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Gazzettino – La cricca delle bonifiche

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

31

ott

2014

COMPETITIVITÀ «L’alto tasso di corruzione ci allontana dai concorrenti»

Confindustria attacca duramente sull’inchiesta di Porto Marghera

Zoppas: «Imprese frustrate, tanta rabbia per l’illegalità diffusa»

Lo scandalo delle bonifiche scuote il mondo dell’imprenditoria. L’inchiesta sta facendo luce sulla “cricca delle bonifiche” e sul suo radicato sistema di concussione, arrivato a taglieggiare importanti aziende ed imprese veneziane che operano a Porto Marghera. Matteo Zoppas, presidente di Confindustria Venezia, parla chiaro: nel mondo imprenditoriale si respira aria di «grande disillusione e rabbia».
Se quanto emerge dall’inchiesta verrà confermato, per Porto Marghera sarà stato alto tradimento. A tirare i fili della “cricca” sarebbero stati, secondo l’accusa, alcuni alti rappresentanti delle istituzioni e del ministero dell’Ambiente. Difficile digerire che a vessare le aziende fosse proprio chi invece doveva occuparsi della riconversione dell’area industriale. Zoppas ricorda che al momento si tratta ancora di ipotesi investigative, ma anche che «Pratiche illegali possano provenire da figure di riferimento, molto conosciute e decisive nei procedimenti in quanto parte delle istituzioni dello Stato è doppiamente sconfortante».
Inoltre, come mette in evidenza il presidente di Confindustria Venezia, il sistema illegale portato avanti dalla “cricca delle bonifiche” ha danneggiato tutti: prima le aziende, ricattate a suon di milioni, poi il territorio, al quale sono stati potenzialmente sotratti investimenti e lavoro.
«Queste richieste esose – ricorda Zoppas – relative ad un supposto danno ambientale, che si aggiungono al costo della bonifica (peraltro allora già molto elevato), hanno enormemente aumentato i costi di gestione dell’area e quindi i prezzi dei terreni, rallentando e complicando l’evoluzione dell’area e la sua possibile riqualificazione attraverso progetti alternativi di investimento».
Il nuovo scandalo veneziano dimostra ancora una volta quanto sia difficile fare impresa in laguna, dove talvolta la burocrazia, e i suoi eccessi, hanno generato corruzione e malaffare. «Il tasso di corruzione diffuso nel nostro Paese – conclude Zoppas – dovuto anche ad una burocrazia ingessata, non fa che aggravare le distanze con i nostri competitor quanto a onere dei fattori produttivi».

 

La Procura: alcuni Siti creati soltanto per fare affari

UDINE – «Il meccanismo, per impulso del ministero dell’Ambiente, veniva replicato su tutto il territorio nazionale. Ovunque i Sin (Siti di interesse nazionale, ndr) venivano perimetrati su base cautelativa, a prescindere da elementi scientifici che giustificassero la cautela, principio strumentalizzato al solo fine di creare il business delle opere di caratterizzazione ed analisi senza alcuna finalità di reale bonifica tant’è che, salvo un piccolo Sin di Fidenza, nessuno degli altri 56 a distanza di oltre 15 anni è stato compiutamente caratterizzato né tantomeno bonificato». Lo sostiene il pm di Roma Alberto Galanti nell’ambito dell’inchiesta costruita intorno a quella avviata nel 2012 dal pm friulano Viviana Del Tedesco, condotta dai Carabinieri di Udine e dalla Guardia di Finanza di Roma. «L’inchiesta è diventata romana». «Ora il nocciolo di responsabilità la magistratura lo individua nella direzione generale dell’Ambiente». Questo sostengono gli avvocati Luca Ponti (difensore del secondo commissario Gianfranco Moretton e dell’attuatore Dario Danese) e Rino Battocletti (legale del terzo commissario Gianni Menchini), convinti che la nuova prospettazione accusatoria «ridimensioni la portata delle accuse a carico degli indagati friulani», aggiunge quest’ultimo. «Sono convinto si possa mettere in discussione l’associazione a delinquere, tra persone che non si conoscono nemmeno, in un periodo in cui si sono succeduti governi politici di opposte colorazioni», precisa l’avvocato Ponti. Un’accusa di associazione a delinquere «del tutto fantasiosa» anche quella contestata al primo commissario Paolo Ciani, difeso dall’avvocato Manlio Contento.

E.V.

 

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