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Gazzettino – “Galan, corruzione provata e pena giusta”

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

18

nov

2014

MOSE – Intanto col ricorso in Cassazione l’ex governatore rinvia la confisca della villa e mantiene il posto in Parlamento

«Galan, ecco perché la pena è giusta»

I giudici: «Le accuse hanno trovato riscontri significativi, ma è incensurato e non è fuggito all’estero»

MOSE – Le motivazioni del patteggiamento di 2 anni e 10 mesi: «Sentenza congrua, è incensurato e non è fuggito all’estero»

«Galan, corruzione provata e pena giusta»

Il giudice Galasso: «Il governatore teneva nascosti alla moglie gli investimenti con soldi proventi da illeciti»

Sono adeguatamente provate le accuse di corruzione formulate nei confronti dell’ex Governatore della Regione Veneto, Giancarlo Galan. E, nonostante la gravità degli episodi contestati, la pena concordata tra accusa e difesa è congrua, valutata «l’incensuratezza dell’imputato e l’aver atteso in Italia l’autorizzazione della Camera dei Deputati, anziché riparare all’estero».

La presidente della sezione gup di Venezia, Giuliana Galasso, ha motivato così la sentenza di patteggiamento con la quale, lo scorso 16 ottobre, ha applicato due anni e 10 mesi di reclusione al deputato di Forza Italia, presidente della Commissione Cultura della Camera.

«Le accuse hanno trovato significativi riscontri in acquisizioni documentali (il conto aperto a San Marino) e, soprattutto nelle conversazioni intercettate a carico di Paolo Venuti che hanno confermato il suo ruolo non solo di commercialista ma anche di prestanome di Galan anche in alcuni investimenti finanziari di cui la moglie di quest’ultimo nulla doveva sapere – si legge nella sentenza – Pare giustificata la deduzione che doveva trattarsi di somme diverse da quelle legittimamente percepite, di cui certo la signora Galan era a conoscenza e non potevano essere investite a sua insaputa».

Nel riscostruire gli episodi di corruzione non prescritti (ovvero quelli successivi al luglio 2008) il giudice fa riferimento anche al memoriale difensivo depositato da Galan, sottolineando come l’ex Governatore «non riesce a trovare un solo motivo per cui Baita e Mazzacurati (rispettivamente presidenti di Mantovani e Consorzio Venezia Nuova, i suoi principali accusatori, ndr) debbano calunniarlo ed è comunque costretto ad ammettere di essersi intestato le quote delle società Adria Infrastrutture spa e Nordest media srl». Tali società erano quelli con cui Baita operava nel settore del project financing proponendo di realizzare opere di interesse pubblico per conto della Regione di cui Galan era presidente.

Prove solide, insomma, in presenza delle quali «non ricorrono le condizioni per un proscioglimento dell’imputato con formula ampia ai sensi dell’art 129 cpp…», scrive ancora il giudice Galasso. Su questo aspetto i difensori di Galan, gli avvocati Antonio Franchini e Niccolò Ghedini, hanno però già annunciato ricorso per Cassazione: un modo anche per ritardare il passaggio in giudicato della sentenza e dunque la sua esecuzione, con la perdita del posto in Parlamento sulla base della legge Severino e la confisca della lussuosa villa di Cinto Euganeo, per un valore di 2.6 milioni di euro.

Quanto alla congruità dei due anni e 10 mesi di reclusione, ritenuti da molti troppo pochi, la dottoressa Galasso scrive nella sentenza che «l’adeguatezza della pena va stimata non certo in base a quello che potrebbe essere il comune sentire, ma in relazione alle scelte legislative che, nel determinare il minimo e il massimo della pena edittale per ogni fattispecie criminosa, ha delimitato il campo in cui il giudice deve esercitare la propria discrezionalità».

Quanto alla confisca, si legge che i 2.6 milioni sono il controvalore «corrispondente al prezzo del reato, limitatamente ai fatti non prescritti».

 

In cinque mesi la triste caduta di un politico ricco e potente

La brutta storia giudiziaria di Giancarlo Galan è cominciata il 4 giugno scorso, quando venne effettuato il blitz con decine di arresti per le mazzette che ruotavano attorno al Consorzio Venezia Nuova. Per lui una serie di accuse di corruzione. L’ordinanza, con l’arresto in carcere, non venne eseguita perché serviva l’autorizzazione della Camera, di cui Galan è ancor oggi membro. La decisione però fu piuttosto rapida, nonostante una serie di ricoveri in ospedale avessero cercato di motivare una dilazione del provvedimento di arresto. Il 22 luglio, poche ore dopo il voto favorevole dell’aula di Montecitorio, l’ex presidente della giunta regionale del veneto fu portato nel carcere di opera dove è rimasto fino all’inizio di ottobre nella sezione sanitaria del carcere di massima sicurezza.
Galan si è sempre dichiarato innocente. Ma dopo quasi tre mesi di detenzioni ha preferito scendere a patti con la Procura e ha raggiunto un accordo. Pena detentiva e risarcimento del danno, per evitare di tornare in galera. Infatti, è ai domiciliari che sta scontando al pena.
Le mazzette contestate a Galan sono numerose. Una parte delle accuse sono però finite in prescrizione.

 

IL MAGISTRATO «Può restare ancora nella villa fino alla sentenza definitiva»

In attesa della confisca di villa Rodella, Giancarlo Galan «è autorizzato a domiciliare, con la sua famiglia, nell’immobile confiscato a condizione che paghi, quale corrispettivo per l’uso, tutte le spese correnti, ivi compresa la tassa sui rifiuti, nonché quelle necessarie per la manutenzione ordinaria e straordinaria dei fabbricati e dei terreni, con divieto di modificare lo stato dei luoghi». Lo scrive il gip nella sentenza di patteggiamento, ricordando che Galan avrà la possibilità, entro 90 giorni dal passaggio in giudicato, di tenere la villa se riuscirà a versare al Fondo Unico Giustizia, l’importo di 2.6 milioni di euro.

 

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