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Nuova collocazione, il sindaco non convince il governatore

Per evitare la causa Zaia acquisterebbe il progetto già pronto

PADOVA – La Regione mette a punto una exit strategy nel ginepraio amministrativo e legale che ostacola il decollo del nuovo policlinico universitario padovano. Al tramonto definitivo dell’ipotesi Padova ovest – determinato dal veto opposto dal sindaco Massimo Bitonci che ha affossato così sette anni di iter amministrativo – la società vicentina Finanza & Progetti, coinvolta nell’operazione sul versante progettuale, ha replicato con un ricorso al Tar che lamenta un danno di 156 milioni di euro (tra perdita di chance, costo delle fidejussioni accese e risorse accantonate) sollecitandone il risarcimento. I destinatari della causa – accusati a vario titolo di inadempienza – sono l’amministrazione regionale, l’Azienda ospedaliera ed il municipio di Padova; quest’ultimo non dorme sonni tranquilli: la precedente giunta Zanonato-Rossi aveva sottoscritto l’accordo di programma versione Ovest, l’attuale ha cambiato bruscamente idea ed il governatore Luca Zaia avverte il compagno di fede leghista che un’eventuale condanna risarcitoria comporterà l’immediata rivalsa nei confronti del Comune. Ma il nocciolo della questione è un altro. La sensazione, a Palazzo Balbi, è che la società del finanziere Roberto Meneguzzo non intenda dare vita ad una battaglia legale pluriennale dall’esito imprevedibile bensì utilizzare il ricorso come strumento di pressione per evitare di essere estromessa da una partita ospedaliera che l’ha vista seriamente impegnata sul versante professionale e finanziario. Obiettivo che appare, almeno in parte, legittimo, visto che la redazione progettuale conclusiva, presentata il 30 marzo 2012, aveva raccolto l’unanime consenso dei partner amministrativi ed era stato dichiarato di pubblico interesse dalla Regione stessa. Così prende corpo l’idea di acquistare il progetto, compensando la società per il lavoro svolto, disinnescando un contenzioso preoccupante e – soprattutto – confermando un piano ritenuto adeguato alle esigenze della sanità padovana e veneta – non stiamo parlando di un ospedale cittadino ma di un polo clinico e universitario di valenza regionale – e perciò meritevole di essere realizzato. L’alternativa, quella di ripartire ex novo nell’elaborazione progettuale, è ritenuta priva di senso dai manager della sanità e perciò scartata. La condizione – fanno sapere da Venezia – è che Finanza & Progetti non alzi il prezzo ed eviti di accampare pretese superiori agli effettivi diritti acquisti, che non investono in alcun modo la realizzazione dell’opera. C’è materia per avvocati ma uno spiraglio si apre: staremo a vedere. L’altro corno della vicenda riguarda il sito destinato alla costruzione e non si tratta di una bazzecola. Dopo aver ritirato l’originaria proposta del “nuovo su vecchio” – cioè l’ipotesi di rifare l’ospedale sulle ceneri dell’esistente, nell’area Giustiniani, rivelatasi impraticabile per costi e tempi – Bitonci ha estratto dal cilindro l’opzione est, quella di via Corrado, indicando una superficie di 200 mila metri quadrati (a circa cinquecento metri dall’attuale policlinico) oggi occupata da alcuni uffici della multiutility AcegasAps e dagli impianti sportivi universitari del Cus. L’ideale, secondo il sindaco, per garantire continuità al circuito sanitario che include il Sant’Antonio e lo Iov. Zaia ha accolto con interesse la novità – che se non altro superava i veti incrociati precedenti – assicurando un esame attento e accurato. Così sarà ma non è difficile prevederne la conclusione. L’opzione via Corrado presenta due handicap di partenza. Sul piano spaziale, l’estensione limitata – a fronte dei 400 mila mq ritenuti ottimali dai tecnici – costringerebbe a ripensare in senso verticale il progetto, con i problemi e le lungaggini conseguenti. Ma è il rischio idraulico a rivelarsi un ostacolo insormontabile: Legambiente ha ricordato che il sito, collocato com’è nell’ansa tra due corsi d’acqua, è soggetto a vincoli idrogeologici dal Pat (il Piano di assetto territoriale) che classifica la zona come «non idonea» alle costruzioni. «Fandonie», secondo Bitonci «il bollino rosso sul perimetro in esame è stato posto nel 2009 per un rischio allagamenti, che ora risulta del tutto scongiurato. Non è plausibile alcuna esondazione dei canali in quanto il livello delle acque è controllato a monte e a valle e regolamentato da una serie di chiuse, quindi il vincolo potrà essere revocato». Rassicurazioni che non hanno convinto del tutto il governatore, lesto a consultarsi con Luigi D’Alpaos, il maggior esperto di ingegneria idraulica a Nordest. Il colloquio non è noto nei dettagli ma lo studioso avrebbe espresso pesanti e circostanziate riserve, tali da indurre Zaia – che in D’Alpaos ha una fiducia totale – a disporre un approfondimento: la commissione si metterà al lavoro a breve e la bocciatura sembra scontata. Se così sarà, ogni compromesso tra Regione e Comune diventerà impossibile e il fatidico policlinico (se mai spiccherà volo) migrerà al di fuori dei confini urbani di Padova. Nell’area universitaria di Legnaro, forse, oppure nella vicina Sarmeola. Entrambe ansiose di accoglierlo.

Filippo Tosatto

 

Il segretario del Pd chiede un dossier sulla sanità veneta

Il segretario regionale del partito democratico, Roger De Menech, invita i contendenti alle primarie democratiche – destinate ad eleggere lo sfidante a Luca Zaia nelle regionali della prossima primavera – a costruire un dossier sulla sanità veneta. «La totale assenza di pianificazione della Regione sotto la guida di Zaia rischia di costarci carissima», afferma «per l’ospedale di Padova, prima fanno un progetto di finanza “alla veneta”, poi annullano tutto per le beghe interne alla Lega Nord. Risultato, l’azienda che ha proposto il progetto di finanza, chiede 156 milioni di danni». Conclusione: «Zaia, invece di attaccare il governo Renzi che destina al Veneto un terzo delle risorse per infrastrutture, farebbe bene a organizzarsi per evitare che i veneti nei prossimi anni vedano aumentare tasse e ticket sanitari per coprire la sua totale incapacità di governare».

 

L’INTERVISTA: massimo malvestio

«I project spolpano il bilancio del Veneto»

VENEZIA – Nel novembre 2010, in un forum al nostro giornale, Piergiorgio Baita definì lo strumento del project «l’antibiotico delle opere pubbliche», da prendere «sotto controllo dell’amministrazione pubblica». Dall’altra parte del tavolo lo contraddiceva l’avvocato Massimo Malvestio, che per tempo denunciava i «projetc relazionali» dove il bando di gara era scritto direttamente dai concessionari. Così è stato: oggi Piergiorgio Baita, artefice e carnefice dei project, coltiva pomodori nel giardino di casa, pronto a rimettersi in campo. L’inascoltato Malvestio, invece, fa il Cincinnato nell’isola di Malta, dove lo raggiungiamo telefonicamente. A distanza di quattro anni «l’antibiotico», somministrato in dosi massicce, sta facendo morire il paziente. Centro protonico (causa da cento milioni di euro), nuovo ospedale di Padova ovest (156 milioni di richiesta danni), metropolitana di superficie (30 milioni di danni da pagare): l’assedio alle casse regionali sembra concentrico. «La situazione venutasi a creare anche con i project, realizzati o mancati, sta mettendo seriamente a rischio i conti, stanno spolpando il bilancio della Regione. Perché i canoni, remunerati a doppia cifra, sottraggono risorse agli investimenti». Sulla vicenda del nuovo ospedale di Padova c’è una causa da 156 milioni di euro. «Finanza e progetti ha le sue ragioni, perché la pubblica amministrazione deve essere in grado di rispondere sì o no nei tempi previsti, senza tirarla per le lunghe». Perché i project non hanno funzionato? «La mia tesi è sempre stata quella che il project sia una forma residuale di finanziamento delle opere pubbliche, ma dove dev’essere molto chiaro il rischio d’impresa» Nel Veneto ne sono stati realizzati una decina: ospedali e infrastrutture. Tutti sbagliati? «I progetti di finanza realizzati nel Veneto non hanno praticamente rischio d’impresa, perché il pubblico ci mette del suo. Erano project a rischio garantito. Ma così son buoni tutti» É un sistema da riformare? «Lo strumento in sè è valido, nel mondo anglossassone è usato da molti anni con norme trasparenti e regole chiare. In Veneto no, c’è stata un’interpretazione distorta dello strumento». I concessionari scrivono i bandi di gara ai quali loro stessi, spesso da soli, concorrono: non è così? «In Italia esiste un capitalismo di relazione, dove succedono anche queste cose. Poi va detto che nella pubblica amministrazione c’è una carenza di professionalità in grado di gestire questo genere di procedure». Quali i punti più spinosi dei progetti di finanza veneti? «La distorsione è legata a gestioni a lungo termine, in cui le condizioni possono mutare sensibilmente; i costi finanziari molto alti; e un margine di discrezionalità troppo alto» Come andavano usati? «Il project può essere usatoper realizzare infrastrutture che rispondono a servizi a domanda individuale: il Comune che vuol fare la piscina con il privato che scommette sugli incassi dagli utenti. Regole chiare e rischio d’impresa. Se non sei bravo a far fruttare l’impianto, chiudi». In un tempo di risorse calante come finanziare le infrastrutture? «Al Veneto servono l’Alta Velocità, una razionale rete ospedaliera, la banda larga. La Regione catturi i finanziamenti della Bei, la banca europea degli investimenti, con tassi altamente più favorevoli che i progetti che ha fatto. C’è un nuovo ospedale da realizzare al posto di tre? Lo faccia la Regione, andando a prendere i soldi direttamente alla Bei: costa sicuramente meno che mettere in piedi l’ennesimo project». Quali sono i più scandalosi? «I project del centro protonico e quello dell’Ospedale di Mestre davano rendimenti a doppia cifra, quando adesso il denaro costa meno dell’uno del cento. Mi dicono che l’ampliamento del pronto soccorso di Mestre sta costando quattromila euro al metro quadro, vi pare?» Lo strumento del project avrà un futuro? «Credo di no, se lo avrà bisognerà stare bene attenti, visto quel che è accaduto».

Daniele Ferrazza

 

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