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La legge “Sblocca Italia” consente al ministero di avviare le estrazioni petrolifere

Il governatore: «Un attentato a turismo e coste». E la Croazia esplora già i fondali

VENEZIA – La corsa ai giacimenti di petrolio e gas dell’Alto Adriatico innesca lo scontro tra il Governo e il Veneto mentre gli ambientalisti denunciano gli effetti rovinosi delle «esplorazioni» nei fondali già compiute dalla Croazia, lanciatissima nel progetto di sfruttamento delle nuove fonti energetiche.

Finora il veto regionale aveva bloccato l’avvio delle trivellazioni ma oggi la legge “Sblocca Italia” voluta dal premier Renzi assegna al ministero dello Sviluppo economico la competenza esclusiva sulle concessione marine offshore, estromettendo gli amministratori dal tavolo decisionale. Né il ministro Federica Guidi fa mistero di ritenere «strategico» l’accesso alla riserva di idrocarburi nelle acque internazionali, stimati in 2,8 miliardi di barili nel solo “spicchio” croato: «Dato che tutto il mondo lo fa, non capisco perché dovremmo precluderci la possibilità di utilizzare queste risorse», ha dichiarato.

«Il nostro “no” alle trivellazioni è sonoro e non negoziabile», afferma il governatore Luca Zaia «siamo pronti a fare le barricate, al fianco dei nostri operatori turistici e di tutti i veneti ai quali, nel nome del business della lobby della trivella, si rischia di far cedere la terra sotto i piedi, daremo battaglia senza quartiere in tutte le sedi possibili».

Perché tanta ostilità? «Gli studi in nostro possesso sono inequivocabili, le perforazioni di fronte alle nostre coste potrebbero provocare un catastrofico fenomeno di subsidenza. Vogliono mandare a fondo Venezia prima del tempo? Vogliono cancellare 120 km di spiagge che accolgono 32 milioni di turisti l’anno e portano 17 miliardi di fatturato? Devono solo provarci e capiranno una volta in più di che pasta sono fatti i veneti e la loro Regione».

L’obiezione: se l’Italia – una volta ancora – rimarrà al palo, a papparsi l’intero “tesoretto” petrolifero saranno i croati; che hanno suddiviso i fondali petroliferi in 29 lotti, ricevendo – la notizia è di queste ore – le offerte di sfruttamento da parte di sei colossi multinazionali. I contratti, secondo la stampa di Zagabria, saranno firmati entro il marzo prossimo…

«Se è così, tanto vale ammettere l’ennesima sconfitta di un Governo che sta gestendo il semestre di presidenza europea con il tasso di autorevolezza sotto zero. Renzi, se non ha avuto il coraggio di fronteggiare la Merkel, almeno abbia la dignità di alzare la voce con la Croazia e di lottare contro uno scempio ambientale che riguarda tutto l’Adriatico, non solo le nostre coste. Noi non molliamo, è in gioco anche l’interesse delle future generazioni».

Sulla stessa linea, il Consiglio regionale che ha approvato, all’unanimità, una mozione decisamente «No Triv».

Drastici gli ecologisti: «L’effetto combinato delle sostanze chimiche usate per oliare e raffreddare le trivelle che hanno sondato il fondale croato e il suono prodotto da queste ultime, quasi due volte superiore a quello di un jet alla massima velocità, hanno già provocato una morìa di tartarughe Caretta Caretta e di delfini nell’Alto Adriatico», è la segnalazione dell’ambientalista Andrea Zanoni, già europarlamentare del Pd «le analisi condotte all’università di Padova sui cetacei recuperati hanno evidenziato le devastazioni del loro apparato uditivo mentre nell’intestino delle tartarughe è stata rinvenuta la presenza di cloro e di altre sostanze anomale».

Filippo Tosatto

 

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