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Nel 2005 la Regione aveva stanziato 125 mila euro per il restauro della Rocca

Dopo nove anni i soldi sono ancora là: tempo scaduto, il Comune dovrà renderli

NOALE – Soldi dati nel 2005 e tolti nove anni dopo. Motivo? Mai usati. E così Noale si vede soffiare da sotto al naso i 125 mila euro stanziati dalla Regione per restaurare la Rocca. A levare il finanziamento non è stato uno qualunque, ma lo stesso ministro dell’Economia e delle Finanze Pier Carlo Padoan che, in base alla legge, ha revocato i contributi non adoperati che dovranno essere restituiti. Tutto è stato messo nero su bianco: il documento è consultabile sulla Gazzetta Ufficiale di giovedì scorso. Non si scherza, insomma. Alla città dei Tempesta non resta che attendere il prossimo bando e mettersi in fila di nuovo. È come essere stati in coda per un bel po’, essere chiamati e non accorgersene, perdendo così il turno. Non succede certo che,quando ci si accorge dell’inghippo, gli altri in coda dicano “prego, si accomodi”. Che fare? Bisogna aspettare di nuovo il proprio turno. In questi nove anni si sono alternati tre sindaci: Carlo Zalunardo (2004-2009), Michele Celeghin (2009-2014) e, da giugno scorso, Patrizia Andreotti. Una decina d’anni fa il Comune aveva chiesto dei fondi per sistemare uno dei simboli cittadini. Alcuni lavori, in effetti, erano stati fatti, tra cui il consolidamento delle mura che tante polemiche aveva suscitato tra maggioranza e opposizione. Era il luglio del 2008, undici mesi dopo Zalunardo perse le elezioni. Il successore Celeghin aveva rimesso a nuovo la torre dell’orologio, inaugurata ad aprile 2013, ma anche lui, poco più di un anno dopo, avrebbe lasciato la carica, sconfitto da Patrizia Andreotti. Nel frattempo quei 125 mila euro sono rimasti lì e nessuno li ha toccati. Da Roma se ne sono accorti e i soldi sono stati tolti. «Avevamo fatto delle richieste per il restauro», ricorda Zalunardo, «e messo in atto degli interventi. Chi è venuto dopo di me ha fatto altre scelte e quei soldi non sono più stati usati». Celeghin non si sente colpevole. «Abbiamo puntato sulla sistemazione delle scuole», chiarisce, «mettendo sul piatto 670 mila euro e poi sfruttato i 260 mila euro per recuperare la torre dell’orologio: se non lo facevamo, li avremmo persi. Piuttosto c’è da chiedersi perché Zalunardo non li abbia spesi». Quattro mesi fa è arrivata Andreotti. «Può essere che in passato si siano affrontate altre emergenze», ammette «ma è vero che quei 125 mila non sono stati usati. Ormai sono persi. Se volessimo fare nuovi interventi, dovremmo partecipare a un altro bando».

Alessandro Ragazzo

 

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