni (fino al 2010) a capo della Direzione tutela ambiente, nonché vicepresidente della commissione tecnica regionale ambiente e di quella di valutazione di impatto ambientale. L’anno scorso, dopo i primi accertamenti dei finanzieri, era stato sospeso per poi essere reintegrato, ad aprile, prima al settore Energia, poi al Progetto integrato Fusina. Non di quei dirigenti che compaiono sui giornali, ma di quelli che contano. E che, dalle ricostruzioni degli inquirenti, di questo potere avrebbe approfittato nel modo più spregiudicato: procurandosi collaudi per cui sarebbe stato incompatibile, dirottando milioni di finanziamenti pubblici a società di cui era socio occulto. Le accuse a suo carico vanno dall’abuso d’ufficio al peculato, dal falso alla malversazione.
Molto più defilato il ruolo di Casarin. Personaggio più noto alle cronache, per essere stato il Segretario regionale all’ambiente e al territorio della Regione. Uomo dai tanti incarichi: già commissario ai fanghi per la laguna, nonché presidente della commissione di Salvaguardia. In pensione dalla Regione, dopo la fine dell’ultima Giunta regionale, è passato all’Autorità di bacino. In questa vicenda compare con un solo capo di imputazione di falso per aver attestato la non incompatibilità di Fior per vari incarichi di collaudo. Tutti incarichi professionali che, invece, nella ricostruzione degli inquirenti, cozzavano con il ruolo di controllore del dirigente regionale.
Altro capitolo, quello del Magistrato alle acque e del Consorzio Venezia Nuova. Anche da questa inchiesta esce uno spaccato poco edificante: con il Magistrato alle acque che, aggirando le normative sugli appalti, affida al servizio ispettivo del Consorzio Venezia Nuova una serie di incarichi che, alla fine, vengono realizzati da altre società riconducibili al solito Fior. É in questa vicenda che vengono chiamati in causa tre dei protagonisti dell’inchiesta sul Mose: Chisso, nella sua veste di ex assessore all’ambiente e poi ai trasporti, e i due ex presidenti del Magistrato alle acque, Piva e Cuccioletta. Tutti accusati di abuso d’ufficio, i primi due per un sistema di monitoraggio delle discariche abusive, il terzo per un progetto di riqualificazione dei comuni rivieraschi del Garda. Operazione diverse, ma gestite entrambe con lo stesso sistema a vantaggio del solito gruppo di amici.

 

L’ACCUSA – Una galassia di società con un solo regista occulto

LE PERQUISIZIONI – Al mattino blitz della Finanza nella sede di palazzo Linetti

Le Fiamme Gialle nella base del settore Lavori pubblici della Regione

Al setaccio l’ufficio del dirigente Fabio Fior, figura chiave dell’inchiesta

Architetto e commercialista soci in affari con il dirigente

Una foresta nella Bassa padovana, un progetto di riqualificazione del lago di Garda, un censimento delle discariche abusive e una miriade di certificazioni di aziende di servizi ambientali. Il tutto gestito da una ramificazione di società che avrebbero avuto come socio occulto il dirigente regionale Fabio Fior, noalese di 57 anni, e come esecutori altri due veneziani, l’architetto Maria Dei Svaldi, 47enne (per la quale è stato disposto l’obbligo di dimora nella sua casa di Mogliano), e il commercialista mestrino Sergio Gionata Molteni, 51 anni.
I loro nomi compaiono più volte nell’ordinanza che ha colpito ancora ai vertici della Regione Veneto, coinvolgendo fra gli altri l’ex assessore Renato Chisso, il suo successore Giancarlo Conta e il segretario generale all’Ambiente Roberto Casarin. L’architetto Dei Svaldi, assieme a Sebastiano Strano e Gennaro Visciano, figura nel consiglio d’amministrazione di Green project srl che avrebbe ottenuto fatturazioni inesistenti per circa 200mila euro nell’abito del progetto regionale Foreste che avrbbe dovuto creare una grande area verde nel Comune padovano di Sant’Urbano. Ma la professionista si ritrova anche nel cda di altre società, Nec srl ed Eos group, che avrebbero svolto attività di controllo e monitoraggio di aziende nel comparto ambientale. Il tutto, secondo l’accusa, in assenza di regole e con la regia occulta di Fior, che avrebbe tenuto le redini delle operazioni. A Dei Svaldi è contestato anche l’abuso d’ufficio per la riqualificazione ambientale dei Comuni del Garda ottenuto a nome dell’Associazione internazionale per la sorveglianza ambientale e il controllo (Ansac) di cui figurava come legale rappresentante.
Nelle indagini a carico delle società “ombra” gli inquirenti sono risaliti al commercialista Sergio Gioonata Molteni, che come rappresentante della società svizzera Eco Environment (e amministratore di un’altra società, Marte srl) figura come socio unico di Eos Group. I contatti dei due indagati con Fior sono del resto molteplici, come rivelano le intercettazioni telefoniche (un migliaio i contatti con Maria Dei Svaldi) e le «lunghe visite» del dirigente regionale negli uffici di viale Ancona, dove lavora Molteni, e di via Torino dove hanno sede le società di Maria Dei Svaldi. Ma l’ombra del dirigente regionale sembra allungarsi anche sull’attività della Iaes, l’Accademia internazionale di scienze ambientali con sede a Venezia, anche se il gip non ha ritenuto elementi sufficienti per procedere al riguardo. Più concreto, per il giudice che ha disposto gli arresti domiciliari per Fior e l’obbligo di dimora per Dei Svaldi e Strano, il rischio di «nuovi atti illeciti» nel ricco ambito della tutela ambientale – Fior risulta assegnato al Progetto integrato Fusina – e del risparmio energetico.

 

LE REAZIONI – Bettin: «Una rete di potere viziata e corrotta»

Per Gianfranco Bettin, ex assessore all’ambiente e presidente dell’osservatorio ecomafie, è stato «scoperchiato un altro pezzo del sistema corrotto», con la sua «specificità veneta».

L’ATTACCO «Dito puntato sulla Regione con cruciali livelli ministeriali»

L’ATTO DI ACCUSA – L’ex assessore: «Svelate le complicità e i legami di potere tra manager, tecnici e imprenditori»

«Emerge una presunzione di impunità che dura da anni»

Bettin: «Sistema corrotto Questa è la specificità veneta»

É un «buon giorno, per chi ama l’ambiente, l’onestà, la legalità e la buona politica». Ed è anche la conferma che esiste una «specificità veneta» nel malaffare: un meccanismo che tende a coinvolgere nella spartizione una vasta rete di interessati. Gianfranco Bettin, ex assessore all’ambiente, nonché presidente dell’Osservatorio ecomafie – ambiente e legalità Venezia 2010-214, è tra i primi ad esultare per l’operazione “Buondì”. «Operazione importantissima – rimarca – che scoperchia un sistema che il potere politico, con la complicità di tecnici, funzionari, manager e imprenditori, aveva finora difeso strenuamente». Un sistema «articolato che intercettava un flusso rilevante di fondi pubblici, con una modalità che è diversa da quella vecchio stile dell’imprenditore che consegna la mazzetta al politico di turno. Qui siamo nella filosofia del “siamo tutti nella stessa barca”». Ed è proprio questa, per Bettin, la «specificità dell’esperienza veneta, che è venuta fuori anche con il Mose. Un sistema dove tutti sono interessati a far andare avanti un progetto che ne può produrre altri, per il guadagno di tutti. Questo vale per la grande opera, come il Mose, così come per lo smaltimento dei rifiuti… E in questo quadro controllori e controllati si confondono sempre, in un sistema insano che altera il circuito della libera concorrenza».
Bettin denuncia anche quella «presunzione di impunità che è durata per anni e anni, con denunce cadute nel nulla e oppositori minacciati di querela». Oggi «viene a galla con chiarezza quella rete di viziate e corrotte assegnazioni di consulenze, perizie, quella distorsione nei controlli, con al centro, spesso, come abbiamo denunciato da anni, la strategica commissione regionale Via, alla quale dobbiamo discutibilissime scelte (spesso poi ratificate dalla Giunta regionale), e quella commistione deviata tra pubblico e privato che in moltissimi casi non è stata altro che un sistema per dirottare risorse a imprenditori “amici” o “amici degli amici” o a politici travestiti». Bettin punta il dito sulla Regione, al «centro di questo sistema, spesso in combutta con cruciali livelli ministeriali romani, con ruoli decisivi rivestiti da complici del sistema di corruzione e spreco o da incapaci che non vedevano, non sentivano, non parlavano». E a questo punto, dopo quest’ulteriore operazione di chiarezza, Bettin chiede che i «responsabili se ne vadano, non solo i corrotti ma anche gli ignavi e gli incapaci».

 

I RISVOLTI DELL’INCHIESTA Secondo l’ordinanza nel 2010 Fior chiese di essere incaricato

Nel mirino il collaudo al Cdr Veritas

Tra i collaudi finiti nell’inchiesta, c’è anche quello per l’impianto di Cdr che Veritas ha realizzato a Fusina. Nel maggio del 2010 – ricostruisce l’ordinanza – l’ingegner Fabio Fior, all’epoca dirigente generale della Direzione tutela ambiente della Regione Veneto, chiede alla sua amministrazione di essere autorizzato a collaudare l’opera, dichiarando falsamente la sua non incompatibilità. Una condizione necessaria perché un funzionario pubblico, che svolge un ruolo di controllo, possa accettare un incarico professionale di questo tipo. Fior, dunque, dichiara che non ci sono incompatibilità, nonostante avesse presieduto più riunioni della commissione tecnica regionale ambiente, tra il 2007 e il 2008, che avevano espresso «pareri favorevoli per progetti presentati dalla stessa Veritas – si legge nell’ordinanza – e pertanto la struttura alla quale egli era assegnato ed egli medesimo personalmente avevano esplicato funzione di controllo preventivo nei confronti di Veritas spa». Insomma, una incompatibilità evidente tra un soggetto che dovrebbe controllare e un controllato.
Ma non è soltanto Fior, nella ricostruzione degli inquirenti, a dichiarare il falso. Anche Roberto Casarin, il segretario regionale all’ambiente e territorio dell’epoca, di fronte alle richieste di Fior, «dimetteva attestazioni in cui falsamente dichiarava che il Fior non versava in situazione di incompatibilità». Tra cui quella di «collaudatore funzionale dell’impianto di Cdr di Fusina a favore di Veritas spa».

 

SISTEMA MOSE

Appalti e rifiuti l’inchiesta parte dalla Mestrinaro

Anche un architetto moglianese nella nuova inchiesta che scuote la laguna dopo lo scandalo Mose. Nei confronti di Maria Dei Svaldi, 47 anni, è stato disposto l’obbligo di dimora a Mogliano. Tutto è partito dall’inchiesta sulla Mestrinaro di Zero Branco.

UFFICI A MESTRE – La professonista 47enne è domiciliata a Mogliano

LE ACCUSE – Operazioni illecite nel settore ambientale

Appalti, rifiuti: architetto nella rete

Obbligo di dimora per Maria Dei Svaldi, braccio destro del dirigente regionale Fabio Fior

MOGLIANO – Una foresta nella Bassa padovana, un progetto di riqualificazione del lago di Garda, un censimento delle discariche abusive e una miriade di certificazioni di aziende di servizi ambientali. Il tutto gestito da una ramificazione di società che avrebbero avuto come socio occulto il dirigente regionale Fabio Fior, noalese di 57 anni, e come esecutori l’architetto Maria Dei Svaldi, 47enne (per la quale è stato disposto l’obbligo di dimora nella sua casa di Mogliano) e il commercialista mestrino Sergio Gionata Molteni, 51 anni. I loro nomi compaiono più volte nell’ordinanza che ha colpito ancora i vertici della Regione Veneto, coinvolgendo fra gli altri l’ex assessore Renato Chisso, il suo successore Giancarlo Conta e il segretario generale all’Ambiente Roberto Casarin. L’architetto Dei Svaldi, assieme a Sebastiano Strano e Gennaro Visciano, figura nel consiglio d’amministrazione di Green project srl che avrebbe ottenuto fatturazioni inesistenti per circa 200mila euro nell’abito del progetto regionale Foreste che avrebbe dovuto creare una grande area verde nel Comune padovano di Sant’Urbano. Ma la professionista si ritrova anche nel cda di altre società, Nec srl ed Eos group, che avrebbero svolto attività di controllo e monitoraggio di aziende nel comparto ambientale. Il tutto, secondo l’accusa, in assenza di regole e con la regia occulta di Fior, che avrebbe tenuto le redini delle operazioni. Alla Dei Svaldi è contestato anche l’abuso d’ufficio per la riqualificazione ambientale dei Comuni del Garda ottenuto a nome dell’Associazione internazionale per la sorveglianza ambientale e il controllo, di cui figurava come legale rappresentante. I contatti con Fior sono molteplici, come rivelano le intercettazioni telefoniche (un migliaio i contatti con Maria Dei Svaldi) e le lunghe visite del dirigente regionale negli uffici di via Torino dove hanno sede le società di Maria Dei Svaldi. La donna, di fatto, risiede a Mestre ma è domiciliata a Mogliano in via Girardini 13. Ieri la professionista non era in casa. Il campanello al civico 13/1 di via Girardini ha suonato a vuoto. Per motivi di lavoro Maria Dei Svaldi vive in prevalenza a Mestre e non tutti i giorni rientra a Mogliano nell’elegante condominio che si trova a Marocco, al confine con La Favorita di Mestre. E infatti nel quartiere è poco conosciuta, anche perchè -dicono i residenti- conduce una vita piuttosto riservata.

Alberto Francesconi – Nello Duprè

 

Blitz alla Mestrinaro l’inchiesta è partita da lì

APRILE 2013 – Carabinieri in sede a Zero Branco: si apre un nuovo filone d’indagine

ZERO BRANCO – (nd) La vicenda delle terre inquinate dell’ormai ex ditta Mestrinaro di Sant’Alberto di Zero Branco è tornata prepotentemente alla ribalta ieri con l’arresto di Fabio Fior, ingegnere ed ex dirigente generale della Direzione tutela ambiente della Regione dal 2002 all’agosto 2010. L’ordinanza di custodia cautelare disposta dal magistrato a carico di Fabio Fior, arriva al termine di un’inchiesta complessa che ha visto al lavoro i finanzieri del Nucleo di polizia tributaria di Venezia e i carabinieri del Noe di Treviso. Una delle tappe intermedie dell’inchiesta, ma senz’altro la più determinante, risale all’aprile 2013, con il sequestro da parte della direzione distrettuale antimafia di Venezia dell’impianto di trattamento dei rifiuti della Mestrinaro. L’accusa era di miscelare gli scarti edili senza trattarli e di metterli sul mercato come cemento per sottofondi stradali. A collaudare la struttura dell’ex ditta Mestrinario fu proprio l’ingegner Fior, assunto quale consigliere dall’azienda zerotina dopo aver partecipato (nella sua veste di responsabile dell’ufficio regionale) alla fase istruttoria del procedimento di approvazione della richiesta di ampliamento del sito zerotino, poi bocciato dal Consiglio di Stato.
Il blitz del Noe, scattato un anno e mezzo fa, portò al sequestro di una grande quantità di rifiuti inquinati che erano stoccati nei nuovi capannoni. L’azienda zerotina era stata autorizzata per la sola lavorazione degli inerti dando lavoro fino a 130 operai nella fase di maggior espansione produttiva. I problemi sono iniziati quando la Mestrinaro aveva chiesto di poter trattare anche i rifiuti speciali, cioè terre inquinate da bonificare per poi essere impiegare come sottofondi stradali. La vicenda comunque non è finita con la chiusura e il fallimento della Mestrinaro, che non si è più ripresa dallo scandalo. Nei capannoni dall’ex ditta, poi diventata Costruzioni Generali Srl a sua volta messa in liquidazione, giacciono ancora centinaia di tonnellate di rifiuti speciali.

 

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