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VENEZIA – Dopo l’inchiesta penale in via di definizione la verifica della Gdf sulla gestione Mazzacurati

Mose, arriva la stangata fiscale. Il Consorzio deve 30 milioni

FABRIS – Non ci opporremo al pagamento. E vanno avanti le cause a chi ha danneggiato l’ente

La batosta arriverà. C’è solo da aspettare il momento giusto. Ma la verifica fiscale effettuata dalla Guardia di Finanza a carico del Consorzio Venezia Nuova è arrivata quasi a conclusione. E la cifra che l’ente concessionario per la realizzazione delle dighe mobili a difesa di Venezia dovrà pagare all’Erario sarà da capogiro: tra i 25 e i 30 milioni di euro. Una somma considerevole, e che comprende multe e interessi su fatture “staccate” in una decina d’anni. Arriva così a conclusione una tranche dell’azione svolta dalle Fiamme Gialle negli scorsi mesi, iniziata prima della “bufera” sul sistema Mose con la raffica di arresti e patteggiamenti, e che si era fermata proprio per lasciar spazio alle indagini della magistratura.
Dopo la parte giudiziaria, ora si preannuncia quella relativa al danno subìto dallo Stato in termini di fisco. «Anche in questo caso – spiega il presidente del Consorzio Venezia Nuova, Mauro Fabris – come abbiamo appena fatto con l’avvio dell’iter per il commissariamento dell’ente, non ci opporremo. E faremo il nostro dovere fino in fondo. Se ci sarà da pagare, pagheremo. Anche in questo caso vogliamo dare un segnale di discontinuità».
Gli effetti della verifica fiscale saranno sicuramente un macigno sul Consorzio Venezia Nuova, ma a fare da contraltare a questa vicenda vi è anche la volontà di Fabris di dare corso definitivo alla richiesta di risarcimento danni come già annunciato nel dicembre 2013, e che proprio in questi giorni, all’indomani degli esiti giudiziari, sta prendendo nuovamente piede. Infatti il pool di avvocati del Consorzio ha ottenuto il mandato dal Consiglio direttivo dell’ente di acquisire le sentenze dei patteggiamenti per dare seguito all’azione legale.
«Il Consorzio andrà avanti – rivela Fabris – Sarà il commissario, una volta scelto dal prefetto di Roma, a proseguire nell’azione risarcitoria. Nel frattempo noi andiamo avanti con l’avvio delle cause per chi ha danneggiato il Consorzio».
Intanto, proprio in queste ore il presidente ha consegnato la “memoria” di risposta alle decisioni all’Autorità nazionale anticorruzione che ha disposto il commissariamento dell’ente. Ora, trascorsi i tre giorni (feste comprese) per la redazione del dossier, il presidente dell’Anac, Raffaele Cantone avrà a disposizione sette giorni per inoltrare tutto al prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro. Il rappresentante di governo nella capitale avrà a disposizione al massimo 30 giorni per designare il futuro commissario del Consorzio Venezia Nuova. «Credo – sottolinea ancora Fabris – che i tempi di decisione saranno molto più brevi».
E mentre proseguono gli atti amministrativi, il Consorzio Venezia Nuova inanella comunque una notizia che dà un po’ di ossigeno. Giovedì 6 è annunciata la riunione preparatoria del Cipe (il Comitato interministeriale per la programmazione economica) che procederà all’inserimento all’ordine del giorno della seduta di lunedì 10 novembre della richiesta di finanziamento per l’ultima tranche del sistema Mose. Nella sostanza si tratterà dello stanziamento dei “famosi” 401 milioni di euro previsti dalla Legge di stabilità del 2014 che serviranno, secondo l’ente concessionario, alla conclusione del Mose.

 

«Una sistematica attività di corruzione»

Depositate le sentenze di patteggiamento di Cuccioletta e Mazzi. Il giudice: ecco perché le pene sono congrue

IL GIUDICE «La detenzione ha spinto l’imputato a rimeditare»

È tutto provato: false fatture e “mazzette”. E le pene concordate tra accusa e difesa sono congrue, alla luce dell’incensuratezza delle persone coinvolte, dell’ammissione di responsabilità da parte di molte di loro e della confisca di somme consistenti.
Il presidente dell’ufficio del giudice per le indagini preliminari di Venezia, Giuliana Galasso, motiva così i patteggiamenti relativi al “sistema Mose”, spiegando che non vi era alcun margine per un proscioglimento degli imputati ai sensi dell’articolo 129 del codice di procedura penale, ovvero per manifesta infondatezza dell’accusa. Le prime sentenze sono state depositate e da ieri sono a disposizione delle parti in cancelleria, a distanza di un paio di settimane dall’udienza dello scorso 16 ottobre, nel corso della quale sono state definite con l’applicazione della pena le posizioni di ben venti imputati.
Tra le sentenze depositate figurano quelle dell’ex presidente del Magistrato alle acque, Patrizio Cuccioletta (2 anni di reclusione e 750mila euro confiscati), dell’imprenditore veronese Alessandro Mazzi, già titolare dell’omonimo impero di società di costruzioni, ora passato al figlio (2 anni e 4 milioni di euro) e dell’ex dirigente del Consorzio Venezia Nuova, Maria Teresa Brotto (2 anni di reclusione e 600mila euro).
Il gip Galasso ricostruisce sinteticamente le principali fasi dell’inchiesta condotta dalla Guardia di Finanza, coordinata dai pm Paola Tonini, Stefano Ancilotto e Stefano Buccini, e scrive che l’evasione fiscale scoperta dagli investigatori «non era fine a se stessa: le somme illecitamente accumulate erano servite per una sistematica attività di corruzione sia di pubblici funzionari che di politici, che il Consorzio Venezia Nuova lavorando nel settore pubblico, aveva posto in essere, nel corso degli anni, al fine di garantirsi continuità di finanziamenti, lavori e favori».
E ancora: «… il Consorzio è riuscito, pagando, ad operare sottraendosi, di fatto, ad ogni tipo di vigilanza e di controllo previsto dalla normativa; ha pagato per ottenere dai pubblici impiegati e funzionari atti contrari ai doveri d’ufficio».
Reati gravi. Ciò nonostante le pene, particolarmente miti, sono state ritenute congrue. Così come congrua è stata ritenuta la concessione delle attenuanti generiche e della sospensione condizionale della pena: «Il periodo di detenzione in carcere ha sicuramente spinto l’imputato a rimeditare i propri comportamenti e a prendere consapevolezza del loro disvalore, che difficilmente tornerà a ripetere…»
Nei prossimi giorni saranno depositate anche le altre sentenze, compresa quella riguardante l’ex presidente della Regione, Giancarlo Galan, al quale sono stati applicati 2 anni e 10 mesi di reclusione (senza sospensione) con la confisca di 2,6 milioni di euro.
Nel frattempo è stato quasi concluso l’accordo per il patteggiamento – attorno ai 2 anni – anche per Federico Sutto, uno dei più stretti collaboratori dell’allora presidente del Cvn, Giovanni Mazzacurati, e complice con lui di tutti gli episodi illeciti. L’udienza per definire la sua posizione, assieme a quella dell’ex assessore regionale alle Infrastrutture, Renato Chisso, e al suo ex segretario, Enzo Casarin, si dovrebbe tenere verso la fine di novembre.

 

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