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Bettin e Caccia si appellano a Zappalorto: «Non firmi la delibera regionale e non ceda Veritas a Hera»

Comuni espropriati della possibilità di decidere come organizzare la raccolta dei rifiuti e l’ipotesi che la grande multi-utility Hera metta le mani su Veritas. Due motivi per fare dei rifiuti, in questi giorni, un tema che scotta. «Stanno per essere compiute scelte destinate a condizionare in maniera irreversibile la qualità dei servizi pubblici locali, fin qui garantita alla nostra cittadinanza», accusano Beppe Caccia e Gianfranco Bettin, ex consigliere ed ex assessore di In Comune, «e per questo facciamo appello al commissario prefettizio perché smentisca esplicitamente e ufficialmente qualsiasi voce relativa alla cessione di quote di Veritas, impegnandosi a preservarne il carattere pubblico e locale, fin qui ribadito dal Consiglio comunale di Venezia. E perché si astenga dall’approvare qualsiasi “convenzione-tipo”, imposta dalla Regione Veneto in materia di gestione del servizio rifiuti, in modo che possa essere il prossimo consiglio comunale a ridiscutere i criteri della giunta Zaia».

Cosa sta succedendo nel mondo dei rifiuti? Comuni espropriati. Passare o no alla raccolta porta a porta dei rifiuti? E come calibrare le tariffe per la stesura del piano finanziario? Se fino a oggi le risposte a domande di questo tipo spettavano ai Comuni – e in particolare ai consigli comunali – presto a occuparsene potrebbero essere i Consigli di bacino, dove ogni Comune sarà rappresentato dal sindaco – o da un suo delegato – il cui voto peserà in proporzione al numero di abitanti.

È lo scenario disegnato dalla legge regionale 52 del 2012 la quale prevede, all’articolo 4, che l’istituzione dei consigli debba essere preceduta dall’approvazione di una convenzione. E che ha fatto la Regione? Il primo luglio ha approvato, con delibera di giunta, una convenzione-tipo che dovrà essere approvata dai Comuni entro il 10 novembre e che trasferisce le competenze dai consigli comunali ai consigli di bacino.

«Espropriandoli del potere di decidere sia sulle modalità di organizzazione del servizio di raccolta, sia di fatto sui piani finanziari presentati dal gestore», dice Mattia Donadel, consigliere comunale a Mira, che ha sollevato il caso di cui si sta discutendo in tutta la provincia.

«Sarà in pratica un livello sovra-ordinato a scavalcare le decisioni – fin qui assunte localmente – in materia di tariffe e di organizzazione del servizio», accusano Caccia e Bettin, «e la firma della convenzione tipo nel caso di Venezia sarebbe ancora più grave dal momento che avverrebbe da parte del Commissario, senza un vero dibattito pubblico e senza il voto di un organismo eletto democraticamente».

Lo scenario Hera. La società, come è emerso recentemente in un articolo di Affari&Finanza, si prepara a fare acquisti. «Le faremo nei dintorni di casa, pensiamo a 2 operazioni, una l’anno venturo e una alla fine del periodo», ha spiegato il presidente del gruppo, Tomaso Tommasi di Vignano, senza fare nomi. Ma è probabile che nelle mire della multi-utility ci siano la veneziana Veritas e la trevigiana Asco-Piave. Un’ipotesi che già era emersa in passato che vede la contrarietà di gran parte del centrosinistra in città.

Francesco Furlan

 

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