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Nuova Venezia – Nuovo esposto sul Mose

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

9

nov

2014

Ambiente Venezia ai magistrati: «Indagate sulle autorizzazioni»

Nuovo esposto sul Mose

Scandalo Mose, dopo il commissariamento del Consorzio voluto dall’anticorruzione, spunta un altro esposto. L’associazione Ambiente Venezia chiede ai magistrati di indagare sulle autorizzazioni dell’opera.

Esposto di Ambiente Venezia presentato da Armando Danella a Procura e Corte dei Conti

«Se scopriremo che le dighe mobili non funzionano, chi pagherà i danni alla collettività?»

Nuovo allarme per i magistrati «Allentati i controlli sull’opera»

VENEZIA – Un fiume di denaro alla cricca del Mose. Serviva per «allentare l’attività istituzionale di controllo, ottenere finanziamenti e provvedimenti autorizzativi necessari per la grande opera». Le accuse della Procura sono state riprese pari pari dal presidente dell’Autorità anticorruzione Raffale Cantone. E porteranno nei prossimi giorni al commissariamento del Mose. Ma cosa hanno prodotto quei soldi nella storia del contestato progetto? Senza la corruzione la storia sarebbe andata da un’altra parte? Se lo chiede Armando Danella, per vent’anni dirigente della legge Speciale del Comune e testimone dei passaggi chiave di approvazione delle dighe. E con l’associazione Ambiente Venezia ha presentato alla Procura e alla Corte dei Conti un dettagliato esposto. Che chiede il sequestro cautelativo dei beni per i politici, i funzionari, i consulenti e gli ingegneri che hanno approvato il progetto «pur in presenza di alternative meno costose e di segnalazioni di criticità del sistema mai prese in considerazione».

Un dossier molto dettagliato, quello depositato in più occasioni, che ricostruisce sulla base dei verbali del Comitatone e delle riunioni della commissione regionale di Salvaguardia e del comitato tecnico di Magistratura – organismo di 42 esperti e consulenti nominati dal Magistrato alle Acque che ha approvato i progetti – la storia delle autorizzazioni del Mose.

I buchi neri, scrive Danella, sono parecchi. «Abbiamo inviato ai magistrati anche un cd con i verbali delle sedute. Chiediamo che si indaghi sui passaggi autorizzativi. Quando le critiche di esperti indipendenti sono state ignorate e il progetto è stato mandato avanti lo stesso».

Nel mirino centinaia di firme di ingegneri, funzionari, esponenti del Consiglio Superiore dei Lavori pubblici. Che l’associazione chiede adesso di verificare sotto una nuova ottica. Un esempio? Il rapporto della società internazionale Principia, chiesto dal Comune (sindaco Cacciari) nel 2008. Segnalava che le paratoie presentano «fenomeni di risonanza», cioè sono dinamicamente instabili in condizioni di mare agitato.

«Il Comitato tecnico di Magistratura ha respinto quelle critiche con un documento che non aveva risultati di calcolo», ricorda Danella, «e allora fu il presidente Cuccioletta a chiudere la pratica».

Altro passaggio critico, la riunione della commissione di Salvaguardia che dà il via libera al progetto. Voto di fiducia chiesto dal presidente della Regione Galan. Si vota in un paio d’ore, senza nemmeno leggere i 63 volumi di carte depositati. E qualche mese dopo Berlusconi, insieme al sindaco Paolo Costa, al presidente Galan e al patriarca Scola, getta in laguna la prima pietra del Mose. Altra data da ricordare, il novembre del 2006. Adesso al governo c’è Prodi, ma la macchina dei Lavori pubblici è rimasta più o meno la stessa, presidente del Consiglio superiore è Angelo Balducci, poi coinvolto nell’inchiesta del G8 alla Maddalena. Le alternative presentate dal Comune vengono rapidamente archiviate, il Mose va avanti spedito. E il governo anche allora ignora critiche e alternative sulla base di studi e rapporti dei «soliti» consulenti. Tutto regolare? Ambiente Venezia ricorda che due esposti sono ancora nei cassetti. E che dopo la grande inchiesta c’è ancora molto da fare. «Val la pena accendere i riflettori», dice Danella, «e fare adesso verifiche tecniche su tutte le autorizzazioni rilasciate in questi anni. Se nel 2016 scopriremo che Principia aveva ragione e il Mose non funziona, chi pagherà i danni alla collettività?».

Alberto Vitucci

 

I giudici contabili cancellano l’erogazione di 265 mila euro: compenso immeritato

Niente premio al Magistrato Acque

VENEZIA  – Un premio di 265.753,47 euro per gli uffici del Magistrato alle Acque – legato alle opere del Mose – cancellato d’un botto dalla sezione di Controllo di Controllo della Corte dei Conti del Veneto, che con delibera depositata il 31 ottobre- ha «rifiutato il visto e la relativa registrazione» del decreto 6873 di giugno del Provveditorato Interregionale per le Opere Pubblico, ovvero, l’ex Magistrato alle Acque di Venezia. È una delle tante storie di soldi pubblici che girano attorno al Mose: quanti altri premi così, in questi vent’anni di salvaguardia, siano stati attribuiti con soldi dello Stato non è dato sapere con esattezza. Ma è una cifra imponente: a pagina 14 della delibera della Corte – che concede invece il visto ad altri finanziamenti per la realizzazione dell’opera – si legge di un parere dell’Avvocatura distrettuale in base alla quale l’amministrazione, dopo trattativa sindacale, ha fissato in un massimo dello 0,42% dell’ammontare complessivo dei lavori appaltati e contabilizzati, l’incenditivo per responsabile di struttura e del procedimento. Fatti due conti – che però in delibera non ci sono – su un costo di 5,7 miliardi del Mose, si tratterebbe di oltre 23 milioni di euro, dal 1995. Quel che si sa, è che con i soldi accantonati negli anni non si arrivava al “quantum” e così, quest’estate, il Provveditorato ha stanziato i 265 mila euro bloccati ora dalla Corte dei Conti. Ma per darli a chi? Il punto di svolta che ha messo in moto la Sezione di controllo contabile è la legge 114/2014, sulla onnicomprensività della retribuzione del personale pubblico: non si possono ricevere premi per il lavoro che si è chiamato a svolgere per istituto. Certo, sono previsti incentivi per la progettazione di opere poi date in appalto, ma a fronte di un responsabile unico del procedimento nominato chiaramente. Nello specifico, però, il Consorzio Venezia Nuova è concessionario unico per la progettazione-esecuzione delle opere di salvaguardia, per legge speciale 798 del 1984: non un normale appalto esternalizzato. «Come evidenziato dall’Ufficio di controllo», scrivono i giudici in delibera, «la richiamata convenzione nonché i successivi atti hanno previsto la completa “esternalizzazione” del complesso degli interventi di salvaguardia affidati ex lege in concessione, direttamente ed unitariamente (per la progettazione e l’esecuzione), ad un soggetto, in maniera del tutto peculiare ed eccezionale». Di più, non c’è traccia della nomina di un responsabile unico del procedimento da “incentivare”: negli atti si parla genericamente di ufficio di presidenza e Ufficio di salvaguardia del Magistrato. Conclusione: «L’assenza di un provvedimento formale di nomina del Rup e, dunque, la mancanza del presupposto in presenza del quale è ritenuta, comunque, ammissibile l’attribuzione del compenso incentivante anche nella ipotesi di affidamento all’esterno della progettazione, impediscono, nella specie, il riconoscimento dell’incentivo».

Roberta De Rossi

 

Cantone: «Centinaia di atti dello Stato sono stati scritti da dirigenti del Consorzio»

Centinaia di atti dello Stato scritti dai dirigenti del Consorzio. Una «gestione di funzioni pubbliche» fatta dal privato. È una delle motivazioni per cui il presidente dell’Anac Raffaele Cantone (foto), ha deciso di chiedere il commissariamento del Consorzio Venezia Nuova. Una «reiterata attività corruttiva» che ha portato la Procura ad arrestare il 4 giugno scorso 35 persone. Adesso Cantone riprende e fa proprie nella lettera inviata al prefetto molte delle argomentazioni dei pubblici ministeri. E cita un episodio per tutti. Il fatto che una lettera inviata al Consorzio dal Magistrato alle Acque e dall’allora presidente Patrizio Cuccioletta sia stata trovata – priva di data – nel computer di Maria Teresa Brotto, ingegnere e vicedirettore del Consorzio e nel server di Venezia Nuova. La prova regina, scrive Cantone, che centinaia di documenti del Magistrato alle Acque, e dunque del controllore, venivano predisposti dal Consorzio (controllato). Non solo atti interni, ma verbali del Comitato tecnico, che votava i progetti, e delle convenzioni tra Stato e privati. Una gestione che «presenta ancora dei rischi», secondo Cantone. E dunque va commissariata.

(a.v.)

 

Chiarotto: «Mi dispiace per Fabris, ha fatto un lavoro migliore di Mazzacurati»

Entro sabato il Consorzio deve decidere sulla multa da 27 milioni di euro

Ma ora con il commissario “pax” tra imprese a rischio

VENEZIA «Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi» sospira Tancredi Falconeri, nipote del Principe Fabrizio, nel «Il Gattopardo» di Tomasi di Lampedusa. La battuta si attaglia all’imminente commissariamento del Consorzio Venezia Nuova, per vent’anni almeno il verminaio della politica veneziana, usato come allegro bancomat da tutti i partiti. Il passaggio che sta attraversando il consorzio del Mose è di quelli che si presta all’interpretazione del Gattopardo. L’Autorità anticorruzione Raffale Cantone scrive che la situazione è di persistente rischio di illegalità. Non solo: ma che «Né i mutamenti intervenuti nella Direzione del Consorzio quali la nomina dell’ing. Hermes Redi a Direttore generale, di Mauro Fabris a presidente e il rinnovo del consiglio di amministrazione hanno fatto venir meno i rischi di ulteriori condizionamenti illeciti nell’esecuzione della concessione». Insomma, Cantone scrive al prefetto di Roma (che deve formalmente nominare il commissario) che tutta la prima linea – presidente e direttore – devono andare a casa. Peccato che, dopo l’arrivo del commissario, si produrranno due effetti concomitanti e paradossali: l’azzeramento degli organi societari che di fatto congela il potere decisionale delle imprese e il rafforzamento del potere contrattuale delle stesse imprese, le uniche in pratica che stanno realizzando il Mose e che dunque detengono le «chiavi» del lavoro. La torta non è fatta di briciole: parliamo di almeno settecento milioni di euro di lavori finanziati e da realizzare, altri 400 in arrivo dal Cipe. Fatti i conti, circa un miliardo di euro. E sullo sfondo tutta la partita, gigantesca, delle manutenzioni. Giusto domani si terranno quasi in contemporanea due riunioni: l’ultimo consiglio direttivo presieduto da Mauro Fabris e la riunione del Cipe che sblocca gli ultimi 400 milioni di euro. A Venezia il direttivo ha una tagliola sulla testa: entro il 15 novembre deve decidere se aderire o meno alla transazione con l’Agenzia delle Entrata per evasione fiscale. Pagando subito, se la può cavare con 27 milioni di euro. L’imprenditore Romeo Chiarotto, lucidissimo come sempre, commenta la durezza del giudizio di Cantone: «Sono rimasto molto sorpreso. Sapevo che Fabris aveva lavorato nel lontano passato per il Consorzio, poi si era dedicato alla politica e poi ancora svolgeva delle consulenze per l’ingegner Mazzacurati. Ma devo dire che negli ultimi quindici mesi Fabris ha svolto un ottimo lavoro, riuscendo ad ottenere risultati anche maggiori di quelli di Mazzacurati, senza usare i suoi metodi. Detto questo – aggiunge Chiarotto – il nostro datore di lavoro è lo Stato e dunque noi ci atteniamo alla situazione. Ma ora l’obiettivo è terminare l’opera, sarebbe un delitto fermarla ora. L’elemento di conoscenza del Mose, a questo punto, è l’ingegner Redi». Non la pensa così l’Autorità anticorruzione, che chiede una «discontinuità» anche nella struttura tecnica. Ma è evidente come chiunque arrivi in qualità di commissario si troverebbe a gestire una situazione esplosiva: un’opera da cinque miliardi completata al 90 per cento; un parterre di imprese che, fino all’epoca di Mazzacurati, aveva stabilito una sorta di pax economica ora saltata; delicate opere idrauliche da terminare che solo le imprese attualmente impegnate possono portare a termine, con lo sguardo alle future manutenzioni. Insomma, basta posare lo sguardo appena oltre l’orizzonte della prossima settimana – quando dovrebbe essere nominato il commissario del Consorzio Venezia Nuova – per intuire che il Mose sarà nei prossimi anni ancor di più nelle mani delle imprese che stanno realizzando le opere. E ciò vuol dire Mantovani, Fincosit, Condotte e cooperative rosse: insomma gli stessi protagonisti del sistema Mose, quelli che chiamavano Il Grande Capo Giovanni Mazzacurati. In una situazione così, dove le imprese adesso hanno il coltello dalla parte del manico, solo una persona di grande astuzia e capacità di relazione potrebbe cavarsela senza troppi danni. Insomma, ci vorrebbe un altro Piergiorgio Baita.

Daniele Ferrazza

 

CONSIGLIERI DEL CONSORZIO ALL’ARSENALE

Domani cda. Forse l’ultimo

VENEZIA Si riunisce domani all’Arsenale quello che potrebbe essere l’ultimo Cda nella storia trentennale del Consorzio Venezia Nuova. C’è da discutere della richiesta di commissariamento avanzata da Raffaele Cantone, il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, al prefetto di Roma, che potrebbe emettere il provvedimento entro qualche giorno. Ma anche di eventuali opposizioni legali, che qualcuno tra gli azionisti e le imprese aveva in animo di avanzare. Per la prima volta si applica a un consorzio concessionario la legge anticorruzione varata nel giugno scorso. Non nei confronti di un ramo di impresa, come successo alla Maltauro per le tangenti dell’Expo di Milano. Il primo atto di domattina potrebbe essere l’ufficializzazione delle dimissioni del presidente Mauro Fabris, che ha sostituito 15 mesi fa Giovanni Mazzacurati. Dopo la bufera e gli arresti il Cda è stato completamente rinnovato. Unici rappresentanti della vecchia guardia i titolari della Mantovani Giampaolo e Romeo Chiarotto (quest’ultimo per il consorzio Covela). C’è l’avvocato Leopoldo De medici per la società Condotte, Francesco Giorgio per la Fincosit, Salvatore Sampero per la Mazzi, Americo Giovarruscio per il Consorzio ItalVenezia, Devis Rizzo per la Coveco, l’avvocato Antonello Calabrese per i costruttori veneti della San Marco, Omar Degli Esposti per la Ccc, Giovanni Salmistrari per Grandi Resturi veneziani.

(a.v.)

 

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