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51 mila punti luce tra centro storico e terraferma, più di un quarto delle installazioni nazionali

Maggioni e Bettin: «Un risultato che ci pone all’avanguardia grazie all’appalto varato nel 2012»

 

I numeri

51.508 I PUNTI LUCE CAMBIATI CON L’APPALTO DEL 2012

811 I SEMAFORI DOTATI DI LED SUI 3.804 CONTEGGIATI NEL COMUNE

10.273 I PUNTI LUCE SOSTITUITI IN CENTRO STORICO

440 I PUNTI LUCE DELLA VIABILITÀ DI MESTRE DOTATI DI LED

2.700 I PUNTI LUCE A LED SOSTITUITI TRA MESTRE E LIDO DI VENEZIA

595 LE BRICOLE DOTATE DI LED E FOTOVOLTAICO IN LAGUNA

3 LE DITTE DELL’APPALTO: CITELUM SA, GEMMO E CONSORZIO COOPERATIVE COSTRUZIONI

84 I LAMPIONI A LED CHE ILLUMINANO LA PIAZZA FERRETTO DOPO GLI INTERVENTI DI SOSTITUZIONE

 

Se a Venezia si pratica il risparmio energetico per l’illuminazione pubblica lo si deve ai tre scienziati giapponesi che hanno vinto il premio Nobel per la fisica 2014 (i loro nomi sono Isamu Akasaki e Hiroshi Amano della Nagoya University, e Shuji Nakamura dell’Università della California Santa Barbara) per le ricerche sui diodi semiconduttori, impiegati per la creazione della nuova generazione di lampadine Led a basso consumo.

 

Dei circa 190 mila punti luce a led presenti in Italia, oltre 51 mila, e cioè più di un quarto, sono a Venezia. Tanti sono i punti luce (intesi come lampioni, semafori, bricole dei canali navigabili) dotati di luce blu a led che il Comune ha scelto di dislocare in tutto il Comune grazie all’appalto internazionale, affidato nel 2012, e valido 9 anni per la gestione degli impianti di illuminazione pubblica della città. «Oramai quasi tutti i punti luce previsti sono stati sostituiti con le nuove luci a led e per Venezia significa essere all’avanguardia a livello internazionale».

Un primato rivendicato ieri dagli ex assessori della giunta Orsoni, Gianfranco Bettin (Ambiente) e Alessandro Maggioni (Lavori pubblici): «La tecnologia a led consente un risparmio energetico valutabile tra il 50 e l’80 per cento mentre i costi di manutenzione sono circa un decimo dei vecchi. Il tutto senza che risulti compromessa la qualità dell’illuminazione», ricordano i due ex assessori. «Giovandosi dell’invenzione degli scienziati premiati con il premio Nobel, il sistema introdotto a Venezia, e che sta ora per essere imitato dalle città più lungimiranti d’Italia (mentre, è già in atto, oltre che da noi, nelle più avanzate città d’Europa e del mondo), consente un risparmio di 6 milioni e mezzo di kilowatt ora l’anno, che si traducono in 4 milioni e mezzo di Co2 in meno nell’atmosfera per un totale di risparmio di mille e 200 tonnellate equivalenti di petrolio».

Insomma, un chiaro miglioramento dei costi di gestione di apparati di illuminazione e un minore inquinamento sulla città. In alcuni casi l’intervento di sostituzione dei vecchi lampioni con quelli nuovi a led ha significato anche combattere l’inquinamento luminoso. È stato il caso, per esempio, dell’intervento eseguito al parco di San Giuliano. Bisogna dire che non sempre la diversa illuminazione prodotta di notte sulle strade dai lampioni a led è stata compresa dai cittadini, perché non sono mancate in questi ultimi anni le segnalazioni di zone della terraferma che sono apparse agli automobilisti non maggiormente illuminate, con un potenziale rischio per la sicurezza. Tesi questa sempre rigettata dai due ex amministratori pubblici, che oggi ricordano: «La luce a led garantisce un’illuminazione efficace e sicura mentre il fascio luminoso concentrato che emette consente di limitare al minimo l’inquinamento luminoso».

Mitia Chiarin

 

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