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Protesta massiccia a Dolo contro schede e riorganizzazione dei reparti

Mille in corteo per l’ospedale

Massiccia partecipazione alla manifestazione, assenti i sindaci del centrodestra

Chiesto lo stop alla riorganizzazione dei reparti e alle schede, Regione nel mirino

DOLO “La salute è un diritto di tutti. Salvare il nostro ospedale è un dovere”. Così recitava lo striscione che ha aperto la manifestazione di ieri mattina per la salvaguardia e il potenziamento dell’ospedale di Dolo. Al corteo hanno partecipato oltre mille persone: cittadini, rappresentanti politici, sindacali, di federazioni di categoria, comitati e associazioni. In testa, sindaci e amministratori dei Comuni della Riviera che però erano “solo” in sei (Dolo, Mira, Campolongo, Camponogara, Fossò e Stra), assenti Campagna Lupia, Fiesso, Pianiga e Vigonovo, amministrati dal centrodestra. Dal Foro Boario i manifestanti hanno percorso il centro intonando slogan in difesa dell’ospedale.

Lo Squero ha ospitato gli interventi. Walter Mescalchin del comitato “Bruno Marcato” ha criticato gli assenti. «Se qualche sindaco ha preferito non esserci, è lui che è di parte. Non siamo d’accordo con il sindaco Livieri perché le schede vanno modificate e non attuate, come pure va modificato l’atto aziendale. Non vogliamo la divisione netta tra area medica e area chirurgica, no a spostamenti di reparti a Mirano e no all’affidamento a privati dei posti letto delle strutture intermedie. Dolo e Mirano devono essere ospedali di rete per acuti».

Alessandro Campalto, presidente della conferenza dei sindaci della Riviera: «I sindaci non hanno mai condiviso il modello imposto dalla Regione per la nostra Asl. Un anno fa eravamo qui perché non condividevamo le schede, ora chiediamo di fermare un atto di riorganizzazione la cui reale fattibilità lascia molti dubbi». Arriva poi una frecciata alla Regione. «Dal 2009 c’è un programma di ammodernamento delle strutture ospedaliere per 40 milioni di euro. Sono passati cinque anni, ben venga che oggi qualcuno si sia mosso per richiedere queste risorse, ma dove è stato fino a questo momento? Chiediamo un impegno concreto della politica, come quello avuto per l’Asl 10».

Giacomo Piran

 

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