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«Trattati come degli appestati alla manifestazione. Con gli espropriandi accordi sotto ricatto». Elvio Gatto, coordinatore del Coordinamento veneto pedemontana alternativa, legge con gli occhi di chi è sulle barricate gli eventi verificatisi martedì in occasione della posa della prima pietra, nel trevigiano, dell’opera. «È stata una manifestazione pacifica di cittadini, che si sono mossi senza campagne a tappeto; eravamo molti di più di quanti dice il commissario per la Pedemontana Vernizzi, e trovo comunque che sia meschino il riferimento al numero di manifestanti (due, secondo Vernizzi) per paese. Ad avere ragione può essere una singola persona».

Ma l’accoglienza non è stata amichevole. «Siamo stati tenuti lontano come degli appestati. Ciò dimostra come Zaia tema qualsiasi confronto con la popolazione che possa fare rilievi critici. Il clima di nervosismo fuori luogo delle Forze dell’ordine ha portato all’increscioso episodio del trattore».

Sul quale Gatto spiega: «Un’ora e mezzo prima dell’arrivo di Zaia, i poliziotti già stavano chiudendo le strade. Il nostro amico Marino Fogal è arrivato con il trattore per mettersi simbolicamente vicino alle ruspe quasi a dimostrare il contrasto fra chi coltiva i campi e chi vuole distruggerli. È nato un increscioso equivoco. È chiaro che Marino non voleva aggredire il palco; conoscendolo è un’ipotesi risibile». Intanto, restano ancora in piedi dei ricorsi. «La corte costituzionale si è riunita il 7 ottobre per valutare il quello di 40 persone -dice Gatto- e stiamo aspettando la sentenza. Quindi l’uomo che fa il portavoce della legalità, ovvero Vernizzi, attenda il verdetto prima di procedere con lavori e immissioni in possesso. Anche perché il giudizio su un secondo ricorso, quello al Tar del Lazio, è in vigore dal 25 settembre e prevede la possibilità per gli agricoltori di continuare a raccogliere i frutti dei loro campi». E sugli accordi bonari aggiunge: «sono stati fatti sotto ricatto. La gente ha firmato per paura e sfinimento. Ma non è finita qui».

 

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