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Mira, il sindaco Maniero accusa: obbligati dalle scelte delle vecchie giunte

ORIAGO «Siamo costretti a cementificare il territorio a causa di decisioni prese dalle scorse amministrazioni». Questo il pesante commento del sindaco di Mira Alvise Maniero dopo che ieri la giunta comunale ha approvato un piano urbanistico del 2009 (PN4) a Oriago, a ridosso della Stazione Porta Ovest.

I dati della nuova colata di cemento sono chiari: l’edificabilità totale dell’area ammonta a 18.000 metri cubi, comprensivi di 2.000 metri quadri di superficie coperta a destinazione commerciale. L’area da destinare a verde pubblico ammonta a quasi 10.000 mq, quelle a parcheggio a 1.400 mq. L’intero progetto è subordinato al rispetto dell’invarianza idraulica, per evitare rischi al territorio. Tutte le opere di urbanizzazione e le infrastrutture saranno fatte dai privati per 305 mila euro.

Maniero mastica amaro: «Stavolta non abbiamo potuto fermare la macchina del cemento. Si tratta di una scelta purtroppo obbligata a cui ci siamo piegati dopo avere verificato l’impossibilità di ogni scelta diversa, che avrebbe anzi rischiato di farci perdere la causa legale con costi enormi. Pur tentando di evitare consumo di terreno, abbiamo rilevato che gli atti votati dalle scorse amministrazioni hanno creato diritti per i privati su cui non è più possibile intervenire. La scelta per noi è quindi stata solo tra approvare il Piano urbanistico, o finire per spendere soldi pubblici in una causa persa in partenza, con successivi danni per milioni senza comunque fermare il cemento».

È un piano di espansione presentato nel 2009, dopo che nel 2004 era stata adottata dal Consiglio comunale (favorevole il centrosinistra, assente dall’aula il centrodestra) la variante urbanistica, approvata poi dalla Regione nel 2008.

«Non siamo per nulla entusiasti di questa grigia eredità, né di questa conclusione, dal momento che fin dall’inizio del nostro mandato abbiamo posto un freno deciso ad inutili espansioni edilizie», dice Maniero, «del resto penalizzate anche dal mercato e demograficamente anacronistiche, che finiscono per compromettere il territorio».

Alessandro Abbadir

 

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