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Fiesso d’Artico. Il Tribunale del Riesame ha accolto il ricorso della difesa. Restano le accuse di traffico di rifiuti, confermato il sequestro dell’azienda

VENEZIA – Arresti domiciliari revocati per Tiziano e Nicola Lando, padre e figlio di Fiesso d’Artico titolari della “Ecolando srl” con sede a Sant’Angelo di Piove e Fossò, accusati dal pubblico ministero Giovanni Zorzi – dopo un’indagine della Forestale – di aver gestito un traffico illegale di rifiuti attraverso la loro azienda e di falso. Il Tribunale del Riesame (presieduto da Angelo Risi) ha accoltoil ricorso dell’avvocato difensore Stefano Marrone, per un alleggerimento della misura cautelare, revocando gli arresti domiciliari, sostituiti da un obbligo di dimora nel Comune, ma hanno anche confermato il sequestro dell’azienda, nella quale lavorano 60 operai e che è ora affidata al custode giudiziario nominato dall’autorità giudiziaria, l’ingegnere Vito Ardione, che nel apssato si è già occupato di rifiuti. Secondo il capo d’imputazione,Tiziano e Nicola Lando avrebbero in particolare simulato l’attività di recupero al fine di modificarne il codice dei rifiuti (il certificato europeo Cer), in modo da poterli avviare in impianti di smaltimento o di recupero che altrimenti non avrebbero potuto accettarli. Obiettivo, aumentare di molto il margine di guadagno, risparmiando sulla manodopera da utilizzare per il trattamento dei rifiuti, che appunto non avveniva, ed evitando di spendere in tecnologia e macchinari. Del tutto ignari i produttori, che continuavano a pagare per un trattamento mai effettuato. Secondo l’accusa della Procura, per coprire il traffico illecito, padre e figlio avrebbero falsificato tutta la documentazione di accompagnamento dei carichi di rifiuti che uscivano dai loro centri di Sant’Angelo di Piove e di e Fossò, le due sedi operative dell’azienda. Nel corso dell’udienza di ieri, l’avvocato Marrone ha prodotto documentazione per sostenere che i rifiuti non sono pericolosi e che i codici seguivano quelli indicati dalle aziende che li conferivano. I giudici del Riesame hanno mantenuto il capo d’accusa, ritenendolo comunque compatibile con una più leggera misura cautelare.

(r.d.r)

 

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