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«Siamo tornati indietro di secoli, al tempo dei Dogi e del Consiglio dei Savi, che salvaguardare gli interessi di Venezia avevano fatto costruire le “intestadure”, ossia alti argini per impedire che le acque della terraferma si riversassero in laguna».

Il sindaco di Campagna Lupia, Fabio Livieri, ritorna sulla questione dell’idrovora di Lova, un’opera ritenuta necessaria per mettere in sicurezza idraulica un vasto territorio della Riviera del Brenta, ma sul cui progetto la Commissione di Salvaguardia di Venezia ha chiesto ulteriori approfondimenti. I lavori del nuovo progetto da 3,5 milioni di euro sono già stati appaltati dal Consorzio di Bonifica «Acque Risorgive» del presidente Ernestino Prevedello. All’ultimo momento la Commissione ha bloccato i lavori. Il piano era già stato discusso in Commissione regionale e in assemblea con i sindaci interessati di Fiesso d’Artico, Dolo, Mira, Campagna Lupia, Camponogara e Campolongo Maggiore. Non erano emersi problemi di alcun genere. Si tratta di un intervento di potenziamento dell’idrovora di Lova già esistente, che da 12 metri cubi d’acqua al secondo dovrebbe essere incrementata per riuscire ad espellerne 14,5 tramite la realizzazione di una nuova botte a sifone che passa sotto la Romea e il Taglio Novissimo, per poi scaricare l’acqua in un canale lagunare.

Livieri conclude: «Se per scaricare in laguna 2,5 metri cubi d’acqua al secondo sorgono così tanti problemi, quando mai si riuscirà a definire e ultimare l’idrovia Padova-Venezia come canale scolmatore di grado di scaricare nella laguna veneta dai 350 ai 400 metri cubi al secondo?»

(v.com.)

 

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