Segui @OpzioneZero Gli aggiornamenti principali anche su Facebook e Twitter. Clicca su "Mi piace" o "Segui".

Questo sito utilizza cookie di profilazione, propri o di terze parti per rendere migliore l'esperienza d'uso degli utenti. Continuando la navigazione acconsenti all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni cliccare qui

Sì del Cipe all’iter per l’ultimazione. Zaia: la messa in esercizio ritarda di un anno

Cda di Venezia Nuova: nervi tesi ma nessuna decisione sulla maxi multa del fisco

Roma ha sbloccato i fondi ma il Mose slitta al 2017

VENEZIA – Niente dimissioni. E decisioni strategiche rinviate a dopo il commissariamento. Compresa l’accettazione della multa sull’evasione fiscale accertata di 27 milioni di euro. Il colpo assestato dall’Anac, l’Autorità nazionale anticorruzione, e la richiesta del suo presidente Raffaele Cantone di affidare la gestione del Mose a un commissario, ha avuto sul Consorzio Venezia Nuova l’effetto di un potente anestetico.

A fine giornata, poi, è arrivata la notizia che il Cipe ha sbloccato gli ultimi finanziamenti necessari a completare l’opera, che però potrà funzionare solo da metà 2017. Dal canto suo il Consiglio direttivo presieduto da Mauro Fabris si è riunito ieri nella sede dell’Arsenale. Quattro ore di confronto serrato, non senza qualche accesa polemica. Il presidente Fabris a un certo punto se l’è presa con Romeo Chiarotto, rappresentante della Mantovani, la maggiore azionista del Consorzio.

L’anziano imprenditore, da un ventennio alla guida dell’impresa che fu presieduta da Piergiorgio Baita, pur elogiando Fabris per il suo anno di presidenza, ha detto: «Non sapevo dei rapporti tra Fabris e Mazzacurati, mi dispiace».

«Difficile», è sbottato Fabris, «che nessuno sapesse nulla». Alla base del commissariamento voluto da Cantone c’è la «mancanza di rottura rispetto al passato».

«Le nomine di Fabris e Redi al posto di Mazzacurati», scrive Cantone, «non hanno fatto venir meno i rischi di ulteriori condizionamenti illeciti». Alla pagina 17 della lettera si legge infine che il commissario («amministratore straordinario») dovrà garantire la «completa esecuzione della convenzione del 1991 e successivi atti aggiuntivi e attuativi. Contestualmente sospendendo i poteri di tutti gli altri organi sociali».

Significa che oltre al presidente e al direttore Redi se ne dovranno andare anche il Direttivo e dunque l’assemblea dei soci. Saranno coinvolte insomma anche le imprese, in una gestione che non si annuncia affatto semplice per i complessi vincoli che legano gli azionisti e il concessionario unico. Nella lunga riunione di ieri i rappresentanti delle imprese (Mantovani, ma anche Condotte, Fincosit, Mazzi e Consorzi) si sono resi conto che il commissariamento coinvolgerà in prima persona le aziende. E che un provvedimento così grave è stato preso da Cantone perché il sistema corruttivo ha evidententemente, pur se in maniere diverse, permeato tutta la struttura.

Il commissario dovrà ad esempio accantonare «utili di impresa» per pagare eventuali multe o danni per l’inchiesta ancora in corso. La nomina del commissario – con ogni probabilità un Avvocato dello Stato o un alto dirigente del ministero dei Lavori pubblici – dovrebbe essere comunicata dal prefetto di Roma entro la fine di novembre, forse anche prima. Intanto si dovrà garantire il «completamento dell’opera», come previsto dalla stessa legge anticorruzione del giugno scorso.

Ieri sera poi il Cipe ha ufficializzato i nuovi finanziamenti per le dighe mobili, sbloccando le procedure per il completamento del Mose. La messa in esercizio dell’opera, però, in ragione del «rallentamento dei flussi finanziari, slitta avanti di un anno, al 30 giugno 2017», come ieri sera ha riferito il governatore del Veneto Luca Zaia. Il Cipe ha comunque sbloccato 1,388 milioni di euro su base triennale per portare a compimento le dighe mobili.

Alberto Vitucci

 

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Copyrights © 2012-2015 by Opzione Zero

Per leggere la Privacy policy cliccare qui