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L’associazione dei consiglieri regionali in carica ed ex scrive anche a Napolitano: bloccare i tagli alle “pensioni d’oro”

In futuro l’assegno verrà erogato solo a chi abbia compiuto i 65 anni e possa vantare un mandato consiliare di almeno un quinquennio

VENEZIA – Il più cospicuo (4.557,29 euro netti) è quello erogato al coneglianese Fabio Gava, 65 anni, che si è accomodato a Palazzo Ferro Fini dal 1995 al 2008, prima di trascorrere cinque anni a Montecitorio.

Il più striminzito (1.483,24) viene riconosciuto al veronese Angelo Pietro Fiorin, che fu vicepresidente dell’assemblea dal 2000 al 2005.

Sono 226 gli assegni vitalizi e di reversibilità erogati (dati 2013) dal Consiglio regionale del Veneto (eletto per la prima volta il 7-8 giugno 1970).

Per difendere i diritti acquisiti di questo “esercito” di pensionati della politica (da Francesco Adami a Flavio Zanonato, il cui assegno però è al momento sospeso, giacchè l’esponente Pd riceve l’indennità di europarlamentare) sono scesi in campo i vertici del Coordinamento nazionale di consiglieri ed ex consiglieri regionali e di ex deputati delle assemblee regionali, presieduto dal calabrese Stefano Arturo Priolo (vicepresidente è il padovano Aldo Bottin, che fu presidente della giunta veneta dal 1994 al 1995, immediatamente prima dell’inizio dell’era Galan).

Orbene, i rappresentanti degli ex consiglieri regionali (che in Italia sono all’incirca 3.200) hanno inviato una lettera al presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, Sergio Chiamparino, e al coordinatore della Conferenza dei presidenti delle assemblee legislative, Eros Brega. La missiva, per conoscenza, è stata inviata anche al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

Nel mirino degli ex consiglieri l’ordine del giorno “Linee guida sull’istituto dell’assegno vitalizio”, approvato il 10 ottobre dalla Conferenza dei presidenti delle assemblee legislative (tra i quali figura anche il presidente veneto Clodovaldo Ruffato).

Due i cardini del documento. In primis l’impegno a innalzare a 65 anni l’età per la corresponsione del vitalizio (con almeno cinque anni di mandato in Consiglio regionale). La norma verrebbe applicata anche a chi è cessato dalla carica mentre era vigente una legge che prevedeva requisiti anagrafici più favorevoli. Ancor più pesante è la decisione di tagliare i vitalizi, in base a una sorta di contributo di solidarietà del 6% per chi riceve fino a 1.500 lordi; del 9% per gli importi lordi compresi fra 1.501 e 3.500 euro; del 12% per gli importi compresi fra 3.501 e 6.000 euro; del 15% per gli importi superiori a 6.000 euro. Più tartassati (aliquote maggiorate del 40%) risulterebbero i beneficiari di un altro vitalizio erogato dal Parlamento Italiano o dal Parlamento Europeo.

Claudio Baccarin

 

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