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Gazzettino – Mantovani presenta il conto a Baita

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

27

ott

2014

SCANDALO MOSE, AZIONE DI RESPONSABILITÀ

La Mantovani presenta il conto a Piergiorgio Baita per lo scandalo Mose. Il gruppo inizia un’azione di responsabilità e chiede all’ingegnere un risarcimento di 37 milioni di euro per sanzioni fiscali, danno d’immagine e perdita di opportunità economiche. La replica: «Mai sottratto nulla, i fatturati sono cresciuti».

Danni d’immagine Mantovani chiede 37 milioni a Baita

MOSE – Azione di responsabilità dell’azienda contro l’ex presidente finito nel ciclone di false fatturazioni e tangenti

«Risarcisca 37 milioni di euro per sanzioni fiscali, danno d’immagine e perdita di opportunità economiche»

PADOVA – Passi per i 6 milioni di euro che la Mantovani dovette sborsare, circa un anno fa, per le imposte evase, le sanzioni fiscali e gli interessi maturati, a seguito dello scandalo delle false fatturazioni orchestrate dall’ingegnere Piergiorgio Baita. Ma gli altri 31 milioni di euro, tra danni d’immagine e appalti mancati, sono davvero una cifra imponente. Eppure che Romeo Chiarotto e i suoi figli prima o poi avrebbero presentato il conto al presidente della società, lo si sapeva da un pezzo. Si attendeva soltanto di conoscere il quantum. Adesso la cifra di 37 milioni è diventata di pubblico dominio, visto che una ventina di giorni fa Baita si è visto recapitare un atto di citazione da parte della Mantovani.

Da una parte il patriarca del gruppo padovano, dall’altra l’ingegnere brillante e capace – come un prestigiatore – di moltiplicare gli appalti, e quindi fatturati e guadagni della società. «Ma noi siamo parte lesa» ha sempre dichiarato Romeo Chiarotto da quando, nel marzo 2013, si spalancarono le porte del carcere per Baita. Lo aveva ripetuto anche a luglio dello stesso anno, quando le confessioni di Baita avevano fatto finire in carcere Giovanni Mazzacurati, il padre-padrone del Consorzio Venezia Nuova. Lo ha ribadito lo scorso giugno, quando la retata della Finanza ha portato in galera una trentina di persone, per lo scandalo politico-giudiziario più grande che abbia colpito il Nordest.

Il 4 giugno gli investigatori della Finanza erano andati a perquisire anche le abitazioni del patron della Chiarotto e del figlio Giampaolo (entrambi nel cda del Consorzio Venezia Nuova), che però non sono mai stati indagati. Il 5 giugno l’ultraottantenne Romeo Chiarotto aveva dichiarato con una determinazione che già faceva presagire l’iniziativa giudiziaria di questi giorni. «Noi, come Mantovani e come famiglia, siamo completamente fuori dalle indagini. Lo dico perché nonostante tutto quello che abbiamo chiarito e anche pagato sulla nostra pelle, la Mantovani continua ad essere associata a dei corruttori. Ricordo che abbiamo reciso i contatti con l’ingegner Baita da un anno e mezzo. Del resto non sapevamo niente. Se avessi capito che si emettavano fatture da San Marino, l’avrei impedito. Era logico che prima o poi sarebbe emerso».

E riferendosi alle inchieste milanesi sull’Expo, dove la Mantovani ha acquisito un appalto di grande rilevanza, aveva aggiunto: «Il Gip di Milano ha parlato di un gruppo criminale ma non si riferiva a noi, ma ai filibustieri di cui si fidava Baita». Guerra aperta, anche perchè Mantovani aveva pagato 6 milioni di euro nel 2013 ed è impegnata a far lavorare 1500 persone, 400 nella Fip di Selvazzano (che realizza le cerniere del Mose), 400 nella Mantovani e 700 nei cantieri dell’Expo, dove si lavora in due turni di dieci ore al giorno, anche il sabato e la domenica.

Nella maxi-richiesta di risarcimento confluiscono tutti i tre filoni delle inchieste che ruotano attorno a Baita. Il primo è quello delle false fatturazioni (marzo 2013), il secondo quello dell attività del Consorzio Venezia Nuova e di Mazzacurati (luglio 2013), il terzo quello del Mose. Una parte dell’atto che introduce l’azione di responsabilità nei confronti di Baita, in quanto amministratore considerato infedele, si riferisce però a notizie giornalistiche. Lo sostiene Alessandro Rampinelli, il penalista che assiste Baita assieme al civilista Ruggero Sonino. «L’ingegner Baita esclude in modo categorico di aver mai creato o voluto creare danni alla Mantovani. Non ha mai sottratto nulla alla società. E ora, da dichiarazioni di Romeo Chiarotto, abbiamo anche la conferma che sotto la sua amministrazione i fatturati siano enormemente cresciuti».

La citazione calcola non solo i soldi sborsati con il Fisco, ma anche la perdita di opportunità imprenditoriali a causa delle inchieste riguardanti la gestione da parte di Baita. Ma soprattutto insiste sul danno di immagine per un gruppo di primo piano in Italia.

G. P.

 

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