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Presentata le delibera attuativa della nuova legge appena entrata in vigore

Stanziati 35 milioni per il programma di sviluppo di turismo e piccola impresa

VENEZIA – Dai posti a sedere ai prodotti locali, dai pasti serviti alle percentuali di venduto arrivato da altre aziende: il mondo dell’agriturismo veneto cambia faccia, ponendo l’accento più sulla produzione di ogni singola impresa agricola e meno sui limiti di un settore che troppe volte in passato è stato considerato un “concorrente sleale” dei ristoranti tradizionali. Ieri, nella sede di Confagricoltura a Mestre, è stata infatti presentata la nuova legge regionale a riguardo: entrata in gestazione nel 2012 e integrata l’anno seguente, la recente delibera attuativa la sta finalmente trasformando in realtà, pur suscettibile a modifiche. Ad illustrare e discutere i nuovi obblighi per il settore ci hanno pensato il presidente di Agriturist Veneto, David Nicoli; il presidente di Confagricoltura Veneto, Lorenzo Nicoli; Clodovaldo Ruffato, presidente del Consiglio regionale; Franco Manzato, assessore all’Agricoltura; e infine Graziano Azzalin, della IV Commissione Agricoltura. Punto forte della nuova legge è la sostituzione del limite annuale di giornate di apertura con una soglia massima di pasti, da calcolare sulla base della produzione di ogni singola realtà agricola; ancora più importante l’obbligo di utilizzare per almeno il 65% prodotti provenienti dall’agriturismo stesso, con un altro 20% che può arrivare da diverse imprese agricole regionali e solo il 15% dalla grande distribuzione. In questa maniera si vuole dare maggiore libertà agli imprenditori del settore, limitando al tempo stesso gli “agriturismi fai da te”. In Veneto quelli riconosciuti sono 1376, il 6,5% di tutta Italia dal 2003 al 2012 sono aumentati del 64% di qui la necessità di una regolamentazione. Infine si è deciso di operare una distinzione tra attività agrituristiche e turismo rurale, con le prime limitate alla somministrazione di cibo e bevande, il secondo aperto ora anche ai lavoratori del settore privi di autorizzazione agrituristica. La norma sembra essere stata accolta positivamente dalle associazioni, ma qualche sassolino nella scarpa resta: il numero annuo dei pasti, secondo Agritrust «introduce un modello applicativo analitico che, anziché facilitare, aggiunge un ulteriore ostacolo di natura burocratica». Intanto i riflettori sono puntati sul Programma di Sviluppo rurale regionale 2014-2020, che agli obiettivi della legge potrà garantire sostegno finanziario, con uno stanziamento complessivo di 35 milioni e mezzo di euro a favore dell’inserimento di nuove strutture nell’offerta turistica rurale: 9,5 milioni saranno destinati a favorire le energie rinnovabili, e altri 26 milioni per sostenere la diversificazione, la creazione e lo sviluppo di piccole imprese.

Giacomo Costa

 

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