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Critiche e dubbi sul Contorta. Un parere negativo, anche se il commissario ci tiene a precisare: «Sono osservazioni scientifiche, non pareri politici». Stamattina alle 9 il commissario Zappalorto, con i poteri del Consiglio comunale, approverà la delibera sulle osservazioni al progetti di scavo del canale Contorta presentato dall’Autorità portuale. Cento pagine che mettono in luce i tanti aspetti critici del progetto, assumendo anche i pareri del Corila e dell’ingegnere idraulico Luigi D’Alpaos. Si attende anche il parere della Regione. Mentre comincia il suo iter anche il secondo progetto alternativo, il terminal passeggeri alla bocca di porto di Lido firmato da Cesare De Piccoli-Duferco. Cominciano ad arrivare al ministero le prime osservazioni, tra cui quella firmata da Vtp, la società delle crociere, che spiega perché quell’ipotesi non sia a suo avviso percorribile.

(a.v.)

 

Grandi navi, il presidente del Porto tira dritto. «Le osservazioni? Potranno migliorare il progetto»

«Ricorso al Tar? Facciano pure»

«L’ipotesi Marghera? Se mi fanno l’off-shore per le merci sono pronto a discuterne. Il terminal al Lido? Presenta molti aspetti critici, non sta in piedi da vari punti di vista: i costi, la sicurezza. Può ospitare solo cinque navi, noi arriviamo a otto: e delle altre tre che ne facciamo? Le lasciamo a casa?». Il presidente dell’Autorità portuale Paolo Costa non sembra preoccupato della raffica di critiche e osservazioni che negli ultimi giorni ha investito il «suo» progetto per lo scavo del nuovo canale Contorta. «Ricorso al Tar? Bene, che facciano. Vediamo a chi i giudici daranno ragione». «Valanga di critiche? Tre quarti delle osservazioni riguardano le procedure. Il quarto rimanente lo valuteremo. Forse qualche suggerimento buono c’è. Ma questo non significa che non faremo il Contorta. Lo faremo meglio, ma lo faremo». Avanti tutta, dunque. Perché secondo l’ex sindaco ed ex ministro, da cinque anni alla guida dello scalo veneziano «non ci sono alternative se si vogliono togliere subito le navi da San Marco senza danneggiare la crocieristica». Lo Studio di Impatto ambientale (Sia) presentato dal Porto e dai suoi consulenti è adesso al ministero per l’Ambiente. Dove stanno arrivando le osservazioni presentate da Italia Nostra, dal gruppo di esperti coordinato da Andreina Zitelli, dall’associazione Ambiente Venezia e dall’Ecoistituto Langer. E infine dal Comune, dalla regione – che ancora non ha concluso i lavori – dalla Soprintendenza. Quest’ultima ha inviato al ministero dei Beni culturali un parere dal contenuto molto critico sull’opera e i suoi effetti sull’equilibrio lagunare. Cosa succederà scavando fino a dieci metri e mezzo un canale oggi profondo al massimo due? Il progetto del Porto prevede anche l’«adeguamento» della via d’acqua allargata da 14 a 120 metri, lo scavo di sei milioni e mezzo di tonnellate di fanghi che serviranno per costruire barene e velme artificiali per oltre 400 ettari. Secondo gli esperti ci sarà anche la necessità di arginare il canale perché come il canale dei Petroli «tende a interrarsi al passaggio delle grandi navi». Un aspetto messo in luce dal professor Luigi D’Alpaos, docente di idraulica dell’Università di Padova. «Nel 2003 e ancora lo scorso anno il professor D’Alpaos era di idea diversa», attacca Costa, che ha pubblicato sul sito dell’Autorità portuale i due studi del professore, «adesso forse ha cambiato idea». «Non è vero, Costa forse ha letto solo la prima pagina del mio studio. Nella seconda spiego perché quell’intervento creerebbe problemi alla laguna». Polemiche che non si placano. Con la richiesta dei comitati di «dimissioni» del presidente. Il ricorso al Tar annunciato da Ambiente Venezia e i ricorsi al ministero. Un fronte esteso di contrari. Ma il progetto va avanti. «Sono fiducioso», sorride Costa. Che intanto ha portato a casa i 95 milioni per avviare il progetto dell’off shore.

Alberto Vitucci

 

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