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Nuova Venezia – Chisso patteggia e va ai domiciliari

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

14

ott

2014

Dopo Galan, patteggia l’ex assessore: due anni e sei mesi

Anche Chisso ai domiciliari

L’arrivo dell’ex assessore, dapprima previsto per il pomeriggio di ieri, è stato ritardato dalla pioggia

All’uscita dal carcere l’attesa della moglie e dell’avvocato, insieme ai due il viaggio in direzione Mestre

Da Pisa in mezzo al maltempo poi prima notte in casa a Favaro

MESTRE Da ieri sera Renato Chisso dorme nel suo letto nella casa di via Col San Martino 5, a Favaro. Ha ottenuto i domiciliari dopo l’accordo con la Procura per il patteggiamento della pena di due anni e sei mesi. A Pisa, all’uscita dal carcere, ad attenderlo c’erano il suo legale, la moglie e il genero, Ha fatto il viaggio di rientro a bordo di una Mercedes Classe A. Viaggio caratterizzato dal maltempo. È arrivato a Mestre intorno alle 21.30, inizialmente l’arrivo era previsto alle 18. Davanti casa sono rimasti ad attenderlo solo giornalisti e fotografi. Pochi gli abitanti della zona che si sono limitati a chiedere cosa stava succedendo, incuriositi dall’insolita presenza dei cronisti. Dopo l’ex presidente della Regione Giancarlo Galan anche l’ex assessore regionale alle Infrastrutture Renato Chisso ha scelto il patteggiamento. Dopo che i periti del giudice per le indagini preliminari lunedì mattina si erano detti convinti della compatibilità delle condizioni di salute dell’ex assessore con il regime carcerario, i suoi avvocati hanno presentato in Procura una istanza di patteggiamento. Anche perché Chisso rischiava di rimanere dietro le sbarre parecchio tempo. Stesso copione rispetto a qualche giorno fa, quando a presentare la richiesta era stato il collegio difensivo di Galan, ottenendo i domiciliari per l’ex ministro. I pubblici ministeri, vista la situazione giudiziaria molto simile, hanno dato il proprio assenso anche in considerazione del fatto che c’è il rischio prescrizione. Quindi Renato Chisso patteggia e viene scarcerato, dopo essere stato rinchiuso nel carcere di Pisa fin dal primo giorno del suo arresto nel giugno scorso. Per lui una condanna a due anni e sei mesi di reclusione. Sulla confisca di un milione di euro si dovrà pronunciare il giudice. Mentre ha già patteggiato altri 20 giorni. Piergiorgio Baita sostiene di averlo pagato con 250mila euro l’anno dalla fine degli anni ’90 al 2013. Un gruzzolo di quasi 4 milioni che non si capisce dove sia finito. Le opere pubbliche sono la sua passione. Dice nel 2012: «In Veneto sono stati impegnati oltre 11 miliardi per di opere pubbliche. Senza contare le opere già concluse come il Passante di Mestre». Tutte in finanza di progetto. Secondo la Procura di Venezia la sua fortuna, anche quella non ancora trovata, viene da qua.

Carlo Mion

 

Pm e difesa: due anni, sei mesi, venti giorni. Ora parola al gip

L’avvocato: «Decisione per imprescindibili motivi di salute»

Chisso patteggia e va ai domiciliari

VENEZIA – Anche l’avvocato Antonio Forza, difensore dell’ex assessore regionale di Forza Italia Renato Chisso, ha raggiunto l’accordo con la Procura: due anni, sei mesi e 20 giorni di reclusione e gli arresti domiciliari. L’esponente politico è uscito dal carcere di Pisa, grazie al provvedimento firmato dal giudice Alberto Scaramuzza, nel primo pomeriggio ed è tornato nella sua casa di Favaro. I pubblici ministeri Stefano Ancilotto, Paola Tonini e Stefano Buccini non hanno trovato l’accordo, invece, sulla cifra che l’ex assessore dovrà consegnare, ma hanno deciso egualmente di procedere con il patteggiamento, lasciando al magistrato che giudicherà la congruità della pena frutto dell’accordo di decidere sulla cifra che Chisso dovrà restituire. Stando ai conti dei rappresentanti dell’accusa la cifra dovrebbe aggirarsi sul milione di euro o poco più. Pochi minuti dopo la firma del provvedimento che ha permesso all’ex assessore accusato di corruzione nell’ambito dell’inchiesta sul Mose , un altro giudice veneziano, Roberta Marchiori, ha dichiarato il non doversi procedere per la vicenda della compatibilità della detenzione con le condizioni di salute di Chisso. L’avvocato Forza aveva presentato un’istanza chiedendo la scarcerazione del suo cliente a causa delle gravi condizioni di salute, sia fisiche sia mentali. Sosteneva con i suoi consulenti medici che da un lato i problemi cardiaci (prima dell’arresto era stato colpito da un infarto) dall’altro la depressione (causata dalla permanenza in carcere) deponevano per il fatto che la carcerazione non era compatibile con la sua salute. La Procura aveva nominato altri consulenti che, invece, avevano affermato che poteva rimanere in carcere, anche perché quello di Pisa ospita un Centro clinico cardiologico di buon livello. Il giudice Marchiori, a sua volta, aveva nominato tre periti, che proprio entro il 13 ottobre avrebbero dovuto dire la loro e, sulla base delle conclusioni raggiunte dai tre medici, il magistrato avrebbe dovuto decidere sulla scarcerazione o meno. Il provvedimento del collega Scaramuzza, giunto dopo l’accordo con la Procura sul patteggiamento della pena, ha reso inutile la decisione, visto che ha dato la possibilità a Chisso di tornare a casa seppur agli arresti. L’avvocato Forza ha spiegato la decisione di patteggiare affermando che si è trattato di «una scelta dettata dagli imprescindibili motivi di salute di Chisso». Le accuse che sono rientrate nell’accordo non riguardano soltanto quelle mosse dai tre pm che indagano sulla corruzione da parte del Consorzio Venezia Nuova, ma anche il reato di abuso d’ufficio contestato dal pubblico ministero Giorgio Gava nell’ambito dell’indagine sulle discariche abusive nel Veneto che ha fatto scattare le manette ad uno dei collaboratori più stretti dell’ex assessore, il dirigente regionale Fabio Fior. Chisso deve rispondere di aver promosso l’approvazione da parte della giunta regionale di finanziamenti per circa un milione di euro per progetti che riguardavano le discariche abusive. Quei venti giorni aggiunti ai due anni e mezzo riguardano proprio questa indagine, che Chisso è riuscito a chiudere, almeno per quanto riguarda la sua posizione, ancor prima di qualsiasi richiesta di rinvio a giudizio. Ora, i pubblici ministeri starebbero trattando il patteggiamento del segretario di Chisso, Enzo Casarin.

 

SCANDALO MOSE – Galan patteggia, Paese senza speranze

Vorrei esprimere le mie riflessioni alla notizia del patteggiamento e conseguente scarcerazione di Giancarlo Galan. L’ex presidente della Regione ha ricevuto, secondo le accuse di Mazzacurati, un milione di euro all’anno per dieci anni. Grazie anche a questi soldi possiede una villa da sogno sui Colli Euganei, barche da crociera, terreni gasiferi in Indonesia, investimenti in Croazia, conti all’estero e altri beni intestati a prestanome. La Procura accetta il patteggiamento che gli permette di non fare più un giorno di carcere, oltre ai due mesi già scontati, e gli infligge una multa di 2,6 milioni di euro, cioè solo un quarto dell’illecitamente percepito. La stessa cosa si ripete con Chisso. Chiedo: perché un cittadino, in base a come si è conclusa questa vicenda di latrocinio, dovrebbe astenersi dal rubare, rapinare, rapire a scopo di riscatto? Poi un bel patteggiamento, e se ne sta a casa propria con i suoi libri, i suoi dischi, i suoi cani, i suoi familiari e i tre quarti del malloppo, alla faccia delle vittime che, nel caso di Galan, sono più di cinque milioni di Veneti. È forse perché noi cittadini siamo migliori dei nostri politici e amministratori? Non credo, altrimenti non li voteremmo. Mi viene da pensare che in questo Paese è tutto marcio e i giovani fanno bene ad emigrare all’estero, perché non c’è più speranza.

Roberto Coletti – Favaro

 

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