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Eni e sindacati firmano il Protocollo per Porto Marghera insieme al ministro Guidi, Zaia e Zappalorto

Sulle ceneri del cracking saranno costruiti impianti senza uguali in Europa con tecnologie innovative

MARGHERA – Il Petrolchimico, nato oltre 50 anni fa ai bordi della laguna per la nascente industria del petrolio e dei suoi derivati di origine fossile, è stato ormai ridotto ai minimi termini. Ma da ieri – con la firma del Protocollo d’intesa di Porto Marghera tra Versalis spa (Eni), sindacati dei lavoratori chimici e istituzioni locali al ministero dello Sviluppo, presente il ministro Guidi – si può dire che ha imboccato con decisione la nuova e promettente strada della “chimica verde” che guarda alle nuove fonti energetiche rinnovabili e meno inquinanti, prodotte con tecnologie innovative. Paladina della rinascita del Petrolchimico veneziano finisce per essere l’Eni che, dopo la chiusura di una sfilza di cicli produttivi, dimostra di non voler abbandonare Porto Marghera. Tant’è che dall’anno scorso al posto della raffinazione del petrolio produce biodiesel. Ieri è arrivato il secondo passo sulla strada della nuova chimica verde. Un passo annunciato l’anno scorso dall’allora numero uno di Eni, Paolo Scaroni, e confermato dal nuovo amministratore delegato, Claudio Descalzi che al primo punto del suo piano industriale ha messo la chiusura della vecchia chimica del petrolio e del cloro, per puntare su nuove energie rinnovabili e produzioni sostenibili. Con la firma del Protocollo al ministero, Eni, attraverso la controllata Versalis spa, si impegna a costruire sulle ceneri dell’impianto del cracking dell’etilene, che verrà chiuso definitivamente, un nuovo polo tecnologico integrato di chimica da fonti rinnovabili, settore a maggiore valore aggiunto che presenta elevate prospettive di crescita e capace di garantire al sito una sostenibilità economica di lungo respiro. Realizzerà due nuovi impianti per la separazione e idrogenazione selettiva per la completa valorizzazione dei co-prodotti della “metatesi”, in partnership con la società americana Elevance che metterà a disposizione le sue nuove tecnologi per questo progetto veneziano, senza uguali in Europa. I nuovi impianti produrranno «specialty per applicazioni nelle perforazioni petrolifere, detergenti e i bio-lubrificanti» e conteranno su un investimento complessivo di circa 200 milioni di euro: avvio delle nuove produzioni in circa tre anni. L’accordo firmato ieri prevede che l’occupazione (430 posti di lavoro a regime, con 120 nuove assunzioni) sarà garantita «in coerenza con il nuovo assetto industriale; valorizzazione dei contributi delle attività imprenditoriali presenti sul territorio nell’ambito dell’indotto». La logistica dell’etilene verrà «consolidata per garantire il regolare approvvigionamento di feedstock e prodotti agli stabilimenti di Ferrara, Mantova e Ravenna e integrata per le attività connesse alle nuove produzioni». Dopo la firma del Protocollo i sindacalisti dei chimici di Cgil, Cisl, Uil hanno espresso la loro soddisfazione e ribadito di ritenere «fondamentale che ora ci debba essere una piena e positiva partecipazione delle istituzioni locali per il raggiungimento in tempi rapidi delle autorizzazioni necessarie al progetto che creare una nuova industrializzazione in un territorio che per anni ha vissuto solo chiusure di interi cicli produttivi». A sua volta Descalzi, ha detto che il Protocollo è un «passo fondamentale per il futuro di Porto Marghera nell’abito del sistema industriale Eni e dell’impegno per rilanciare le proprie attività industriali in Italia facendo leva su innovazione tecnologica e sostenibilità ambientale e salvaguardando l’occupazione».

Gianni Favarato

 

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