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Il progetto presentato a Mestre dall’Assemblea sociale: «Comune e Ater lo sperimentino»

Quasi mille alloggi vuoti nel Comune, in parte perché gli enti non hanno soldi per ristrutturarli

Tra Venezia e Mestre ci sono tra le 800 e le mille case pubbliche sfitte e vuote, una buona fetta delle quali non può essere assegnata ai tanti in lista d’attesa perché cadono a pezzi. Ma poiché nessuno dei soggetti pubblici proprietari – Comune, Ater o Ipab – ha i soldi per metterle a posto, restano a marcire. Ecco perché i rappresentanti dell’Assemblea sociale per la casa (Asc) lanciano la loro proposta, presentata ieri al presidente della Municipalità di Mestre, Massimo Venturini.

«Prendiamo una parte di queste case vuote da anni e assegniamole a cooperative o gruppi di cittadini», è la sintesi pratica del progetto, «che si mettono insieme per ristrutturarle, partecipando ai lavori in prima persona, per poi abitarle».

Verrebbe da chiedersi come, dal momento che va da sé chi si rivolge al comune per un alloggio non ha i soldi per comprare, o sistemare una casa. Esperienze di altre città, a Roma come a Parigi, raccontano però che si può fare.

Partiamo da un esempio? Una appartamento di 48 metri quadrati al civico 6B Castello, occupato e ristrutturato dagli attivisti dell’Asc. «Il prezzo di mercato per la ristrutturazione era di 15 mila euro», spiega Giulio Grillo, tra gli estensori del progetto, «noi lo abbiamo sistemato con 2.335 euro». Possibile perché un gruppo di amici si è rimboccato le maniche. Insomma – per fare un esempio – se c’è da firmare la conformità di un sistema elettrico serve un elettricista professionista, ma se c’è da aiutarlo a passare un cavo ci pensano i neo-inquilini. «È stato sicuramente un risparmio molto alto», aggiunge Grillo, «possibile perché ci siamo mobilitati tutti, ma anche se non a questi livelli nell’ottica della cooperativa di inquilini si possono risparmiare molti soldi».

Un progetto per il recupero di appartamenti che va di pari passo con il recupero delle zone più degradate dei quartieri, quelle stesse zone dove molte famiglie si rifiutano ad andare abitare – come via del Bosco, a Marghera – perché le ritengono pericolose. È un’idea che va instradata e dovrà fare il suo percorso di confronto con le istituzioni, ma che quelli dell’Asc mettono già sul tavolo con una proposta di convenzione già abbozzata, da sottoporre a Comune e Ater. E che già non dispiace al presidente della Municipalità, che ieri si è confrontato con i membri dell’Assemblea dopo i tafferugli della settimana scorsa all’ingresso di Ca’ Farsetti, dove si sarebbe dovuto tenere un incontro per affrontare proprio il problema della residenza.

I dati recuperati dagli uffici tecnici e snocciolati da Venturini parlano di 11 mila case pubbliche in comune (5 mila del comune, 5 mila dell’Ater e mille delle Ipab), di cui quasi mille sfitte, 700 solo dell’Ater. A fronte di oltre 2 mila famiglie in lista d’attesa. Le case occupate – o perché abitate da inquilini che ne hanno perso la titolarità e quindi sono diventati abusivi o perché qualcuno ha buttato giù la porta – sono invece poco più di 200, 60 comunali, e 145 dell’Ater. Poco più di cinquanta quelle che cadevano a pezzi e sono state occupate dall’Assemblea sociale per la casa.

«Quel che chiediamo è l’attivazione di progetti sperimentali per l’auto-recupero degli alloggi», spiegano gli attivisti, «anche nelle zone più difficili, dove interventi di questo tipo possono fare da argine al degrado. Senza contare che progetti di ristrutturazione potrebbero coinvolgere nei progetti tanti professionisti, a partire dagli architetti, che oggi sono ai margini del mercato del lavoro». Il passo più difficile sarà riuscire a coinvolgere il comune – guidato dal commissario – e soprattutto l’Ater.

Francesco Furlan

 

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