Segui @OpzioneZero Gli aggiornamenti principali anche su Facebook e Twitter. Clicca su "Mi piace" o "Segui".

Questo sito utilizza cookie di profilazione, propri o di terze parti per rendere migliore l'esperienza d'uso degli utenti. Continuando la navigazione acconsenti all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni cliccare qui

L’AUTORITÀ VENEZIANA

Il porto offshore bisogna farlo «perché risponde alla non più procrastinabile esigenza del Porto di Venezia di sopravvivere alla messa in opera del sistema MoSE». L’Autorità portuale di Venezia (Apv) risponde così al capitano Giovanni Anci della Lega che giudica, invece, il terminal d’altura un fallimento e quindi uno spreco di soldi.

L’Apv conferma che la conca di Malamocco è troppo piccola ma spiega che è dovuto al fatto che «quando è stata progettata non prevedeva l’evoluzione verso il gigantismo delle navi commerciali».

L’opera, insomma, è necessaria per far vivere il porto commerciale veneziano, e i soldi che saranno investiti sono 2 miliardi e 100 milioni compresa anche la parte logistica di terraferma, e non oltre 3 miliardi come sostiene invece Anci. I 2 miliardi e 100 milioni sono il risultato della revisione del progetto effettuata dall’olandese Haskoning DHV che ha permesso di abbassare il prezzo del 25% (750 milioni di euro) rispetto al progetto originario di fattibilità realizzato dalla londinese Halcrow Ldt assieme alla Idroesse di Padova.

Il Consorzio Venezia Nuova, con Thetis e Mantovani, per conto del Magistrato alle Acque, insomma, è intervenuto solo nella progettazione della parte petrolifera, spiega ancora l’Autorità portuale, «mentre per la sezione container e, in seguito, per l’intero progetto, ci ha pensato il Porto. E spetterà ad Apv bandire le gare internazionali per la costruzione e gestione dei terminal e del “nastro trasportatore” che li connette». Il famoso nastro che, ribadisce l’Autorità, è la vera novità del progetto revisionato, in quanto «capace di eliminare i tempi morti nelle fasi di carico e scarico dei container, e nel loro trasferimento a terra».

E i petroli? Anci sostiene che, ormai, non ha più senso costruire un terminal in mare perché la Raffineria di Marghera è diventata bio e quella di Mantova, servita da Marghera, ha chiuso. «Un terminal petrolifero offshore (non fa differenza se dedicato al crudo da raffinare o al raffinato da miscelare) risponde a quanto previsto dalla legge 29 novembre 1984 n.798 che obbliga ad estromettere il traffico petrolifero dalla laguna».

(e.t.)

 

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Copyrights © 2012-2015 by Opzione Zero

Per leggere la Privacy policy cliccare qui